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Dateceli dai cinque ai dieci anni, e saranno nostri per sempre.
.. J. De Maistre.
Il cittadino è abituato a pensare a Dio fin da tenera età. L'indottrinamento parte dalla famiglia, in un circolo chiuso: il padre, il nonno, l'avo, sono stati tutti inquadrati a cascata su una forma mentis che trasmettono generazionalmente a una staffetta ai figli e ai figli dei figli.
Lo shamano del villaggio non aveva bisogno di un supporto esterno, per avallare questo fine; una società più vasta, invece, non può prescindere da un accordo tra governo e organizzazione religiosa, al fine di formattare il "cittadino modello". Oltre alla famiglia, la "società dei Giusti" possiede svariati mezzi per conseguire questo scopo: il catechismo, le associazioni scoutistiche, palinsesti "puliti", e tanto altro. Tramite questa ossessiva "formazione" capillare, il giovane è pressoché impossibilitato a crearsi una prospettiva autonoma.

Un uomo cresciuto senza moniti sovrannaturali, può esser capace di tante cose: copulare con parenti strette, ammazzare il padre, diventare omosessuale, fregare il prossimo, commettere perversioni con animali ed altri atti innominabili che la Bibbia ha già provveduto a sintetizzare, prescrivendo la pena di morte come giusta punizione, come vediamo ad es. ne Deut. 21.18:

"Se hai un figlio incorreggibile, che si dà ai bagordi ed alla bella vita rifiutandosi di mutare atteggiamento pur dopo che è già stato castigato una prima volta, verrà portato al cospetto dei saggi e lapidato".

Il Siracide, quello stesso "libro sapienziale" che a detta di padre Claudio Traverso costituisce "quasi una sintesi della tradizione di saggezza che lo precede, un manuale del buon comportamento religioso e morale" (!), rincara la dose, ben visibilmente, all'1-14 del capitolo trentesimo, che invitiamo i lettori a visionare de visu sinché rimarrà nel sacro testo, diversamente da alcuni passi dello stesso libro che vi sono stati cassati, ed altri aggiunti, con le ultime due edizioni ratificate CEI e Paoline.

Il "buon padre di famiglia" gode nel sentirsi tale se avrà dato alla discendenza un'"educazione" rigorosa, gerarchica, nella quale prima viene Dio, poi il sacrificio e l'immagine del padre severo, tutto d'un pezzo, ligio ai "doveri sociali", trasmessa di generazione in generazione: non può non annuire alla persistenza di strumenti come la religione, pur qualora fossero basati sul falso.
Con questa benintesa educazione ci si prefigge soprattutto lo scopo di formare il cittadino nell'ambito dell'obbedienza e della sottomissione, già sin da quando il nuovo nato entra a far parte del "corpo di cristo". Il Catechismo della Chiesa Cattolica amplia il concetto, giustificandolo con la "verità indubitabile" delle "divine scritture":

"Divenuto membro della Chiesa, il battezzato non appartiene più a sé stesso, ma a colui che è morto e resuscitato per noi. Perciò è chiamato a sottomettersi agli altri, a servirli nella comunione della Chiesa, ad essere «obbediente» e «sottomesso» ai capi della Chiesa, ed a trattarli «con rispetto e carità»" (1269).
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