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    <title>Alexamenos</title>
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    <description>Strumenti per un&#039;evoluzione sostenibile contro la resistenza delle superstizioni organizzate</description>
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      <title>Alexamenos</title>
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 <title><![CDATA[Il mondo cristiano allo sfascio]]></title>
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<description><![CDATA[La civiltà umana all'apice del Kali-YugaDa tempo ormai non inserisco articoli di news nel mio sito, perché non riesco ad andare appresso al ritmo vertiginoso con cui ogni giorno ne sentiamo qualcuna nuova che dà molto da pensare. Dagli starnazzamenti dei soliti neocon a proposito dei "diritti di israele" (tacendo sugli "arrembaggi" impuniti ai danni di certune navi di soccorso...), alle sparate di Berlusconi sui "giudici garanti di spiare i cittadini perbene", a quelle di Ratzinger sulla Chiesa "vittima di se stessa", la scelta è vasta. Onde evitare d'impantanarsi, non rimarrebbe che illustrare un quadro globale, facendo il punto sommario della situazione.<br />
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Viviamo in un mondo inguardabilmente schifoso: la cosa più grave è che molti lo dicono, ma dato che "non si può fare nulla", tanto vale rassegnarsi e lasciare che le cose svolgano il loro corso. Certuni anelano al ritorno alla pietra focaia, ovvero alla distruzione della civiltà umana, per decrementare l'indice demografico (nell'Occidente, ingigantito dal crescite et multiplicamini voluto dalla Chiesa...) e poter ricominciare. In fondo, prima o poi accadrà perchè è scritto nei "libri sacri", e solo gli eletti (cioè loro stessi...) si salveranno: tanto vale sperare che la Fine giunga quanto prima. Costoro pretendono, infatti, che questi tempi siano il risultato dell'aver "dimenticato Dio": a parte l'assurdità di una simile pretesa (che si traduce con "l'uomo non obbedisce più alle cretinate che predichiamo, grazie alle quali ci versava laute decime senza fiatare"...), in realtà il declino attuale è dovuto al fatto che i "precetti divini" sono ormai andati a male: essendo stati escogitati per tenere a bada gli uomini del loro tempo, non possono più reggere la mutazione attuale, dovuta a fattori di progresso tecnologico ed alla comunicazione globale.<br />
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Quest’ultima ci ha resi capaci di confrontarci in real-time con persone di varia opinione da ogni parte del mondo, rendendoci parimenti scettici e accorti in quanto capaci di demistificare gli antichi raggiri religiosi, mentre il cellulare ed internet ci hanno resi rintracciabili ed atti a comunicare da ovunque, attingendo ad un bacino di informazioni sempre più vasto. Ma questo non è un progresso asintotico: una volta raggiunto un limite di categorie associative possibili (e sono ben poche, in relazione a quegli strumenti), ci si ferma, si ristagna. E allora iniziano i guai.<br />
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L'iper-tecnologia e l'allargamento della società globale ci hanno messi dinnanzi a un bivio d'Ercole. La seconda ha portato al nazionalismo ed al razzismo, per difendere "l'identità nazionale" (leggasi "regional-territoriale"...): e su questo non è necessario diffondersi, dato che è tutto ben visibile a chiunque (tranne forse ai nostalgici del Ventennio). D'altronde, la virulenza della situazione fa sì che, nella ricerca affannosa di un'identità che non abbiamo mai avuto dacchè Roma è caduta in mano al cristianesimo, ci si rifà a "modelli" stranieri, cercando di sentirsi italiani sulla base della loro negazione. La prima causa, invece, ha implicato tendenza al lassismo e all'ipocrisia: ciascuno di noi, coi nostri bravi cellulari e notebook, abbiamo ormai l'impressione di poter raggiungere chiunque ed avere tutto ciò che vogliamo in un batter d'occhio. Di converso, la gente ha smesso d'interagire in carne ed ossa (anche perchè ha paura a farlo, a sentire quanto capita in giro quotidianamente): cause come le malattie sociali e l'intrinseca povertà (dovuta alla virtualizzazione, che fa dimenticare il modo pragmatico d'ottenere le cose), arricchiscono il problema.<br />
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Si crede che la tecnologia sia arrivata a un punto eccelso: in realtà, ci si sta soltanto riciclando e fossilizzando sul gadget (anche per massimizzare i profitti con oggetti usa-e-getta e alla portata di tutti). Si punta sul telefonino per andare sul sicuro: perchè sforzarsi con oggetti veramente innovativi? L'i-pod e l'i-phone hanno creato torme di alienati che cadono nei tombini mentre fanno jogging; l'i-pad ci ha fatto perdere il piacere di toccare un libro di carta, con grande vantaggio per l'ecologia (sempre se ciò accadrà su larga scala...), ma svantaggio per la salute della vista e del cervello. I movimenti clonati, ripetitivi, robotici, accentuano la dipendenza dal gadget.<br />
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Insorgono pure specifiche patologie (tunnel carpali, scoliosi, malocclusioni, congiuntiviti, obesità, alzheimer, parkinson, dipendenza da terminale, epilessia), oltre ad una grave disalfabetizzazione dovuta all'abitudine di condensare gli scritti per adeguarsi alla velocità del dialogo in real-time, ed infine per disabitudine allo scrivere a mano (specie con l'avvento di microfoni e cam): errori ortografici e grammaticali persino in giornali famosi (cartacei e non), nascita di nuovi gerghi, insofferenza verso le correzioni (viste come "fascismo impositivo" da parte di "professorini"), individualismo, ribellione.<br />
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Di parallelo, a proposito di errori ortografici, la predilezione per l'immagine e il suono rispetto allo scritto (che lasciava spazio all'immaginazione creativa), nonché la diseducazione e l'insofferenza verso l'ordine, ingenerano volgarità e massificazione. I media non aiutano: anzi, rincarano la dose. L'aver "reviscerato" la TV tramite l'immissione di elementi popolari (nel senso di “tratti dal popolo”) non ha certo giovato alla qualità dell'informazione. Il popolo è immediato, sanguigno, volgare: il compito della TV e dei media in genere dovrebbe essere quello di de-volgarizzare, educare, informare. E allora eccoti la massaia grassoccia che schiamazza nel talk show, l'anoressica cadaverica si spaccia da vamp in chat, o ragazzini autoconvinti, drogati da eroi digitali e pseudoscienze, che  spadroneggiano e svillaneggiano da dietro un pc, confidando nell'impunibilità dell'anonimato e della minore età... Se la gente crede che questo sia il progresso, allora ha perso il senso della fantasia: in verità, ci si sta stereotipizzando e atrofizzando. Siamo diventati tanti "i-diot".<br />
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La maleducazione giova all'incentivazione del caos, che ha una sua origine ben individuata: è figlio di un Sistema-Italia ben consolidato, che ha la sua sorgente d'imprinting nella mentalità informata alla "tradizione". Gli unici interessati a fomentarlo, sono coloro i quali traggono interesse dalla confusione, di modo da sviare l'attenzione della gente verso altre esche. Ad esempio, chi possiede delle TV private, può benissimo ammannire sistematicamente al beota telelobotomizzato donnine scosciate e risse televisive, col pretesto di "rompere con l'ipocrisia borghese" (dei servizi statali, beninteso...): agli inizi quest'agenda potrà pur risultare placita e ben accolta, ma alla lunga potrà causare soltanto un'implosione.<br />
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Nella graduale escalation di populismo mediatico avvenuta nell'arco di questi vent'anni, il turpiloquio è diventato prima simbolo di individual-chic, poi di aderenza al popolo, ed infine qualcosa all'ordine del giorno: anzi, se non ti scappa di bocca un "cazzo" di tanto in tanto, sei "out". L'intellettuale compìto, pulito, serio, in una società invertita come quella attuale, non trova luogo, "non è credibile": deve dire qualche luridata ogni tanto, senò "è lontano della gente". Ecco dunque che opinionisti laidi e beceri insultano aspramente l'avversario, inventando ardite menzogne per prevalere a tutti i costi, mentre spettacoli diseducativi e lobotomizzanti sono imposti ad audiences d'età indiscriminata. E allora ecco nani e ballerine ipocriti e ignoranti, emettere striduli panegirici riciclando sempre i soliti aggettivi ("fantastico", "straordinario", "eccezionale"), zompettando qua e là sullo sfondo di programmi inguardabili, voluti da dirigenti di dubbio costume ma comunque pii. Psichiatri con la croce al collo (anche la sveglia...) fanno spudorata apologia religiosa, inveendo contro l'ateo "ignorante come una capra", senza pensare un solo istante di stare a difendere divinità onnipotenti, invisibili e suicide (come dire, medice cura te ipsum...).<br />
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Nel tentativo d'essere originali, si scade nello snobismo al limite del ridicolo, con conseguente accentuazione dell'interesse per il particolare, perdendo così di vista il quadro generale (un assetto che, ridotto in termini psicologici, implica connotazioni patologiche). Il manierismo sistematico logora: il populismo eccessivo diseduca e fa ristagnare l'inventiva. Ecco dunque bambini a cui fanno cantare, con voce sforzata e atteggiamento ridicolmente blasè, canzoni di quarant'anni prima (al pari dello stile inguardabile dei loro vestiti...), per la gioia di genitori beoti che applaudono estasiati. Ecco delle belle serate all'aperto ad esaltazione del santo di turno (oggi ad es. va di moda p. Pio), con corredo di cantanti, attori e testimoni eccelsi. Di converso, i programmi educativi vengono ridotti a pochissime uscite e spostati in orari proibitivi, oppure in giorni pressoché vuoti (ad es. il sabato sera).<br />
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L'insicurezza sessuale, la sazietà della pigrizia tecnologica, il livore e la rabbia per la povertà diffusa, l'individualismo (siamo solo noi e il ns cellulare) e lo snobismo digrignante contro il prossimo, alfine sfociano nel compiacimento per il macabro, il terrifico, il kitsch, il "misterioso", il cattivo gusto, il paradossale al limite del ridicolo e del grottesco: il tutto anche come risposta ai problemi ed alla mancanza di capacità d'innovazione reale (quindi riciclaggio). Programmi e sceneggiati su autopsie ed interventi chirurgici; telefilm a pranzo e a cena su gente "capace di vedere i fantasmi"; cadaveri e scene raccapriccianti nei TG all'ora di pranzo o cena (forse si tratta di "inserti subliminali" per promuovere "inconsciamente" la cremazione?); format a dir poco inguardabili come Misteri e Voyager; notizie efferate date in pasto al pubblico con compiacimento per i dettagli rivoltanti... La rassegnazione e l'impotenza fanno sì che, quasi per un mea culpa nei confronti del marcio che caratterizza l'intera società, dei mostri diventano degli eroi da emulare e adorare: ragazzini imbecilli e vuoti (ma anche "grandicelli") osannano efferati criminali, vampiri ed altre robe analoghe.<br />
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Parrebbe come se qualcuno desiderasse deliberatamente instupidire, impaurire, incattivire e far regredire la gente con palinsesti disinformativi e aberranti: fame più disinformazione significano un cittadino disinteressato delle tresche politiche, e che di converso sceglierà il politicante distinto, benvestito, ricco, rassicurante, da imitare per la sua "brillantezza" (leggasi "furberia"). Nel tentativo disperato di salvarsi per le loro malefatte, politicanti pluri-inquisiti e pregiudicati hanno inaugurato la forma mentis del manicheismo acritico, del cadimpiedismo a tutti i costi, del "mi faccia parlare e si vergogni" ripetuto come un mantra ipnotico: da un lato inneggiano alla Costituzione, dall'altro tentano di modificarla per camuffare qualche loro vizio privato.<br />
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Non si è più nè di Destra nè di Sinistra: si è soltanto per se stessi. Legulei impeccabili in pubblico e corrotti in privato, tentano d'imporsi come tribuni della plebe vaticinando dal finestrino del loro SUV (rifornito di carburante statale...), ripetendo sempre le stesse cose: "gli italiani non si fanno prendere in giro", "gli italiani devono sapere"... Gli "italiani", si badi: non si dice più "il cittadino".<br />
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La loro politica si riduce tutta a slogan collaudati: "si vergogni!", "vada a lavorare!" ed altre esclamazioni del genere, tipiche di periodi in cui il regresso cultural-ideologico ha raggiunto i suoi massimi, giungendo per disperazioni persino all'infantilismo. Il populista punta sul sicuro per captatio populi: ci si ricicla sulle vittime della mafia (divenuti grottescamente protagonisti di fumetti e cartoni animati), oppure sulla violenza alle donne, la shoà, le foibe... Un continuo, costante penitenzialismo martellante pervade una Nazione sempre più allo sbando e carica di disoccupati, mentre dall’alto riecheggia un petroliniano “ma cos’è questa crisi?”.<br />
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La tecnologizzazione e l'inclusività coartata del mercato produttivo (dipendente dalla tecnologia: che da un lato ha facilitato la produzione, ma dall'altro ha implicato inflazione produttiva ed meccanizzazione del lavoratore) snervano il lavoratore, riducendolo un ingranaggio incapace di fare altro: le crisi aggravano il problema, aggiungendoci il rifiuto di crearsi nuove attività produttive (anche in proprio) quando le fabbriche chiudono. Incitati da potenti ipocriti, che ottengono qualsiasi cosa con menzogna e crimine, i meno inclini alla fatica si adattano ai "nuovi tempi": i nuovi modelli cui aspirare diventano politici, calciatori e veline. L'Italia pare esser diventata un paese ridicolo, come ha detto Cannavaro (che però non è stato sollevato dal ruolo di capitano della più disastrosa spedizione azzurra di tutti i tempi): sicuramente Dubai e le sue belle leggine su cosa si può o non si può fare, gli piaceranno di più!<br />
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Già: potevamo dimenticare il calcio? Una "religione" di energumeni pronti a tutto: anche ad ammazzare per la propria "fede". Foraggiati da plutocrati incoscienti, cge bruciano milioni di euro per formare squadre di calcio "italiane" solo di nome, mentre c'è gente che tira a campare (male) con 400 euro al mese. Ma questo non importa: basta che esista questo "ammortizzatore".<br />
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La mancanza di lavoro (ed anche il mito del "posto sicuro", incentivato dalla paura di sporcarsi le mani: non sia mai!) ha creato fenomeni impensabili: figli che rimangono a carico dei genitori fin oltre i 40 anni, e poi ci si meraviglia se accadono tragedie familiari... incentivate dall'emulazione delle notizie date con dettagli che impressionano la gente, la cui psiche comune è già debilitata e disorientata da gravose esternalità. La velleità di fare "i signori", l'adagiarsi nelle mollezze, la ricerca dei lussi, ha fatto sì che si importino "braccianti" esterni per fare lavori che nessun "autoctono" vuol più fare, in quanto "degradanti" (leggasi "produttivi"): così è in tutti i campi, da quelli agricoli a quelli di calcio. Abbiamo milioni di laureati abbacinati da un "salto di qualità", che non possono certo finire per accontentarsi di un lavoro manuale, dopo anni di "studio": non si studia più per passione o scoprire qualcosa, bensì nella prospettiva di facili guadagni col minimo sforzo. In compenso, diamo lauree ad honorem a saltimbanchi ed altri perfetti ignoranti, mentre cervelli sopraffini sono costretti ad emigrare all'estero, perchè in Italia si tagliano i fondi alla ricerca, ma non stipendi e benefici ai parlamentari.<br />
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Cosa vieppiù grave, la dipendenza dalla "super-tecnologia" (apparente) implica il credere che tutto possa essere fatto senza muovere un dito; nell'èra del virtuale, i bambini credono veramente che i succhi di frutta nascano già nei tetrapack, cannuccia inclusa. Nessuno vuole più lavorare la campagna (ci si sporca!), e si arriva persino ad inventare una "stampante per stampare il cibo", con la quale (così disse un "esperto") magari si potranno risolvere "i problemi del terzo mondo"! Il pane non lo mangia più nessuno: spot inguardabili e ipocriti pubblicizzano "merendine per saziare il vostro bambino nutrendolo", o che invitano a fare comprare "la cremina coi biscottini" per "fare l’amore col sapore". Nel frattempo, accaparratisi i vostri recapiti domiciliari "col vostro consenso", odiosi centralinisti con la R moscia vi bombardano quotidianamente per farvi passare col "nuovo gestore", e se non accettate vi riempiono di improperi.<br />
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Com'è tipico dei periodi decadenti, si respira un'aria che richiama il periodo nazi-fascista. Si anela al "rigore" per raddrizzare la barca: si dimentica la storia, si inneggia al revival, a "vendette storiche", alla "purezza"... regolarmente trasgredita, dato che le nostre donne sposano volentieri stranieri (a caccia di cittadinanza... in un inesistente paese di Bengodi!) a cagione del "fascino dell'esotico".<br />
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Italiani disconoscono italiani: inneggiare a separazione, secessione, odio etnico e vagheggiamento all'Italia dei Comuni, più facilmente controllabile dai plutocrati che si spacciano per politici. Si riapre la caccia al "diverso", "untore" di "decadenza" della "maschilità"; e caccia anche allo straniero, "venuto qui per rubarci lavoro e donne" (!), come sentìi dire ad un imbecille nazionalista rimasto ai tempi dell'Amba Alagi. In realtà, è il lassismo di un'Italia per altri versi permissiva fino agli eccessi, a far sì che lo straniero non rispetti il suolo che lo ospita. L'accettazione e la cognizione di altre culture oltre la nostra locale, ha implicato perdita d'identità nazionale.<br />
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Una strana frenesia, egoismo, malumore, diffidenza, pervadono l'uomo, sempre più idiotes, cioè "solo per se stesso", alienato da un contesto in cui esiste soltanto per il proprio tornaconto: gli altri esistono soltanto per fregarli, deriderli, criticarli. Non hai l'ultimo telefonino? Non hai la fuoriserie? Perdente! Ma come puoi fare senza!? Tutto ciò porta, inoltre, ad una staticizzazione ed all'eccesso della valorizzazione dell'apparenza, del fatuo. La miseria, l’insicurezza e la vuotezza interiore si corporificano nella ricerca del monumentale, del glamour, del feticistico e dell’inutilmente dispendioso: il SUV ha comportato la revanche del supercafone parvenu e prevaricatore, che ruba il posto a quattro utilitarie ed inquina per dieci con estrema nonchalance.<br />
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L'insicurezza sessuale (che a mio parere è stato il fattore scatenante del cambio epocale) ha implicato un intimidimento del maschio e un'accentuata aggressività della femmina, con conseguenze catastrofiche sia per i ruoli sessuali (vedi la concomitante rivalutazione dell'omosessualità e del travestitismo, fino a giungere agli estremi del "cambio di sesso") che per i valori reali: il matrimonio diventa uno stereotipo (ci si sposa e si fanno figli "perchè si deve", senò "non si è normali"), i tradimenti si moltiplicano, al pari dei comportamenti promiscui e licenziosi, sin da giovanissima età. La tecnologia ha modificato anche l'approccio sessuale ed il costume sociale: lungi dall'unire le persone, i "social network" alla lunga amplificano insicurezza, ipocrisia, illusione e solitudine.<br />
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Il sessualmente deviato, incentivato dalla "tolleranza" (che deve esserci: senò “non siamo moderni”...), ora esce allo scoperto a valanga: anzi, i casi aumentano, dato che le inclinazioni ormai vengono assecondate, e la legge da man forte alla loro causa. Se dai del frocio a qualcuno "per offenderlo", rischi la galera. Se invece gli dici "rottinculo", più probabilmente la passi liscia: è una mera questione “semantica”... In fondo, lo stato della giustizia è allarmante. Ad esempio, se maltratti un cane, finisci in galera: se sei straniero e maltratti tua moglie, vieni assolto, perchè il tuo "codice etnico" ammette di maltrattarla. E non è finita: oggi rischi la galera persino se mostri il dito medio! Allora è proprio vero: come diceva quel grande, "più sono le leggi, maggiore è la corruzione"...<br />
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Oggi l'omosessualità è definita "cosa normale". Dal punto di vista sentimentale, magari è "normale" che accada, come compensazione di qualche trauma infantile: dal punto di vista fisiologico, è ritenuta chiaramente qualcosa di anormale sin da quando esiste il genere umano. Viceversa, non esisterebbero due sessi, mi pare. Ciò non toglie comunque che si debba pensare di pestarli mandarli come minimo al confino perchè sarebbero un"'offesa a Dio": quello sesso dio che, evidentemente, non parrebe offeso d'averli voluti così...<br />
La cosa più assurda è che a propugnarne la "normalità" siano soprattutto le donne; probabilmente data la natura leggera che le caratterizza. Invidia penis? Sono strane, queste donne che da un lato si lamentano della mancanza di "uomini veri", e dall'altro difendono la "libertà d'essere gay" (!): anche questo è un segno di tempi in cui la permissività manieristica sfocia nel licenzioso e nel paradosso. La donna, rassegnata dall'endemico rinfroscimento del maschio (e in un certo senso godendone, dopo millenni di servitù e umiliazioni), si adatta a questa “trasformazione”: ecco che assume posizioni di comando, prende ciò che vuole e si arroga la "virilità" che l’uomo non riesce più ad ostentare. Coadiuvate da un assurdo, melenso battage pubblicitario, che tenta di far leva sul senso di "cooconing" tipico di epoche incerte, queste subspecie di virago amplificano all'estenuazione il concetto dell'amore, del sentimento, del matrimonio, dei figli, giungendo così allo snervamento ed alla saturazione del maschio, fagocitato da un eccesso di mollezze non richieste.<br />
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L'inversione dei ruoli comporta anche quella dell'apparenza: tredicenni che sembrano ventenni, cinquantenni che sembrano ventenni:. Ne consegue che non puoi muoverti di un passo, che rischi la galera per "pedofilia", o di finire a letto con qualche vecchiarda stuccata da teenager, ma con le ragnatele dove non batte il Sole. Intendiamoci: la pedofilia, così come la molestia sessuale, è una piaga atavica, tanto quanto atavica è l'omosessualità. Il problema sono gli eccessi di informazione spinta, che accentua i crimini.<br />
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Anche il costume, la moda, 'atteggiarsi, sono talmente deviati, che tutto quanto era buono e retto vent'anni fa, oggi è cattivo e pervertito, e viceversa. Complice un revival anni '70 (non certo caratterizzato da linee sobrie e virili...), stilisti talmente checche che avrebbero fatto crescere la barba a Marilyn Monroe (e purtroppo, anche più vergognosamente ricchi...) fanno andare in giro un uomo da far schifo persino al Pupetto Montmartre di Totò a colori! Ora l'"uomo" (chiamiamolo così...) ha "scoperto il piacere di curarsi fisicamente": la quale locuzione, tradotta dall'ipocritese, significa ritoccarsi le sopracciglia ("virilmente", però...), cospargersi di creme e ricoprirsi di tatuaggi da far vomitare persino un galeotto.<br />
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Sicuramente siamo nell'èra del "si salvi chi può": è un periodo nervoso, la gente ha poco tempo, che passa a caccia di soldi e a "divertirsi", preferibilmente con cretinate come droghe, videogiochi, suonerie... Se non fossi un cartesiano, direi che gli influssi di Plutone e Nettuno si stiano facendo sentire!<br />
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Seriamente parlando, non è ritornando al passato e riproponendo "valori tradizionali" come l'icona di Dio, che si fermerà la distruzione dovuta agli eccessi di tecnologia e comunicazione, coadiuvata dall'attività di rapina da parte di potenti che non hanno mai fatto segreto d'essere buoni cristiani; la fine del mondo non è voluta da Dio, ma dall’uomo che ha creduto in esso. D'altronde, la Chiesa non s'è mai opposta al disboscamento spinto, ai disastri ecologici, alle stragi di animali in estinzione, allo sfruttamento delle risorse: anche perché “è noto” che la Terra sia stata messa al servizio dell'uomo per volere di Dio (leggasi "si tratta di attività che giovano alle corporation, di cui siamo azionisti per vie più o meno traverse"...).<br />
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In sostanza, si è persa l'umanità, la capacità di capire che veniamo dalla terra, nel senso di humus: s'è persa l'umiltà (dal latino humilis). Tutto ciò ha comportato, di parallelo, una corsa all'iper-consumismo, con conseguente disprezzo della natura, delle sue risorse e del pianeta stesso. Tutti questi problemi si risolvono con la consapevolezza del fatto che sono stati causati dagli eccessi, e che occorre convivere con ciò che non è possibile distruggere, senza però adattarsi ad esso nè farsi distruggere da esso.<br />
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Nel frattempo, magari i più faciloni si sorbiscano quest'ovetto fresco fresco di giornata, come "promemoria" del Kali Yuga venturo.]]></description>
 <category>Notiziario</category>
<comments>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=263</comments>
 <pubDate>Fri, 18 Jun 2010 02:28:32 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Horus di Nazareth e Giovanni di Gamala ]]></title>
 <link>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=262</link>
<description><![CDATA[Da Cascioli ad Acharya S, lo stato della disinformazione "atea" popolaresca in ItaliaLo stato dell'ateismo italiano versa da tempo in brutte acque: non tutto, ma diciamo per un buon 80%, a voler essere "pignoli". Ho conosciuto molti atei finora, e amaramente devo ammettere in tutta onestà che in genere i credenti abbiano ragione, quando affermano che l'opposizione atea faccia pena non solo dal punto di vista argomentativo e di rispetto del dialogo: è vero, li capisco e me ne dolgo moltissimo. <strong>Si è persa la morigeratezza l'educazione, l'etica dello scontro polemico ed il rispetto per l'avversario</strong>: oggi l'importante è prevalere a tutti i costi, anche scorrettamente, <strong>adeguandosi così all'apologetica religiosa di più basso profilo</strong>. Per questo motivo non mi sento un ateo nel senso italiano dell'intendere il termine: anzi, mi dissocio da questo genere di ateismo becero e  pedestre, che genera solo divisione, contrasto e discredito. C'è gran  differenza tra l'essere decisi e l'essere gratuitamente volgari.<br />
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Questa pochezza sarà sicuramente figlia della volgarissima epoca attuale, i cui unici valori sono ormai il calcio e il cellulare; ma dall'altro lato ci si attenderebbe qualcosa in più, da chi etichetta come menzogne le "dottrine" della Chiesa. Ci sono sicuramente delle eccezioni, ma di norma c'è molta disinformazione, sottocultura e pressappochismo, ottima pastura per certi loschi figuri il cui vero scopo è quello di lucrare sulla caciara contro la Chiesa: culturalmente parlando, la situazione non è migliore, a cagione dei modelli dai quali gli atei (certuni di loro) traggono esempio e convalida.<br />
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Circa un mese fa è venuto a mancare Luigi Cascioli, una perdita sia come combattente per la verità che dal punto di vista personale: nonostante io non abbia mai concordato con il nocciolo della sua tesi (cosa nota ed accettata a lui e a chi ne è a parte), lui non ha mai avuto nulla da ridire in merito, dato che fra noi c'è sempre stata comunque amicizia dilà dalle divergenze teoriche, diversamente da quanto è accaduto con altri che discordano dalle mie teorie (e ciò non certo per iniziativa mia). Credo d'esser sempre stato capace di separare la persona dalle cose che propugna.<br />
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Orbene, molti mi hanno chiesto tante volte quale fosse la mia opinione in proposito; in parte l'ho espressa nelle risposte email, ma mi sono sempre riservato di non esagerare, poichè non è mia abitudine inimicarmi persone che, dettagli teorici a parte, in fondo condividono il mio stesso fine, ossia la battaglia contro l'inganno della Chiesa. Evidentemente, però, per certuni di loro non vale il contrario, dal momento che posso dire con certezza d'essere stato boicottato e criticato più o meno "dietro le quinte" da parecchi sedicenti atei sin troppo aderenti a teorie filo-cascioliane.<br />
Non amo parlare di chi non c'è più, nè dare l'impressione di farlo comodamente in certe circostanze: ma dal momento che in questi ultimi giorni il caso ha voluto che io ricevessi alcune lettere, nelle quali si affermava che rispetto "ad altri" io sarei "in errore", credo che sia giunto il momento di fare alcune precisazioni. Non me ne voglia Luigi: la mia stima nei suoi confronti come uomo e come persona non è mai venuta nè mai verrà meno (e lo sanno tutti), ma la mia risposta è piuttosto rivolta a chi, invece, continua a seguire certe teorie abbastanza infondate ed imprecise, facendosene un'egida di "prova" contro il cristianesimo per tornacontismo o mero fanatismo incolto.<br />
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Criticare il mio libro ed il mio sito è molto semplice, dato che non sono facilmente fruibili per chi possiede una formazione tale da doversi adeguare soltanto a moduli espressivi e contenuti più elementari: per meglio dire, pur essendo opere "decise", non sono apprezzabili da chi ama leggere parolacce e bestemmie un rigo si e uno no. Molti (evidentemente adeguati alla tristissima media culturale odierna...) li hanno criticati per la loro "difficoltà": francamente, se non sono riuscito ad essere più "semplice", la colpa è anche dell'argomento, a scanso d'equivoci. La tesi ed il modello espressivo di Luigi sono, invece, molto elementari: anzi, fanno presa proprio per questo motivo. La gente desidera cose "immediate", "semplici", "certe": come dire dire che "X è stato sotituito a Y".<br />
Il "nocciolo" di cui parlavo converge appunto sull'affermazione che "Gesù di Nazareth" celi in realtà un tal "Giovanni di Gamala", personaggio che Cascioli non ha ricavato da qualche documento esterno, bensì da un raffronto evangelico sulla scia di una "tecnica" che potremmo definire "per esclusione". Secondo Luigi, infatti, questo "Giovanni" si ricavava "inconfutabilmente" da un passo in cui sono listati cinque dei "fratelli di Gesù": quello che "manca" era (secondo lui) chiamato "Giovanni"; e dato che il caporione zelota di quel periodo storico era Giuda il Galileo (ovvero "di Gamala"), ecco che quest'ultimo diventava il padre dei protagonisti evangelici.<br />
Orbene, sono concorde che Giuda il Galileo fosse l'origine di pressochè tutti i personaggi legati allo zelotismo dall'epoca neroniana fin oltre Adriano, e che fosse quasi sicuramente connesso direttamente a "Gesù di Nazareth" e familiari; ma non posso certo accettare che quest'ultimo fosse un tal "Giovanni da Gamala", e questo per almeno tre ordini di motivi.<br />
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<strong>In primis</strong>, sarebbe stato più opportuno notare che questi "fratelli" sembrino piuttosto un mero remake nominale dei figli di Mattia (o Matteo, ovvero Mattatia) Maccabeo, simbolo epico della lotta armata ebraica: da cui, chi li immise nei vangeli lo fece per includerli come <em>simbolismo</em>, non certo per parlare di personaggi storici noti con quei nomi in quel periodo.<br />
I<strong>n secondo luogo</strong>, <em>non </em>possiamo identificare "Gesù di Nazareth" con <em>uno ed un solo </em>"alias", perchè egli stesso è null'altro che la convergenza di un gran numero di briganti guerriglieri chiamati tutti Gesù, ciascuno dei quali protagonista di un episodio che riscontriamo quasi pedissequamente nei vangeli: infatti, in ambito guerrigliero questo parrebbe essere piuttosto un nome simbolico. Cascioli ed epigoni, che hanno sempre affermato d'aver letto l'immane produzione letteraria di Giuseppe Flavio, stranamente <em>ignorano del tutto</em> questi dettagli; anzi, alcuni di loro hanno fatto deliberatamente orecchie da mercante verso le mie segnalazioni, forse onde evitarsi l'enorme fatica di revisionare una teoria ormai molto popolarizzata. Ma siccome il sottoscritto è lontano dai "circoli cascioliani" (e soprattutto dal momento che ho ragione), la sua voce non vale.<br />
<strong>Infine</strong>, checchè ne dicano i suoi accoliti, è probabilissimo (<strong>e lui stesso non me l'ha mai smentito, quando ne abbiamo discusso</strong>) che Cascioli sarebbe stato indotto a "trovare" "Giovanni di Gamala" dal famoso libro di Henty; per cui, egli non avrebbe certo operato in maniera asettica nel formulare la sua teoria.<br />
<br />
A parte questo, molte sue fonti lasciano il tempo che trovano, in quanto datate ed imprecise; sono prevalentemente ottocentesche e di inizio '900, a riprova del fatto che Cascioli non abbia analizzato i documenti diretti (e non dico i vangeli, ma tutta la letteratura successiva, e soprattutto gli storici: Giuseppe Flavio in primo luogo), ma si sia fidato completamente di quel che hanno scritto le terze parti. Per carità: non si può pretendere in tutto d'avere fonti di prima mano; ma è opportuno quantomeno ridurre gli errori.<br />
<br />
Avrei tanti altri dettagli preoccupanti da sottolineare in merito alla tesi di Cascioli, ma mi fermo qua. Aggiungerò soltanto che la "massa" l'ha abbracciata semplicemente perchè l'artificiosità del procedimento dei "cinque figli" innesca "stupore" nel lettore, che pertanto sarà portato automaticamente e ritenere plausibile tutto il resto della tesi, senza curarsi da quali documenti nè con quali procedimenti sia stata formulata. Individuare un sostituto con certezza per "nome e cognome" fornisce sicurezza al lettore, sicchè egli non si chiederà nulla sui "dettagli di contorno": accetterà l'output, non il modo in cui si è pervenuti ad esso. Anzi, più l'output sarà eclatante e "preciso" ("nome e cognome"), più aderirai.<br />
Purtroppo, la tesi di Cascioli, indipendentemente dall'improponibilità di credere in un Gesù del tutto mitico, non può permettersi il lusso di definirsi "inconfutabile": e me ne rammarico, poichè se a suo tempo avesse accettato il mio consiglio di rivedere le cose con più serenità, si sarebbe risparmiato un inutile e sfortunato processo contro i mulini a vento, e soprattutto d'inizializzare un filone disgraziato per la credibilità della ricerca atea sulla vicenda evangelica. Ma è anche ovvio che, una volta sfondata una porta, non potrai più tornare indietro a richiuderla: rischieresti di rimanere con una pila invenduta di libri stampati <em>en avant</em> e di deludere chi vede in te un salvatore, ovvero "il più grande cristologo del mondo", come l'hanno ribattezzato certi ipocriti che gli hanno cucito il bordone, prima d'abbandonarlo al suo destino come uno straccio vecchio.<br />
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Malauguratamente, l'umiltà non è una qualità di quest'epoca invertita, dove chi ha ragione è vilipeso e chi ha torto è osannato: tutti abbiamo una "tesi eclatante", tutti siamo "quelli giusti", tutti vogliamo stare sotto la "spotlight". E chi dice la verità, di questi tempi, in questo paese, <strong>non riceve alcun sèguito</strong>.<br />
L'output di Luigi, malgrado la sua sincera immediatezza, purtroppo è stato cannibalizzato dal pressappochismo, dalla faciloneria, dall'insipienza e dall'ignorante volgarità dell'audience di oggi, la cui "cultura" vegeta tra epifenomeni internettiani, pseudoscienze, presunzione e turpiloquio: in sostanza, già che ci siamo, è lo stesso "pubblico" che crede ancora in "cose" (non so nemmeno come definirle) come i vari Zeitgeist e "documentari" pseudo-storici che i disinformati associano spesso al Cascioli in una specie di "diarcato".<br />
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Zeitgeist è un "prodotto" che si rifà all'opera di Acharya S, al secolo Dorothy Murdock, personaggio altamente imbarazzante, ma purtroppo posta anch'ella al centro di una grande popolarità da un'audience vogliosa di sensazionismo, con grave danno per la correttezza e la credibilità dell'ateismo onesto e serio (non per nulla, la "pensatrice" è stata messa in un angolo anche da svariati critici atei).<br />
Anche nel suo caso siamo di fronte ad una tesi banalmente corretta ("Gesù è un falso"), ma il cui fulcro portante è <strong>erroneo</strong>. Puntellandosi su "autorità" come Massey, Mangasarian, Graves, Hislop, Higgins e qualche altro "luminare" ottocentesco, la Murdok sostiene infatti la teoria secondo la quale il Gesù evangelico non abbia <strong>nulla </strong>di storico, ma sia <strong>soltanto </strong>il frutto "mitologico" dello scippo di caratteristiche da questo o quel dio pagàno: in particolare, l'egizio Horus. Vada bene che l'Egitto costituisca (specie per chi è ancora molto indietro nella propria formazione mitografica) una terra carica di suggestività: ma occorre non abusare dei luoghi comuni.<br />
In merito ho letto e sentito affermazioni da far accapponare la pelle, e mi sono chiesto cosa potrebbe mai esserne di un'opinione pubblica che viene imbevuta di queste scemaggini: siamo già bombardati da <em>diseducationals</em> fino a qualche decennio fa improponibili nella TV pubblica (vedasi i vari <strong>Voyager e Misteri</strong>, che oggi ripropinano le amenità di libercoli di cinquant'anni fa, sulla scia di Von Daeniken et similia...), dovremmo accettare pure di vederne circolare su internet, a proposito di argomenti dai quali dipende piuttosto una battaglia con in gioco una posta ben più seria?<br />
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Statene sicuri: Horus non nacque in una grotta il 25 dicembre; suo padre non si chiamava "Sep"; non era detto "il buon pastore"; non era noto come "krst" (che non significa "unto", dato che è un vocabolo <strong>inesistente </strong>in egiziano antico...); non aveva 12 discepoli; non fu battezzato da un tal "Anup il battista" (?), che non fu decapitato; non morì su una croce durante un cataclisma, nè in mezzo a due "ladroni"; non discese agli inferi e non ne risalì dopo 3 giorni; e non fece nulla del 90% del resto delle cretinate scritte da "Acharya S", che purtroppo vedo ingoiare sordamente dai tipici malinformati che girano per internet.<br />
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<strong>Se si deve attaccare la Chiesa, lo si faccia almeno con prove più serie; si deve avere <b>comunque</b> rispetto per l'avversario, ma in primo luogo per sé stessi. D'altronde, non sono queste le cose veramente eclatanti riguardo al cristianesimo: e vi assicuro che ci sarebbe ben altro da dire e sapere in proposito.</strong>]]></description>
 <category>Notiziario</category>
<comments>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=262</comments>
 <pubDate>Wed, 21 Apr 2010 17:21:01 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA["Preghiere" esaudite]]></title>
 <link>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=261</link>
<description><![CDATA[Saluto alla fondazione di "Democrazia Laica"Non ho mai dubitato di possedere doti "profetiche", perlomeno nel senso di vederci abbastanza chiaro sulla situazione attuale: se è per questo, sono sempre stato abbastanza certo anche del fatto di non essere il solo, oramai, a pensarla "a modo mio".<br />
Circa due mesi fa, avevo auspicato la creazione di un partito laico che rifuggisse veramente dal compromesso con Chiesa e organismi ammanicati; che tale partito fosse comunque "tollerante" o meno nei confroni delle religioni in sè per sè, ciò non avrebbe costituito un problema, <b>purché si parli anticipatamente chiaro e senza sorprese</b>. Debbo congratularmi con Pino Nicotri, notissimo giornalista de L'espresso ed autore di svariati libri-inchiesta su Chiesa e dintorni (nonché conterraneo del sottoscritto, peraltro), per aver dato corpo a un'idea che in fondo ronzava per internet proprio da quando il sottoscritto ha iniziato a parlare della necessità di costituire un partito veramente laico (ricevendone soltanto biasimo e derisione, dato che io non sono certo un personaggio famoso; e poi, io sono "estremista"...). Le mie "preghiere" sono state dunque esaudite.<br />
Nicotri ed altri tre fondatori (incluso il caro amico <a href="http://www.homolaicus.com" target="_blank">Enrico Galavotti</a>) di levatura intellettuale non indifferente, hanno dunque dato le basi a Democrazia Laica: <a href="http://www.pinonicotri.it/?p=1873" target="_blank">il loro programma è tollerante</a>, e dice apertamente d'esserlo, diversamente da Democrazia "Atea", che sulla carta avrebbe dovuto intavolare acerrime battaglie senza quartiere contro le superstizioni religiose (cristianesimo in primis), per poi ridursi a dire (tra le quattro mura del "direttivo") che <a href="http://alexamenos.com/index.php?itemid=257" target="_blank">"eliminare le religioni è impossibile e criminale", in quanto sarebbero "espressione della spiritualità umana"</a>. Da un partito con un nome del genere, ti aspetti quantomeno che propugni lotta senza compromessi contro qualsiasi superstizione organizzata: e invece no.<br />
Democrazia Laica, invece, è nata proponendosi di contrastare l'ingerenza ecclesiastica pur senza venir meno alla "libertà di credere": pur se il sottoscritto non può certo concordare nemmeno con tale presupposto (non congruo con la visione dell'ateismo etico, secondo la quale nessuna religione avrebbe ragione d'essere, essendo di per sè nociva in quanto falsa), debbo comunque prendere atto che qualcosa si stia muovendo veramente, e che la gente abbia capito dove stia la vera origine dei problemi del paese. Che riescano a risolverli o meno, a questo punto diventa davvero un altro paio di maniche.<br />
Sebbene io debba ammettere amaramente che in Italia non esistano <a href="http://alexamenos.com/index.php?itemid=257" target="_blank">atei etici</a>, mi compiaccio dunque del fatto che quantomeno la denominazione iniziale da me auspicata sia stata ripresa e corporificata finalmente da qualcuno che ne ha compresa la validità: prevederei dunque che si formi un'alternativa sicuramente molto più coerente e di chiare parole rispetto ad altre, e che qualcosa si stia finalmente svegliando in questo stranissimo paese. Speriamo bene: non vorrei auspicare pure una "Democrazia Italiana"!]]></description>
 <category>Notiziario</category>
<comments>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=261</comments>
 <pubDate>Thu, 15 Apr 2010 20:06:38 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Libertà, arbitrio o anomia?]]></title>
 <link>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=260</link>
<description><![CDATA[Il sacrificio di coerenza come precondizione di sopravvivenza dell'ateismo progressistaScriveva Platone nella Repubblica:<br />
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<div class=quote>Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere a capo coppieri che gliene versano a volontà fino ad ubriacarlo, allora accade che, se i governanti resistono alle richieste dei sudditi sempre più esigenti, son dichiarati "tiranni". E avviene anche che chi si mostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito "un uomo senza carattere", "servo"; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari, e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti,la stessa considerazione dei vecchi (che, per non sembrare troppo severi, danno loro ragione). In questo clima di libertà, nel nome della medesima non vi è più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tanta licenza, nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.</div><br />
La libertà è un bene prezioso. Un amico mi diceva che senza libertà non avrebbe senso nemmeno vivere; in realtà, la cosa non è così drastica, ma si avvicina comunque alla verità dei fatti.<br />
Gli "atei" hanno una concezione molto particolare della libertà; anzi, spesso ho come l'impressione che si diventi "atei" più per ricerca di libertà personali che si vorrebbe estendere "a tutta l'umanità" (lo so: spesso si perde anche il senso del reale, quando si smette di credere in Dio, annessi e connessi), anziché per perseguire un ideale di giustizia contro le frodi costituite dalle religioni. Quel tipo di ateo è, naturalmente, fermo ad uno stadio ancora basilare dell'ateismo: sebbene anche il typos altruista aneli comunque ad un riconoscimento delle proprie libertà personali, queste ultime non sono, come nel primo caso, specialmente tendenti a specifiche a carattere sessuale, pratiche di costume bislacche ed eccentriche o vizi ed eccessi di vario tipo, che non verranno mai riconosciuti dalla comunità come “valori” o attitudini tutelabili.<br />
Essere "atei" <a href="http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=259" target="_blank">implica darsi un codice coerente e razionale, racchiuso in una direttiva d'azione</a>; il che non significa dover atteggiarsi anche ad essere automaticamente come dei "buoi senza campana" semplicemente per differenziarsi da chi, tradizionalmentte, tende ad associare rigore ed osservanza di regole a una società "religiosizzata” (ovvero, una che ha in Dio il pivot su cui ruotano azioni e decisioni). Questo tipo di società è chiaramente efficiente, sebbene il fulcro su cui essa vede svolgere le proprie sinergie sia evidentemente falso, fungendo essenzialmente come collettore od "ombrello" sotto le cui falde vanno a ripararsi i cittadini, nell'illusione d'ottenere un minimo comune denominatore che metta tutti d'accordo. Dall'altro canto, accettare l'inesistenza di Dio non implica di certo che una società debba diventare per forza di cose anelastica o "anomica" (termine di per sé già improprio, in quanto improponibile su vasta scala): una società "viva" tende sempre a regolarsi, per garantire la vita, l'esistenza, la sussistenza e la serenità di gruppo, che implica di riflesso anche la libertà ed il benessere per l'individuo. Dunque, la pretesa che senza religioni ci sarebbe il Caos, è essenzialmente terrorismo psicologico infondato.<br />
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Uno degli effetti principali del non-credere, è, paradossalmente, la critica indiscriminata contro chiunque abbia un punto fermo; tale attegiamento, che viene equivocato come sintomo di "umiltà" e "liberalismo", costituisce, specificamente, il Supplizio di Sisifo cui ha sempre sottostato l'ateismo. La tendenza a non pronunziarsi (e a non desiderare che qualcun altro affermi in maniera perentoria le proprie convinzioni), molto spesso propugnata sotto la maschera della necessità di "moderazione", è caratteristica di chi vorrebbe imporre <i>indirettamente </i>la propria verità a qualcun altro; ci si atteggia a liberali, ma in realtà questo modo di fare è precipuo di un'epoca molto confusa, nella quale ci si appiglia a "temi sicuri" (tipici sono quelli umanitari, libertari, di difesa dei deboli, di "ribellione contro tiranni e potenti") per ottenerne una gratificazione come persone "moderne", e si nega apriori l'opinione altrui onde evitare d'ammettere che sia migliore della nostra.<br />
Dall'attestazione della propria libertà, all'invasione di quella altrui ed al negare la possibilità di una "verità assoluta", il passo (nel qualunquismo) è molto breve: in tal modo sarà possibile sentir dire a un sedicente ateo (ma in realtà agnostico o credente "in closet") ad esempio che non sia possibile provare l'inesistenza di Dio con certezza assoluta, che un conto sia Dio, un altro i farabutti che si spacciano per suoi portavoce, e tante altre cose del genere. Infatti, questo tipo di atei sono soliti affermare che non esistano verità assolute: ciò è improprio, in quanto possiamo dire con assoluta certezza che gli dèi dei "libri sacri" (ed anche quelli che potremmo immaginare per superarli) che li definiscono "verità assoluta", siano inesistenti.<br />
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Al non abbracciare una tra le tante erronee opinioni tradizionali, si preferisce dunque far sì che sia la propria, a costituire canone di verità per se stessi, nella velata velleità che essa valga per tutti gli altri: tra i greci, questo modo d’essere aveva una denominazione ben chiara, cioè "idiòtes" ("uno che sta per se stesso", donde il nostro "idiota"), che era una variante derogatoria di "laico".<br />
Purtroppo, la società attuale è considerabile soprattutto proprio come un insieme non di laici, bensì di idiòtes lobotomizzati davanti ad uno schermo: questo genere di paradossalità egocentristica è un manierismo tipico di un'epoca in cui i dialoghi si svolgono secondo modelli "asintotici", cioè tali da fomentare un'eterna discussione che non approdi a nulla fuorchè ad un continuo sfogo fine a se stesso. Nell'èra "internettiana", questi strumenti sono rappresentati da medium d'interazione indiretta come forum, blog e social network, ridotti dalla massificazione selvaggia perlopiù a covi di sputasentenze xenofili arrabbiati, banalisti della solidarietà pantofolaia forzata e buonisti sbatticiglia deliquianti. È assai facile criticare tutto e volere la distruzione di qualsiasi cosa, ergendosi a paladini del "debole", senza con ciò proporre d'edificare delle alternative funzionanti (altrimenti verrebbe meno pure la "libertà" del non sottostare a strutture organizzate...): altrettanto facile è farlo da un pc ultimo modello, seduti dalla comoda poltrona dalla propria casa ben riscaldata e provvista di tutti i comfort a portata di mano.<br />
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Questa concezione della libertà è una degenerazione della nozione secondo la quale si interconnette "eterna ricerca", "eterna polemica" e "continuità della specie", al punto che, qualora pervenissimo ad un qualche risultato certo, temeremmo di non avere altri argomenti su cui discutere, per sentirci "dinamici"; ciò è più che vero per quanto riguarda Dio, che, essendo alla base di tutto, rischia (secondo i "soliti") di trascinare tutto il meccanismo sociale nella sua tomba.<br />
Purtroppo per questi "ribelli parziali", anche il credere d'essere liberi e di "non avere regole" è comunque una caratterizzazione: è "la regola di non avere regole", con l'accezione che essa è applicabile soltanto tra le proprie quattro mura e in gruppi di persone accomunate da un'idea condivisa, finché i membri accetteranno la convenzione per la quale nessuno dovrebbe oltrepassare la soglia di quel principio di falsa stasi, messo a garanzia dell'immobilismo. Ahimè, le idee vengono comunque e sempre "imposte" prevalentemente da parte di una qualche persona di "carisma", che, per "intuizione" o "ragionamento", compie un elaborato su un dato tema: poi vengono accettate, discusse, perfezionate o rifiutate dagli altri sulla base del loro livello di plausibilità (o della volontà del "carismatico"), desunto dal rapporto con esperienze precedenti.<br />
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Dunque, ciò che queste persone equivocano come "libertà" od "apertura mentale", in realtà è piuttosto carenza di punti fermi. Ho già ben constatato di persona in che modo, quando ci riunisce tra individui teoricamente accomunati da un'idea condivisa, ci si trovi spesso a doversi districare tra la libertà individuale e quella di gruppo: ciò è verissimo appunto per quanto riguarda quelli non accomunati da un'egida divinistica. Già in sé per sé, il gruppo non può avere una libertà fuorchè nei suoi individui presi a sé stante, perché quando si interagisce per un fine comune si deve avere coerenza e soggiacenza all'obiettivo da perseguire, secondo metodi e stili che, già ipso facto, implicano dunque delle regole (anche per poter gestire ed impartire azioni a più persone).<br />
Sia chiaro una volta per tutte: sebbene certa gente non ami le definizioni, ci si dovrebbe rendere finalmente conto che l'ateismo non sia uno status, bensì un <b>utensile </b>che <b>indica </b>la strada per <b>conseguire </b>lo status. La verità è che senza religione l'ateismo non avrebbe alcuna ragione d'essere, dato che è "nato" come insieme di "strumenti" per contrastare le assurdità propugnate dalla prima. Esso è un "modulo di pensiero", non una "moda" nè uno "stile di vita", che però può indirizzare uno stile di vita libero dalle pastoie, ma sempre e comunque nel rispetto del prossimo.<br />
Per tutto ciò, è da veri cretini asserire che l'ateismo sia un "religione" o che possa sostituirsi ad essa, causando la "catastrofe", così come il temere che, una volta venuto meno il target dell'ateismo, l'"ateo" non avrà alcuna ragione d'essere (e dunque verrà meno il presupposto d'input del suo status): una volta tolta la causa, rimarrà solo l'uomo nella sua umanità, senza necessità di contrasti assurdi (o perlomeno, non basati su assurdità).]]></description>
 <category>Fondamenti</category>
<comments>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=260</comments>
 <pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:11:42 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Atei etici, atei nominali e semplici libertini]]></title>
 <link>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=259</link>
<description><![CDATA[L'ateismo come linea di pensiero alla ricerca di un assestamento pragmatico-ideologicoMi ritengo una persona che vive senza influenze religiose, come se la società fosse scevra da influssi religiosi. So che non è così, e difatti sarebbe necessario arrivare ad un tipo di società del genere: per farlo, purtroppo occorre controbattere le religioni con l'ateismo. Dico "con", perchè quest'ultimo non è uno "stile di vita", ma uno "strumento" con finalità temporanea.<br />
Personalmente parlando, rifiuto la definizione "tradizionale" di "ateo" in quanto sovraccaricata di significati derogatori: se proprio dovessi farlo, preferirei definirmi "non-credente" (lo scrivo così appositamente), perchè penso d'avere le idee ben chiare sulle responsabilità della situazione attuale, sul cristianesimo e sugli "dèi", al punto di non aver bisogno di ricordare continuamente a me stesso che Dio non esiste, avendo superato quello stadio larvale in cui, per non dimenticare come stanno le cose, devi continuare a ripeterti certi "mantra", diventando oltremodo un "predicatore dell'ateismo" e un "nemico del mondo". In una società in cui le superstizioni non sono state ancora del tutto demistificate e sradicate, il non-credente è l'equivalente della persona comune di una società che non avrebbe mai conosciuto (o che ha conosciuto ed eliminato) le superstizioni: quindi, il non-credente è definibile come lo stadio finale naturale di chi è stato ateo, dopochè le religioni sono state eliminate, a livello personale o globale che sia, tramite l'azione dell'ateo (che in un sistema in cui la religione è ancora attiva costituisce l'"antagonista naturale" del credente).<br />
Inoltre, mi sento ancora "religioso" nel senso di "rispettoso degli altri e delle regole", finché gli altri rispetteranno me; anzi, in tal senso mi reputo molto più "religioso" di chi crede in divinità che lo costringerebbero ad essere religioso e rispettoso (senza peraltro riuscirci, a giudicare da come vanno le cose al mondo). Questo vale come risposta a chiunque pensasse che il non-credere implichi negazione delle regole di convivenza.<br />
Per quanto concerne il mio "compito" informativo, infine, molti sanno già che il sottoscritto non cerchi di convincere chicchessia: avendo raggiunto le mie certezze, mi sento sereno, vivo bene il mio non-credere e non faccio proselitismo forzato (che è tipico degli spacciatori di falsità), bensì <b>racconto e informo </b>su dati che ritengo oggettivi ed importanti. Sta poi a chi legge, giudicare ed attivarsi di conseguenza. Infatti, essere atei implica connotarsi parzialmente e sottoporsi ad uno stress comunicativo inane, <b>qualora disgiunto da finalità informative</b>.<br />
<br />
Non parlerò dunque per mera "par condicio", né perché credo d'essere un "ateo migliore di tutti"; avendo attraversato i principali stadi evolutivi dell'ateismo, ed essendo pervenuto ad una pax cognitiva in merito, credo d'aver conseguito parimenti uno status cognitivo tale da poter passare brevemente in rassegna i casi, di modo da inquadrare, tramite la loro illustrazione, dove e perché certi atei "tradizionali" sbagliano.<br />
Nel corso di decenni, ho potuto valutare la mancanza di preparazione, l'arretratezza, la presunzione, l'aggressività, la grettezza, l'amoralità, la superficialità, l'ordinarietà, l'ignoranza, l'invidia, la malafede, la vuotezza e l'indisciplina che caratterizzano generalmente l'"ateismo di massa". Dall'altro lato, quell'ateismo che vorrebbe definirsi "elitario" rispetto al primo, cade nel vizio opposto: maniacalità per il dettaglio irrilevante, predilezione di leziosismi ed astrattismi, distacco dalla realtà, snobismo, inconsistenza, inconcludenza.<br />
Moltissime di queste persone "non funzionano molto bene": in genere sono dei disadattati che vivono in un mondo a parte, hanno una visione abbastanza "eccentrica" dell'amicizia e della stima, sono fondamentalmente anarchici ed egocentrici, criticano tutto e tutti fuorchè sé stessi.<br />
In sostanza, pare che la generale pochezza che caratterizza questi tempi in cui tutto va al contrario, si stia ripercuotendo anche nell'ambito della critica "atea", con grave danno per il dialogo con i religiosi e soprattutto della credibilità dell'ateismo stesso: riterrei dunque che, onde evitare conseguenze inattese, occorrerebbe sistematizzare il pensiero "ateo" e soprattutto marginalizzare quelle forme d'ateismo che sono tali soltanto nominalmente.<br />
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Se il credente è generalmente ridicolo tanto quanto le cose in cui crede, non è da meno quell'ateo che, nell'esprimere un giudizio su di lui, pretendesse di buttare il bambino con tutta l'acqua sporca.<br />
In primo luogo, a mio parere continuare a credere malgrado le evidenze contrarie non creerà alcun problema, finché rimarrà un atto confinato nella sfera individuale: ovvero, finché coloro i quali credono in un dio che li accomuna non sentano il bisogno di creare istituzioni religiose (che si traducono invariabilmente in strumenti di conquista ed ingerenza) per coordinarli e rappresentarli, senza pretendere che chi non crede sia un inferiore. Quindi, un conto è la religiosità, un altro la religione.<br />
Ammetto inoltre che il credente abbia il vantaggio di possedere una coerenza di base nell'agire, unita ad una maggiore serenità nel vivere, grazie al focalizzare il pensiero su un Essere Onnipotente che funge da Limite di rapporto, ed alla sicurezza d'essere parte di un sistema comune ed esteso che riconosce tale "codice". Questa focalizzazione è inizializzata una tantum partendo da un imprinting generazionale sul bambino, che, una volta avviato, si è inabissato a livello incoscio, formattando le azioni con automatismi tali da non rendere più necessario far ricordare ossessivamente i princìpi "formativi" (grazie anche al fatto che questi ultimi sono condivisi in massa). Dall'altro lato, però, questa sincrasia implica la non immediata capacità di constatare la falsità di tale sistema stesso, nonché la mancanza di responsabilità delle proprie azioni; quando si tratta dei diritti altrui, il credente pensa meno del dovuto, come vediamo dall'abbondanza di atti illegali compiuti perlopiù da persone dichiaratesi credenti, e che costituiscono la maggioranza della società. I religiosi dicono che chi commette un crimine abbia automaticamente smesso d'essere credente, in quanto avrebbe agito dimenticando precetti "incrollabili" in quanto divini: paradossi a parte, a mio parere si agisce nel male ogni qual volta si dimentica che la perentorietà dei diktat inviti a trasgredirli...<br />
<br />
Da tutto ciò, dall'altra parte della "barricata" accade che la mancanza del Limitante faccia sentire l'ateo "libero" di spaziare nella capacità di pensare, rendendolo però un'isola (talora misantropicamente e libertinamente orientata; <a href="http://alexamenos.com/index.php?itemid=260" target="_blank">v. qui sul problema dell'equivoco della libertà</a>); onde ovviare a ciò, e ritrovare una direttiva d'azione accomunante, questo primitivo tipo d'ateo tende a versarsi nella critica e nell'odio a oltranza nei confronti dei "nemici" (ma anche dei "colleghi" dotati di una prospettiva più completa), diventando così la perfetta controparte del fedele fanatico. In realtà adottano certi comportamenti perchè non hanno una formazione completa, perché hanno timore d'essere definiti "fanatici intolleranti", oppure perchè senza i loro avversari credono di non avere più alcuna ragione d'essere.<br />
<br />
Non mi rispecchio in questi tipi d'ateismo, che purtroppo incarnano la maggioranza in Italia e nel mondo; per questo motivo, a differenza di certuni di loro, non ho mai disdegnato di confrontarmi con i credenti, provvisto che non si parta da preconcetti (ovvero da una cognizione integrale di quanto il sottoscritto ha da dire).]]></description>
 <category>Fondamenti</category>
<comments>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=259</comments>
 <pubDate>Thu, 11 Mar 2010 22:57:01 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Auspicando una Democrazia Laica]]></title>
 <link>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=257</link>
<description><![CDATA[Per quale motivo sono uscito da "Democrazia Atea"2 marzo 2010.<br />
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In queste ore parecchi amici mi hanno chiesto con grande sorpresa come mai, dopo nemmeno pochissimo tempo dalla sua fondazione, il sottoscritto sia uscito dal "partito politico" chiamato "Democrazia Atea", pur essendone stato il fondatore: nonostante io non abbia nulla da giustificare riguardo alle mie scelte, sento comunque il dovere di fare delle precisazioni per spezzare una lancia a favore della bontà intrinseca sia del proposito mio che dell'urgenza d'avere, nel panorama politico italiano, un partito senza compromessi, in contrapposizione alla Chiesa ed ai suoi lacchè.<br />
Lo faccio perchè sin dall'inizio l'idea di un partito-collettore di atei ha ricevuto, stranamente, ingiustificate critiche persino dal mondo ateo (o meglio, da certuni atei nominali, promotori di partiti tradizionali), anzichè entusiasmo e proposte. La colpa è stata sia del malaugurato nome dato (non da me) al partito, che di fattori molto più seri.<br />
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Il panorama ateo nostrano rispecchia, purtroppo, la situazione che persiste atavicamente in tanti altri campi: devo ammettere in tutta onestà che molti sedicenti atei italiani siano, in sostanza, molto faciloni o molto inutilmente pedanti, e fondamentalmente caratterizzati <a href="http://alexamenos.com/index.php?itemid=259" target="_blank">da vizi peggiori</a> di quelli dei credenti cui dicono d'opporsi.<br />
Molti di loro non capiscono che da soli non si possa cambiare nulla, specie in questo paese: l'ateo-isola è inutile persino a se stesso. Molti altri, invece, non desiderano seguire un'idea coerente (delegando quindi la decisione di governo a partiti che ne hanno una, sorvolando però sulle gravi responsabilità delle religioni), incapaci di capire che "essere atei" <a href="http://alexamenos.com/index.php?itemid=260" target="_blank">non implica certo non seguire un concetto lineare e coerente</a>, perché senò non saresti "libero di pensare" o "di non avere schemi" (i credenti sono prevalentemente coerenti e coesionati verso un'idea-simbolo, indipendentemente dal fatto che essa sia erronea). Ovvio è che nessuno impedisca di votare per chicchessia, all'ateo che si accontentasse di vivere per sé, pur sapendo che le religioni plagiano, ingeriscono e sfruttano: occorrerebbe però rendersi conto che, qualora gli effetti della preferenza si risolvessero in un nulla di fatto, non si dovrebbe avere la pretesa di chiedersi in cosa si sia sbagliato.<br />
Occorrerebbe, piuttosto, un'azione diretta nel cuore del problema: creando un partito "ateo", mi proponevo il fine d'organizzare un collettore d'azione, che avrebbe dovuto porsi degli obiettivi drastici, di modo che gli atei smettessero di regalare il loro voto ai soliti partiti che, per timore e ignoranza, invariabilmente l'avrebbero rivenduto alla Chiesa. Non l'ho fatto nella pretesa di "comandare" (per mia modestia, mi situo meglio a suggerire da dietro le quinte), ma per coscienza: anzi, ho invitato molte persone a dire la loro opinione e a proporsi politicamente, senza però ricevere alcuna risposta, a parte ulteriori critiche ed il tipico dileggio degli utili idioti.<br />
So bene che un "partito ateo" sia qualcosa di molto arduo da mettere in piedi, e ciò non perchè l'ateismo sarebbe un'ideologia, uno "stile di vita", un'"attitudine individualista" od altro. L'ateismo è uno strumento <i>oppositivo</i> che si prefigge uno scopo: conseguito il quale, esso cederà il posto alla società veramente democratica, razionalmente ordinata e laica. Tale scopo non deve e non può prescindere da una direttiva di base, che contempla l'attacco prima ideologico e poi economico alla Chiesa.<br />
Per quanto riguarda il primo punto, è necessario che il cittadino capisca che non esistono divinità, fuorchè tratte da distorsioni della realtà e trasformate in icone di soggezione: se non farai capire al cittadino per prima cosa questa essenziale evidenza, non sarà possibile passare al secondo punto. A questo si riduce, in sostanza, l'azione di partito: solamente dopochè saranno soddisfatte queste condizioni d'azione ad un livello perlomeno di sensibilizzazione culturale, sarà possibile passare a proporre piani programmatici relativi a tutti gli altri ambiti dell'andamento della Cosa Pubblica, che possono comunque essere contemplati previamente in sede propositiva.]]></description>
 <category>Notiziario</category>
<comments>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=257</comments>
 <pubDate>Tue, 2 Mar 2010 15:54:43 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Spigolature assortite]]></title>
 <link>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=5</link>
<description><![CDATA[Brevi esempi di "gloria divina" dai quotidiani italiani e nonMonsignor John Woolsey, oltre ad essere pastore di anime della comunità, aveva il compito di gestire le risorse finanziarie per mantenere la sua parrocchia nella diocesi di New York. Ma il monsignore era decisamente più sensibile alla bella vita che alla redenzione delle anime. Il prelato finirà, infatti, in carcere per aver sottratto alla sua comunità oltre 800 mila dollari.<br />
Nonostante si fosse dichiarato pentito delle sue azioni, e per la sua clemenza si fosse mobilitato addirittura il cardinale Edward Egan, il prete si è visto condannato ad una pena detentiva variabile tra uno e quattro anni. Vedendolo sconcertato, però, il giudice ci ha tenuto a sottolineare: "La gente comune va in carcere per reati molto minori".<br />
In effetti, il monsignore aveva addirittura truccato i libri contabili per coprire la mancanza dei fondi sottratti. E aveva speso i soldi rubati per il proprio costoso piacere personale: viaggi, iscrizioni a club esclusivi, orologi preziosi. Gli inquirenti non sono ancora riusciti a capire dove siano finiti 300 degli 800mila dollari rubati.<br />
(da La Repubblica 23-09-06)<br />
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Manette al viceparroco della chiesa di S. Antonio. Padre Franco Marzioni, 63 anni, dell'ordine dei frati minori, che da anni vive tra i giovani e li aiuta a superare i problemi, tossicodipendenza compresa, è stato arrestato con l'accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Arrestato anche un giovane marocchino di 26 anni, Imad Lamrani, operaio residente a Moie [...] Lunedì notte i carabinieri della locale tenenza assieme al reparto Norm dei Carabinieri ispezionano la canonica e la stanza del frate dove trovano bilancini di precisione, piattini sporchi di cocaina e diverse sostanze da taglio. Risultato: padre Marzioni viene subito arrestato. Il religioso è stato interrogato per tutta la notte al comando dei Carabinieri di Falconara. Un interrogatorio per ora non approfondito, in cui però il frate, assistito dall'avvocato Emanuele Giorgini, avrebbe ammesso che la droga trovata nell'auto era sua.<br />
(da Il Messaggero 12-07-06)<br />
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Tovaglie per altari, paramenti sacri, inginocchiatoi antichi, collezioni di stoffe e calici. I parrocchiani di Vetriano, Colognora di Pescaia e Celle di Puccini, tre paesini nella zona della Lucchesia, non sapevano di avere, nelle loro chiese, un patrimonio artistico di un certo valore. Rubato. Monsignor Giuseppe Ghilarducci, 70 anni, canonico della Cattedrale di san Martino, direttore dell'Archivio vescovile e del Museo del Duomo di Lucca, nonchè sacerdote nelle tre parrocchie, si trova ora agli arresti domiciliari con l'accusa di ricettazione. Sarebbe entrato in possesso di centinaia di oggetti d'arte trafugati da altre chiese in tutta Italia, che sono stati ritrovati in casa del prelato e nelle parrocchie in cui officiava.<br />
I carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico di Firenze hanno perquisito la case del prelato e le parrocchie, dove hanno trovato centinaia di opere d'arte di provenienza ecclesiastica. Per la maggior parte degli oggetti è ancora da definire la provenienza, ma due calici risultano essere stati rubati a Roma e Terni, un piccolo altare di marmo proviene da Napoli, mentre un dipinto su tela del '600, rappresentante una "Vergine del Soccorso" ed opera di Giovanni Marracci, arriva dalla chiesa di Gello di Pescaglia, da dove era sparito.<br />
Monsignor Ghilarducci, interrogato dal GIP, ha dichiarato di essere appassionato d'arte e di aver acquistato gli oggetti in perfetta buona fede. Gli investigatori stanno controllando anche i movimenti dei conti bancari del prelato e i contatti con i mercanti d'arte, in particolare quelli con cinque antiquari di Firenze e Lucca che intrattenevano rapporti di affari con il sacerdote.<br />
(da CorSera 17-09-05)<br />
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Per il giudice è usura. Punto. Anche se l'imputato è un vecchio prete di periferia, 75 anni, 52 di sacerdozio, e tutto appare tranne che un cravattaro. Ma gli assegni sono lì a inchiodarlo. Nove mesi e dieci giorni di reclusione (con la condizionale, ci mancherebbe) e 20.000 euro di multa: così ha deciso il GUP di Cagliari Luisanna Melis.<br />
Condanna per don Giorgio Pittau, dunque, nonostante gli sforzi dell'avvocato Ercole Ximenes che ha descritto un sacerdote poco attento alle cose terrene, ai soldi meno che mai. Basti pensare che, in ricordo del padre, brigadiere della Finanza, ha accolto col sorriso gli investigatori e ha parlato pure di quel che gli agenti ancora non sapevano: un assegno da 25 milioni in restituzione di un prestito da 20.<br />
(da L'Unione Sarda 10-10-02)<br />
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Fra le opere d'arte ed i reperti archeologici di provenienza furtiva recuperati nelle scorse ore vi erano anche preziosi trafugati, anni fa, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta di Erbusco. Sono stati rinvenuti dai carabinieri che, dopo alcuni mesi di indagini, hanno fatto irruzione nell'abitazione di un sacerdote ad Afragola, nel napoletano.<br />
Il prelato è stato quindi denunciato a piede libero per detenzione illegale di materiale archeologico e ricettazione. Opere, per un valore di oltre un miliardo di lire, custodite nell'abitazione del sacerdote che si è giustificato affermando di essere un amante di beni artistici ed archeologici e di averli acquistati, in passato, senza conoscerne la provenienza furtiva.<br />
(da Giornale di Brescia 15-04-01)<br />
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Mercedes Bresso deve ridurre le esternazioni su religione, pillola abortiva, gay pride e coppie di fatto perché «ne va della tenuta stessa della coalizione». L'avvertimento arriva, all'unanimità, dalla direzione regionale della Margherita, che ieri ha discusso per più di due ore i contenuti dell'intervista rilasciata a La Stampa dalla presidente della Regione dove annunciava, in caso di conversione, la scelta di non abbracciare la fede cattolica e, semmai di preferire i valdesi.<br />
L'avvertimento lo lancia il segretario regionale, il rutelliano Gianni Vernetti: "La Margherita non è interessata alle preferenze religiose della presidente ma alla sua capacità di risolvere concretamente i problemi della sanità, dello sviluppo economico e dei trasporti". Insomma, meno parole e più fatti, soprattutto se le parole "offendono il sentimento religioso della stragrande maggioranza dei piemontesi", come ricorda il presidente del Consiglio Regionale, Davide Gariglio [...]<br />
Insomma, Bresso deve "tornare ad occuparsi del core business: il governo della regione. Non serve riaprire conflitti tra laici e cattolici", prosegue Gariglio. Per Vernetti "c'è un programma, applichiamolo. Del resto la percentuale di partecipazione della laica Torino al referendum sulla procreazione assistita dovrebbe far riflettere: non serve la contrapposizione e, soprattutto, il laicismo non è vincente".<br />
(da La Stampa 04-10-05)<br />
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La Corte Distrettuale del Texas non si è ancora pronunciata in merito alla procedura giudizaria civile presentata contro Papa Benedetto XVI, accusato di complotto per coprire le molestie sessuali contro tre ragazzi da parte di un seminarista: ma dopo l'intervento dell'Amministrazione Bush è assai probabile che la denuncia venga respinta.<br />
Il vice ministro della Giustizia degli Stati Uniti, Peter Keisler, ha infatti bloccato la procedura giudiziaria ricorrendo alla cosiddetta "suggestion of immunity", una misura legale che stando a quanto stabilito dalla Corte Suprema dev'essere obbligatoriamente recepita dai tribunali di grado inferiore.<br />
Keisler ha ufficialmente informato il tribunale che Benedetto XVI gode di immunità come Capo di Stato, sottolineando dunque che avviare il procedimento sarebbe "incompatibile con gli interessi della politica estera degli Stati Uniti", che dal 1984 hanno allacciato rapporti diplomatici con la Santa Sede. La stessa Ambasciata del Vaticano a Washington aveva chiesto all'Amministrazione di intervenire con la "immunity suggestion" e chiudere il caso.<br />
(da CorSera 20-09-05)<br />
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Prima multato, ora sfrattato Padre Pio. La sua statua è stata spostata ieri mattina dagli operai del Comune: dai giardinetti di via Friuli, dove l'aveva amorevolmente collocata il signor Gianfranco, è finita nello spazio retrostante la chiesa di San Gabriele. Non è stato risparmiato il trasloco al santo, protagonista suo malgrado di una vicenda surreale che minaccia una sollevazione di quartiere. Pronta, infatti, una petizione di 140 firme, destinate a crescere, da indirizzare al sindaco perché San Padre Pio torni al suo posto, nei giardinetti. Proprio là dove il Comune dice che non può stare perché non autorizzato. E, infatti, sul devoto Gianfranco e su Padre Pio è piovuta una multa di 150 euro per occupazione abusiva di suolo pubblico, innescata dalla denuncia di un residente del rione, infastidito dalla statua.<br />
L'assessore Sergio Marzetti aveva promesso il miracolo di togliere la multa e lasciare la statua al proprio posto. Ma si vede che ci vogliono ben altri santi in paradiso per avere ragione della burocrazia, insensibile anche al frate di Pietrelcina fatto santo e alla fine spostato dietro la chiesa, nello spazio che il Comune aveva invece autorizzato per la posa e che al signor Gianfranco non era piaciuto tanto quanto quell'angolo dei giardini sotto l'ombra degli alberi diventato meta di preghiera per i fedeli del rione. E ora devoti e scettici sono pronti alla difesa di Padre Pio; lo rivogliono dove stava. Gente battagliera alla quale non è sfuggita la velocità con cui il Comune ha rimosso la statua, ieri mattina presto; quello stesso Comune che, nonostante chiamato più volte per un lampione pericolante nella stessa zona, non è mai intervenuto.<br />
(da Il Messaggero 26-06-05)<br />
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Dieci giorni di arresto con sospensione condizionale della pena per due responsabili di Radio Vaticana. È una sentenza storica quella emessa oggi pomeriggio a Roma sul presunto inquinamento elettromagnetico prodotto dall'emittente della Santa Sede il cui segnale è irradiato da Santa Maria di Galeria, a pochi passi da Cesano (nord della capitale).<br />
Getto pericoloso di cose. Questo il reato, previsto dall'articolo 674 del codice penale e punito con l'arresto fino a un mese o l'ammenda fino a 200 euro, per il quale sono stati ritenuti responsabili padre Pasquale Borgomeo, direttore generale di Radio Vaticana, e, ma limitatamente al 2000, il cardinale Roberto Tucci, presidente del comitato di gestione. Assolto, per non aver commesso il fatto, Costantino Pacifici, uno dei responsabili tecnici dell'emittente [...]<br />
La decisione di oggi è arrivata a sei anni dall'apertura dell'inchiesta. Citofoni, lampadari e altri elettrodomestici che si trasformavano in duplicatori del segnale di Radio Vaticana, conversazioni telefoniche scandite dalle recite del rosario. Queste le molestie denunciate nel 1999 dai residenti di Cesano alle quali, successivamente, si aggiunsero anche denunce per malattie provocate dal superamento dei limiti di emissione delle onde elettromagnetiche.<br />
(da Ansa 09-05-05)<br />
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È la Chiesa a decidere se possono o meno insegnare. Però è lo Stato che si impegna a garantire loro il posto di lavoro, anche nel caso in cui la Chiesa dovesse decidere che non sono più adatti all'insegnamento della religione cattolica. Faranno un concorso e non si ritroveranno iscritti in nessuna graduatoria, bensì in un elenco.<br />
Insegneranno in una scuola, che chiederà la laurea anche agli insegnanti elementari, ma il loro certificato d'accesso, sarà un attestato di idoneità siglato dall'autorità ecclesiale. Infine, se verranno licenziati, lo Stato offrirà loro una corsia preferenziale per accedere all'insegnamento di altre materie. E a quel punto, grazie all'anzianità accumulata insegnando religione potranno scavalcare i loro colleghi che hanno superato un concorso e affrontato anni di precariato per vivere anche quest'ultima ingiustizia [...]<br />
E c'è già chi, come i mazziniani d'Italia, fa appello al senato, che dovrà ora esaminare il disegno di legge, per bloccare un provvedimento che "ferisce ancora una volta i principi della laicità dello stato e della dignità della Costituzione" [...]<br />
Quest'anno, per la prima volta, nella scuola italiana sono state bloccate le assunzioni. Nessun nuovo assunto, nessuna nuova immissione in ruolo, solo supplenze per tappare i buchi di una scuola che è ormai alla bancarotta. Per mancanza di fondi, nemmeno un insegnante precario ha potuto fare il salto che ora ventimila insegnanti di religione, tanto per cominciare, si preparano a spiccare.<br />
(da L'Unità 05-12-04)<br />
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Padre Pio e gli anziani di Butera occasione di scontro nella seduta consiliare dell'altro ieri. In aula si discuteva di destinare 25 mila euro ai festeggiamenti per Padre Pio, in calendario per il 23 settembre al Piano della Fiera. I Liberalsocialisti rappresentati da Nunzio Chiolo ed indipendenti dai due schieramenti hanno proposto invece di destinare 10 mila euro al servizio di assistenza agli anziani che è in scadenza e che così non avrebbe avuto interruzioni. Senza offesa per padre Pio. Il Santo di Pietralcina, peraltro, la sua vita l'ha dedicata ai poveri ed ai più deboli.<br />
Ma sia la maggioranza che l’opposizione hanno bocciato la proposta dei Liberalsocialisti, accusandoli di essere laici, quindi contro padre Pio ed i festeggiamenti in suo onore. Ma Chiolo ed il segretario cittadino Salvatore Pasqualino non ci stanno a passare come atei e nemici di Padre Pio. E precisano: "Noi siamo più devoti di loro a padre Pio, ma abbiamo ritenuto giusto limitare i fondi per la festa e non far soffrire gli anziani. Padre Pio approverebbe, anche perché c'erano già in bilancio 93 mila euro per le feste del 2004. Una somma sufficiente — dicono i due esponenti Liberalsocialisti — per organizzare le manifestazioni; gli avversari politici invece hanno colto il pretesto per dire che noi non rispettiamo Padre Pio. Nulla di più falso".<br />
In questa vicenda dello scontro politico su padre Pio c'è un dato positivo: padre Pio avrà la sua festa a Butera, gli anziani continueranno ad avere il servizio. Così ha assicurato la maggioranza guidata dal sindaco Aldo Scichilone. Promessa verbalizzata negli atti consiliari su specifica richiesta di Chiolo.<br />
(da La Sicilia 16-09-04)<br />
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La Ferrari realizzerà una macchina di Formula Uno per Papa Giovanni Paolo II. Ad annunciarlo è stato il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, spiegando che ''ho avuto l'onore di avere visto Sua Santità su una Ferrari spider nel 1989 fare un giro della pista di Fiorano, in visita alla Ferrari. Quindi il minimo che io possa fare, siccome quelli erano momenti in cui la Ferrari non aveva grandi successi, è preparare un modello tutto particolare di Ferrari Formula Uno per Sua Santità, consapevole che rispetto a quegli anni abbiamo fatto dei passi avanti''.<br />
(da ASCA 13-08-04)<br />
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Fatti i conti, fra interessi legali e adeguamenti economici, sono più o meno 17 milioni. È l'ammontare della cifra che il governo si appresta a versare all'Acea per aver rifornito d'acqua, dal 1998 al 2003, la Città del Vaticano.<br />
Un provvedimento, quello pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 9 luglio scorso, che viene da lontano. Precisamente dall'11 febbraio 1929, quando il "Trattato fra la Santa Sede e l'Italia" passato alla storia come i Patti Lateranensi fu firmato dall'allora capo del governo Benito Mussolini e dal cardinale Pietro Gasparri.<br />
Il documento non lasciava adito a dubbi: "L'Italia provvederà affinché alla Città del Vaticano sia assicurata una adeguata dotazione di acque in proprietà, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati". Ma quella particolare disposizione sulla fornitura d'acqua, contenuta nell'articolo 6 dei Patti Lateranensi, era da allora rimasta applicata a metà. Nel senso che lo Stato aveva effettivamente provveduto a rifornire le condotte vaticane, ma senza mai pagare il proprio ente che materialmente se ne occupava: il Comune di Roma fino al 1998 e poi l'Acea.<br />
Ora però il governo ha deciso di accogliere le richieste dell'Acea. E lo ha fatto con il decreto emanato dal Presidente del consiglio il 23 aprile scorso: "Il nostro contenzioso con lo Stato risale al 1998, da quando cioè ci siamo costituiti in SPA — spiegano in azienda — Avevamo chiesto 25 milioni, finora non ci era stata data alcuna risposta, ma sapevamo di avere ragione".<br />
(da CorSera 22-07-04)<br />
]]></description>
 <category>Notiziario</category>
<comments>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=5</comments>
 <pubDate>Sun, 23 Aug 2009 18:51:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Sintesi del giugno-agosto 2009]]></title>
 <link>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=255</link>
<description><![CDATA[Pazzie del trimestre caldoIl caldo incede, e la demenza religiosa avanza di pari passo.<br />
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Inizio giugno: il parroco di Corleone (già noto per aver celebrato le nozze della figlia di Riina) caccia tre scout, rei d'aver partecipato ad una manifestazione antimafia, organizzata da un altro prete; al contempo, a Palermo viene chiesta la condanna per un altro prete-antimafia, "sospettato di pedofilia".<br />
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A fine giugno corre notizia che dedicheranno una cripta d'oro massiccio a Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, beato protettore dei beoti. Negli stessi giorni, viene proclamato il ritrovamento della "vera tomba" di "san Paolo": indizio "inconfutabilmente probatorio" sarebbe un insieme di ossa (forse stampigliate con un ologramma del nome del "santo") risalenti al I secolo, che ancora per Benedetto XVI vorrebbero confermare "l'unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell'apostolo Paolo. Tutto questo riempie il nostro animo di profonda emozione". Anche noi siamo commossi: ma per la sorte dei contribuenti!<br />
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Luglio: giorno 6, sul Sole 24ore leggo, in riferimento alla squallida vicenda sessuale che ha visto coinvolto Berlusconi, che la CEI si lascia andare in una filippica contro il "degrado morale" che ha "tolto l'innocenza a intere generazioni", dice mons. Crociata (nomen omen): con tutto il rispetto per l'innocenza, direi che essa è assente dall'Occidente da almeno due millenni; quella dei preti è semplicemente candida malizia. La medesima con la quale il giorno prima, riferendosi alla sciagura di Rimini, Benedetto XVI (sempre lui...) ha sentenziato "mai più incidenti!": ma sicuro, basta che lo dica il papa, e non ce ne saranno più!<br />
Poi, già che c'era, ne ha approfittato per il solito pistolotto di "condanna" della "violenza nel mondo": "Troppo sangue continua a scorrere nel mondo. Quando impareranno gli uomini che la vita è sacra e appartiene a Dio solo? Quando comprenderanno che siamo tutti fratelli?"... Caro "papa": impareranno quando capiranno che non esiste un dio, e che è proprio il credere il contrario a generare ignoranza, e quindi violenza. Quand'è, dunque, che tu e la tua combriccola la smetterete d'estorcere i miliardi del contribuente per predicargli cose che non esistono, e che sono la vera causa dei suoi mali? Quo usque tandem, Benedicte? E ti lamenti se il povero Balducci sia stato sospeso per aver detto che ormai ti ascoltano solo quattro gatti?<br />
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Agosto: la propensione al disfattismo, al sabotaggio ed all'ipocrisia più becera dello Stato Vaticaliano, si riattesta in occasione dell'ennesima tragedia del mare al largo di Lampedusa. La CEI (mai troppo paga di rompere le scatole proprio a quei beoti che le permettono ancora d'esistere...) definisce inumani l'omissione di soccorso (di chi? Italiana? Maltese?) ed il rifiuto d'asilo, dimenticando (come assai giustamente sottolineava Bossi) d'avere leggi che negano entrambi! Il caldo brucia i cervelli, si sa: e a certuni, a quanto pare, li frigge tout court.]]></description>
 <category>Notiziario</category>
<comments>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=255</comments>
 <pubDate>Sun, 23 Aug 2009 18:50:53 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Anche i profeti mangiano fagioli...]]></title>
 <link>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=254</link>
<description><![CDATA[Breve risposta didattica ad un illustre anonimo sconosciutoNon passa giorno in cui non noti una costante degenerazione attitudinale in chi frequenta internet: uno spreco di tempo ed energie rubato ad altre attività facilmente immaginabili. Ultimamente, ad esempio, a proposito di "proselitismo ed apologetica" (presunte), ho letto in un <a href="http://www.uaar.it/news/2009/05/07/talebani-papa-fermi-proselitismo-cristiano/" target="_blank">thread del sito dell'UAAR </a> una riga di un tale che si passa per prete, il quale, forse in un eccesso di verve autobiografica, ha definito il mio sito "carnevalesco" (?) puntando l'indice su una mia "erronea" citazione a proposito della dieta "particolare" cui Yahveh sottopose il povero "profeta" Ezechiele.<br />
Si tratta, a giudicare anche dalle modalità espressive che ostenta, del classico tipo di personaggio che cerca il pelo nell'uovo (o nell'uomo?) per fini "apologetici", di modo che l'insieme possa essere giudicato non valido a partire da un qualsiasi suo dettaglio: un invito a nozze, per me. Dato che non ho l'opportunità di ribattere a caldo, colgo dunque l'occasione per farlo a casa mia, accrescendo la casistica delle "carnevalate" a futura memoria di chi non ama farsi prendere in giro.<br />
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Che Yahveh dimostri a piene mani uno spiccato feticismo coprofilo (v. ad es. i primi due capitoli di Malachia, oltrechè le gustose prescrizioni del Deuteronomio), è indubbio. Mangiare sterco era considerato un "surrogato dietario" specie durante eventi punitivi voluti sempre dal truce Yahveh (v. l'esempio di quello di colomba, venduto per oltre 100 grammi d'argento al kilo, nel secondo Libro dei Re; e guarda caso, il passo di Ezechiele, come vediamo dal 4:16, parrebbe alludere ad un'eventualità punitiva analoga). Il mangiare sterco umano è equiparabile a mangiare "carne abominevole" (idest umana: v. 4:14), in quanto si tratterebbe comunque di un elaborato del corpo umano, pur se di scarto; da cui, ecco che il "dio magnanimo" "fa lo sconto" ad Ezechiele, imponendogli sterco vaccino anzichè umano (4:15).<br />
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Ad ogni modo, pur nel primo caso, già persino il solo cuocere il pane nella merda avrebbe reso contaminato quest'ultimo (e difatti, vediamo, sempre dal latino, "panem pollutum"; come del resto implica Ezechiele stesso!) tramite i fumi emananti dalla combustione. E ciò anche perchè il fumo delle cose bruciate era considerato nutrimento, nella misura in cui implicava l'assunzione della sostanza dell'oggetto bruciato: Yahveh stesso si nutriva di fumo (come d'altronde pure quasi tutti i suoi fedeli: passati o presenti che siano...).<br />
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Dall'altro canto, è più plausibile che non si tratti di "cuocere (usando lo sterco come combustibile)" anche perchè l'abbruciamento di sterco non costituiva in sè un peccato: persino le prescrizioni oblative bibliche lo consideravano bruciabile come "offerta per (mondare) il peccato" (dunque, una metodica catartica "simpatica") in richiesta di perdono a Yahveh, unitamente a carne e pelle della vittima (oggetti taboo qualora si trattasse di bestie sacrificali; ma chiaramente non tali nell'uso di tutti i giorni). Inoltre, l'abbruciamento doveva essere fatto fuori dal campo abitato (da cui la precisazione "davanti a loro", cioè "agli uomini", nel caso di Ezechiele, a rincarare l'evenienza del fatto che il "profeta" dovesse sottostare ad una manipolazione oltraggiosa); e questo sia perchè si trattava di un elemento taboo, sia perchè, fuori da qualsiasi vaporosità teologica, sono pur sempre degli escrementi.<br />
Tutto ciò a meno che non vi sia qualche altra regola che dimostri il contrario: cosa che non esiste. Anzi, proprio negli stessi capitoli in cui si fanno tali distinzioni, si procede ad es. alla descrizione delle regole per l'immolamento degli arieti, di cui uno viene bruciato in toto, interiora — e dunque sterco — incluse.<br />
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Ne concludiamo che, sebbene la contaminazione ci sarebbe stata in entrambi i casi, essa sarebbe stata diretta — quindi più grave — qualora lo sterco sarebbe stato ingerito <i>solida ratione</i>. Difatti, si tratta senza dubbio di "preparare", nel senso di "impastare", anzichè "cuocere (utilizzando lo sterco come combustibile)", anche perchè per descrivere l'azione è usato il verbo <font class=symbol>poiew</font> (poièo), che significa "creare", "preparare", "apprestare", "fare", nel senso concreto del termine; ed in ebraico è reso con "asah", che ha stesso significato. Ergo, non è implicato alcun senso di "preparare" inteso come surrogato di "cuocere", ma si tratta di "impastare in", "su", "con", "insieme", o al limite "in mezzo", ovvero "mischiandolo a", "unendolo a". Persino nella pur problematica Vulgata abbiamo "et facies panem tuum in eo" (in greco tradotto, poco conformemente, con "<font class="symbol">poihsein tous artouV sou ep</font>'<font class="symbol">autwn</font>, poih'sein toùs àrtous sou ep'autòn"), ossia "e fai il tuo pane in (mezzo ad) esso", "in esso", "dentro esso (lo sterco)".<br />
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Qui sembrerebbe piuttosto che il "trascrittore" abbia evitato accuratamente d'usare il verbo <font class=symbol>massein</font>, che definisce l'azione di "impastare" <i>de facto</i>, e che del resto non è usato in nessun'altra parte della Bibbia: difatti, a tagliare definitivamente la testa al toro, faccio notare che negli unici altri due passi biblici in cui si parla dell'azione di impastare pane o simili (Genesi 18:6 e Geremia 7:18), è usato proprio poièo, qui tradotto però, guarda caso, come "impastare", e messo ancora in corrispondenza con l'ebraico asah! Poichè l'episodio di Ezechiele illustra un'opzione ardua (l'equivalente concettuale di una lectio difficilior, per capirci) ergo dall'equazione emerge pianamente la cosa, ossia che non sussista nessuna "interpretazione" da poter fare... è tutto pianamente scritto e tranquillamente tradotto. Si tratta di pane impastato con merda: e che fosse umana o vaccina, sempre merda è. <b>Stop</b>.<br />
Nulla di cui stupirsi, dunque, se oggi si tende a voler sviare le cose; evidentemente al copista seccava che un sant'uomo come Ezechiele, dalle profezie così infallibili, dovesse riempirsi la bocca di merda per punizione, così come secca agli odierni "avvocati di Dio".<br />
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Quod erat demonstrandum.<br />
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L'unica cosa certa, è che non ci sono più i preti di una volta: è chiaro che quelli odierni conoscano molto approssimativamente la stessa Bibbia; è sicuramente un bel passo indietro rispetto ai loro antesignani, che invece la conoscevano talmente bene da imporre "traduzioni" di significati selettivi a seconda dei casi...]]></description>
 <category>Assurdo</category>
<comments>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=254</comments>
 <pubDate>Thu, 7 May 2009 21:04:17 +0200</pubDate>
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 <title><![CDATA[Sintesi del maggio 2009]]></title>
 <link>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=253</link>
<description><![CDATA[Ancora dardi "bipartizan" sul povero Benedetto XVIPovero Ratzinger; gli strali continuano a fioccare senza posa sul suo santo capo ermellinato! Ma cosa vi avrà fatto mai, questo pover'uomo? Dite la verità: siete invidiosi per le sue scarpine sanguigne!<br />
A proposito di "cristiani ingiustamente perseguitati", che "non perseguono fini di proselitismo" mirati alla trasformazione della mentalità delle culture che li ospitano, i talebani gli hanno lanciato <a href="http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/05/07/1021332-talebani_papa_fermi_crociati_proselitismo.shtml" target="_blank">un ultimatum</a> "affinché impedisca concretamente le azioni stupide e irresponsabili di missionari crociati insensibili; chiediamo che non aspetti le gravi conseguenze di una reazione, dovuta alla sensibilità islamica in rivolta dei musulmani afgani". Così recita un comunicato diffuso dai talebani afgani, che accusano "gli occupanti crociati americani" di avere permesso a decine di associazioni e gruppi cristiani di fare proselitismo nel Paese "con il pretesto di attività umanitarie". Pochi giorni prima, gli stessi militari, in barba (è il caso di dirlo...) alle disposizioni locali, che vietano il proselitismo anti-islamico, erano stati sorpresi a distruibuire Bibbie in arabo e pashtun, che sono state regolarmente confiscate e bruciate dai talebani. Sempre da Il Tempo, la notizia correlata ci parla di cristiani costretti a barricarsi in casa perchè i talebani gli danno la caccia: "Convertitevi, o vi ammazziamo", è l'aut aut. Chissà come mai!<br />
Ma non è tutto: il "papa teologo" raccoglie grandi consensi anche dal <a href="http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/05/07/1021330-offese_insulti_papa_radio_israeliana.shtml" target="_blank">fronte ebraico</a>, ovvero dalla "fonte del cristianesimo".<br />
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<div class=quote>Pesanti e violenti insulti contro Benedetto XVI sono stati lanciati dall'emittente radiofonica Israel national Radio dei coloni israeliani che fa parte dell'agenzia informativa "Arutz Sheva". Nel programma dei due conduttori Tovia Singer e Tamara Yonah del Papa vengono date diverse definizioni offensive: Benedetto XVI viene chiamato "il ragazzo di Roma, l'ex giovane nazista", si afferma che viene in Israele da "crociato" per chiedere agli ebrei "di svendere parte della Terra Santa alla sua Chiesa". "Si legga il libro di Zaccaria o la Genesi - affermano i due conduttori - al posto di Agostino: questa terra è legata a un'Alleanza, non appartiene a Roma".</div><br />
Lasciamo stare che gli "insulti" non siano poi così pesanti e violenti: Ratzinger meriterebbe di ben peggio (sempre, però, in stretta relazione col suo ruolo, non contro la persona, è ovvio): la cosa più rimarchevole è che questi siano soltanto alcuni esemplari di quegli "ebrei che non c'entrano", che "vari cristiani" come Pera ("siamo tutti ebrei", eh?), Boniver ("il sionismo non è razzismo", eh?), Frattini e analoghi, hanno difeso a spada tratta verso chi li taccia di razzismo e protervia che hanno sempre dimostrato contro tutto il mondo, in forza appunto di un "patto" esclusivo con un improbabile dio geloso e vendicativo, estorto ai cananei unitamente alla "terra promessa"...]]></description>
 <category>Notiziario</category>
<comments>http://www.alexamenos.com/index.php?itemid=253</comments>
 <pubDate>Thu, 7 May 2009 14:32:05 +0200</pubDate>
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