Finché ci sarà povertà, ci sarà religione.
.. Will Durant.
Molto spesso ci siamo chiesti in cosa consista il vero problema di un paese nel quale il cristianesimo è stato costruito e possiede il suo centro nevralgico; a questa domanda sovente se ne aggiunge un'altra collaterale, ovverosia se le società di stampo cristiano non cattolico siano o meno assillate dai medesimi problemi. Edward Gibbon avrebbe risposto che le religioni sono un mero argomento di geografia; quest'affermazione è un corollario imprescindibile per comprendere i perché del radicamento di una data superstizione.

La situazione geografico-climatica dell'Italia ha creato la mentalità dell'italiano, il suo stile di vita e le sue credenze; uno stile "solare" e volenteroso, ma anche pigro e incline all'escamotage. La situazione di un paese carente di risorse, il cui bel tempo incita alla perenne vacanza, con poca voglia di lavorare e molta d'aver soldi facili (per godere i piaceri), può essere facilmente speculata attualmente; oggi l'Italia si trova in una situazione d'estremo disagio e risulta criticata dalla comunità mondiale perché è governata da pochi super-benestanti ammanicati con una mentalità appunto "cristiana". La cosa più sintomatica è che milioni di persone non obiettano alla presenza di simili classi dirigenti disastrose, probabilmente perchè hanno altri problemi cui pensare (creati poi da chi, appunto!), o forse si identificano in ciò che li riassume tutti come comportamento e personalità diffusa, accontentandosi poi dell'inazione e di filosofia buonistica pseudo-stoica che odora di "cacicavalli appisi".
È Roma, l'Italia, ad aver creato il cristianesimo a sua immagine e somiglianza, non viceversa. Il Vaticano costituisce la continuazione della religione pontificale romana, che serviva allo stato per moderare le masse: un corpo estraneo che, proprio a questo scopo, gode di abnormi immunità ed è definito "indipendente", pur entrando spesso e volentieri nel merito della vita italiana.

Non è un caso che in questo territorio così ristretto e intrinsecamente privo di risorse rilevanti si sia sviluppato l'impero più potente e dissoluto di tutti i tempi: un impero parassitico, che ha poi esportato la sua mentalità ovunque tramite mezzi militari, e che, dopo la sua fine, ha comodamente sostituito le legioni con le diocesi.

Domenico Pacitti, docente universitario e autore di numerosi articoli d'analisi sullo stato di degrado in Italia, è una voce autorevole in merito. In una famosa intervista rilasciata durante il braccio di ferro per la Costituzione Europea, Pacitti sottolineava appunto queste problematiche e le loro discendenze a livello etno-logistico; problematiche comunque presenti in qualsiasi area geografica in cui si registra il primato del cattolicesimo:

Circa due millenni e mezzo fa, durante una sua visita nell'Italia meridionale Platone condannò la "bios eudaimon", espressione traducibile grosso modo con quella che oggi chiameremmo "la dolce vita". Credo vi sia un certo grado di continuità, in ciò: e penso che la prospettiva storica più fruttuosa per una corretta comprensione della corruzione italiana, sia la Controriforma, nella misura in cui questa ha rafforzato i princìpi cattolici [...] In primo luogo, la mancanza di coscienza morale e sociale, è dovuta alla chiesa. Poi abbiamo la perdita di comportamento morale, dacché il peccato dopotutto può essere cancellato con la confessione. Un altro importante principio cattolico consiste nel perverso modo d'ottenere le cose; ossia, il collegamento con dio non è diretto, ma ottenuto tramite l'intercessione dei santi. Dall'altro lato, il concetto di verità è assai relativo, dato che solo dio conosce la verità. L'eccessiva suscettibilità alla falsità ed all'illusione costituiscono un ulteriore principio: i cattolici sono indottrinati a credere che pane e vino si trasformano veramente in carne e sangue di Gesù ogni qual volta si tiene messa. Eppure, incoerentemente, credere nei miracoli non implica pure credere nel cannibalismo. Infine, sussiste uno schiacciante senso di colpa che deriva dalla dottrina secondo la quale tutti siamo nati macchiati col peccato originale. E così via [...]
Penso che i princìpi appena elencati parlino da soli: e, come sapete, molte volte ho cercato d'avvertire sulle loro conseguenze [...] Allo stesso modo, per rimanere nello stesso campo di questa "filosofia", l'evasione fiscale, l'occultamento di fondi all'estero, la violazione dei regolamenti edilizi ed altre attività illegali, sono regolarmente "perdonati" tramite speciali amnistie, ed il trasgressore alfine finisce per pagare alla comunità un prezzo molto minore di quanto avrebbe dovuto accadere. Abili avvocati traggono vantaggio dal labirinto di leggi italiane al fine di ripulire la fedina penale di clienti facoltosi da qualsiasi trasgressione. Chi va in prigione, sono soltanto piccoli criminali che non riescono a permettersi difensori di grido; così, non ci sono deterrenti per scoraggiare i grossi malfattori. Abbiamo esempi grotteschi di lingotti o mucchi di banconote nascosti nelle suppellettili di alti funzionari, o sotterrati nei giardini; somme enormi di danaro trasferiti su conti esteri; salari e privilegi a dir poco scandalosi per i politici; e molto, molto altro. Tutto ciò riflette un livello di cupidigia ed egoismo che può essere definito patologico. E così, la dottrina cattolica del perdono ha sostituito il concetto di giustizia; questa è la vera radice del problema [...]
E come potete immaginare, proprio la parola "verità" diventa un taboo. Gli italiani amano parlare della "tua verità", ma raramente della "Verità"; la cosa è talmente radicata, che è diventata una regola grammaticale. Non deve sorprendere che il codice penale italiano cosideri la verità qualcosa di secondario. Ad esempio, in caso di diffamazione o calunnia, la verità è molto meno importante del concetto feudale di offesa all'onore di una persona. Così, persino la legge scoraggia il cittadino dal dire la verità [...]
Ritengo sia importante che stiamo parlando di corruzione per italiani autoctoni e stranieri residenti in Italia, non per individui d'origine italiana che risiedono all'estero. Non è un caso che molti italiani andarono via dall'Italia appunto perché preferirono farsi una vita onesta ed essere giudicati per i loro meriti. Penso dunque che non si tratti di inclinazione "genetica"; quindi, tutto sta in problemi sociali e morali che condizionano l'Italia [...]
Concedetemi l'opportunità d'avvertire gli europei del fatto che il miglior contributo dell'Italia all'Europa, potrebbe essere insegnare il modo in cui aggirare la legge e legiferare al fine di facilitare l'evasione dalla legalità più avanti [...]
Proprio ora, il papa (Wojtyla, NdT) e il suo braccio destro Romano Prodi stanno cercando di far includere un esplicito riferimento religioso nella Costituzione Europea. Penso si debba lanciare una campagna per evitare che ciò accada: a tutti i costi. Come l'esperienza insegna, presto o tardi gli europei pagheranno per qualsiasi appiglio religioso nella Costituzione. Se proprio la gente deve credere in cose di cui non abbiamo evidenza, tutt'al più si lasci che ciò accada nel privato. La Chiesa Cattolica ha distrutto l'Italia sia moralmente che spiritualmente: non vedo perché dovremmo ridarle l'opportunità d'infettare l'Europa velocemente e surrettiziamente.

Di certo il problema della società "cristianizzata" non è dato solo dalla religione: come abbiamo puntualizzato, essa funge piuttosto da catalizzatore e prima causa d'accentuazione dei problemi fondamentali dell'essere umano, aumentando la capacità distruttiva delle illusioni cui è associata e di cui condivide le tipologie. La natura di un'istituzione parassitica, assolutamente inutile in un universo nel quale non esiste alcun dio cui piegarsi, bensi delle regole sociali avanzate che fanno capo alla consapevolezza del Sé e all'informazione, è la chiave per comprendere in che modo la società viene penalizzata dall'esistenza di simili organizzazioni.
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