Home . Fondamenti . Se questo è un ateo...
Poche persone sono degne di non credere a nulla.
.. Jean Rostand
Il rifiuto di credere in Dio implica il togliersi da sotto l'"ombrello" accomunante sotto il quale si riparano i credenti, con tutto quanto ciò potrebbe implicare a livello di inconvenienti esistenziali. È bene precisare comunque che eventuali problemi derivati dal non-credere non potrebbero certo essere additati come una mozione a suo sfavore, nè tantomeno a favore dell'esistenza di divinità onnipotenti che non solo permetterebbero il Dubbio, ma anche l'eventuale malessere derivatone.
L'ateo coscienzioso, che sa distinguere rispetto all'ateo meramente libertino, di solito non ritiene interessanti le medesime cose della maggioranza; questo tipo di ateo potrebbe sicuramente trovare difficoltoso stabilire un rapporto d'amalgama con chi, d'altronde, tende a definirlo un presuntuoso che "vorrebbe sostituirsi a Dio". Il non-credente (quando posso, preferisco chiamarlo così, anzichè col termine "ateo) potrebbe tendere ad isolarsi proporzionalmente all'intensità della consapevolezza della falsità su cui poggia la società in cui si vedrebbe "costretto" a vivere.
Il sintomo può palesarsi sotto forma di apatia, odio, risentimento nei confronti dell'esistenza propria e altrui: in forme più pratiche, può anche svilupparsi nell'incapacità d'integrazione nel mondo del lavoro, nella sessualità, nei rapporti sociali. Nonostante ciò, l'ateismo addìta la responsabilità di fomentare le credenze non alla società, bensì a quelle minoranze coesionate che hanno fatto della loro insufficienza al "materialismo" una questione commerciale; e se da un lato non possiamo accettare un contesto sociale per via della falsità alle sue fondamenta, potremmo trovare quantomeno un compromesso di convivenza con una realtà così arretrata, senza per ciò trattare od essere trattati dagli altri come inferiori.

Dal momento che le religioni si stratificano automaticamente sul concetto di Bene, chi non aderisce a tale assioma, negando indirettamente la società che su di esso si basa, molto spesso non ha altra scelta che accettare lo stigma del "demoniaco", secondo uno stereotipo manicheo imposto dalla struttura sociale stessa. L'ateo è riconoscibile non solo perchè rifiuta la società, bensì perchè le cognizioni conformano aspetto e comportamento: inoltre, l'ateo è rifiutato perchè l'essere umano preferisce l'affermazione alla negazione, pur qualora essa fosse diretta a un fine costruttivo, delineato tramite la demistificazione del "si" falsato che è identificato con il concetto di Dio.
Quello che i preti non sono riusciti a capire (o meglio, non hanno voluto capire, per ovvi motivi), è che la soluzione di problemi del genere non si ottenga certo parlando di "presunzione antropocentrica". È automatico che, eliminando una proiezione esterna, l'essere umano potrebbe essere portato a sostituirle se stesso, in mancanza di un altro target; dato che l'idea di Dio è stata creata proprio per dover essere non-plus-ultra, è altrettanto placito che non si possa sostituire scientemente uno "sparring-partner" con un altro, mentendo a se stessi.

A condizioni di contrasto e disagio estremo, che scavalca la buona volontà di rispettare il prossimo per ciò che esso è come persona, si potrebbe giungere addirittura ad un rifiuto della società e ad un attivismo sociale che può diventare ossessione o anche invasamento. Se ti senti differente, automaticamente tutto potrebbe girare storto, a cominciare dal rapporto con coloro ai quali stai tentando di comunicare qualcosa di diverso.
Nella loro logica molto periferica, i credenti ora diranno che questo Dio bizzoso, svogliato e indaffaratissimo, stavolta si è accorto sollecitamente di noi, facendoci subire la giusta punizione per la nostra superbia: ma piuttosto è il nostro non conformarci alla linea di pensiero della "Normalità", a farcela subire. I dotti sanno dirci anche che Dio userebbe gli atei per attestare la propria presenza e liberalità: una spiegazione che basta ai semplici, abituati a cogliere un dio che scende a morire su una croce affinchè possiamo diventare gli abitatori della sua corte celeste.

Qualora non tenessimo conto dei fondamenti della razionalità, potremmo essere portati a gettare la spugna di fronte al permanente stillicidio attuato dal meccanismo della società conformata, specie se rimaniamo da soli: la cosa peggiore è che gli altri atei, avviluppati nei medesimi problemi e vittimizzati da uno stereotipo individualismo, non ci soccorreranno affatto. Al limite, staremo semplicemente accentuando la valenza di problemi che possono capitare a chiunque nella vita di tutti i giorni, solo che non potremo avere quel "qualcosa" cui rivolgerci quantomeno per sollievo pur nel caso in cui, per semplice riflesso infantilistico robotizzato, saremmo li per li per esclamare "Dio, perché mi perseguiti?", attendendoci un agguato all'incrocio di qualche Via di Damasco.
Sfruttando le debolezze e l'effetto di isolamento di questi individui poco convinti, i missionari della salvezza effettuano la loro azione di recupero, dicendo che lo stato in cui ci si trova è una punizione per aver abbandonato Dio e la "ragionevolezza". Non di rado s'assiste al ritorno dei "figli prodighi", atei tiepidi o incapaci di cogliere la realtà delle cose nell'interezza delle loro sfaccettature, timorosi e sofferenti per quanto hanno subìto nell'aver abbandonato "la retta via"; da costoro scaturiscono i più grandi avversari dell'ateismo e predicatori del "buonsenso".
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