Dio non esiste: da cui, tutte le religioni sono false e, in quanto tali, tutte nocive: lo provano la storia e la cronaca quotidiane. Dunque, trattandosi dell'elemento più caratterizzante nella formazione e conformazione dei comportamenti di individui e popoli, occorrerebbe istruire la gente a smascherarle e metterle al bando, al fine di poter conseguire pace, prosperità e progresso stabili e duraturi.
Dal momento che un'affermazione siffatta risulta tanto coraggiosa quanto impopolare, tutti questi "esperti" più o meno incravattati che appaiono insistentemente in TV parlano di "amore universale", "tolleranza per tutte le religioni", "comprensione del diverso" e "convivenza pacifica tra culture", quali "unici strumenti" per riuscire ad avere ragione "dell'intolleranza": che, a loro detta, cagiona fenomeni come il "terrorismo islamico". In realtà, codesti sicofanti che si agitano convulsamente più per carpire qualche applauso che per profondo discernimento, farebbero meglio a ripassare storia e geografia: perchè chi ignora queste due discipline è destinato ad assistere impotentemente al ripetersi di eventi già verificatisi in passato.
Costoro ignorano in primis che l'intolleranza, essendo piuttosto figlia dell'ignoranza e sorella della superstizione, non possa essere combattuta spalancando ulteriormente le porte per farsi vedere caritatevoli e "superiori", ma bensì con eguale (se non maggiore) intolleranza: perché chi ha un'indole e una formazione rozza non comprende il principio dell'accondiscendenza civile.
È un innegabile dato di fatto che, tra le religioni presenti sul suolo nostrano oltre al cristianesimo, quella islamica sia la più diffusa e parimenti la più foriera di problemi a livello sia individuale che collettivo. Chi proviene da luoghi risorsisticamente poveri (si converrà che il petrolio non sia una risorsa di tutti i musulmani e che il dattero non rientri tra le equities del Dow Jones...), climaticamente e territorialmente ostili, dove sussistono princìpii legislativi non del tutto equi, impostati su leggi materiate dal "diritto del più forte" e da sinergie religiose interallacciate a dei "testi sacri", una volta entrato in contatto con un mondo più sofisticato (che loro, infatti, definiscono "corrotto") tende a diventare istericamente critico verso chi lo ospita, perché si sente "più puro" di quest'ultimo: ciò accade perché i "migranti" e i musulmani già radicati, coadiuvati dai manutengoli occidentali di cui sopra, con maliziosa infantilità equivocano la primitività per purezza e la complessità per corruzione. Per quale motivo si verifica ciò? Risposta: perché l’islam è una religione sempliciona, essendo impostato su un canovaccio abbastanza scontato, nel quale un dio si "rivela" a un tizio "eletto" (e di nascosto a tutti gli altri...), ordinandogli di scrivere delle "leggi" e di guidare il "suo" popolo alla "conquista del mondo". E ovviamente, i poveracci affamati, ignoranti e disperati, che pendono dalle labbra di codesti "eletti", non possono far altro che abboccare all'amo ed eseguirne i folli voleri. In tal modo, persino l'ultimo chiodo della carrozza si sentirà anch'egli "eletto" e non sentirà alcuna ragione nello sgozzare chiunque gli si parasse dinnanzi: anche perché gli hanno promesso che, se si farà saltare in aria, andrà dritto dritto in un paradiso di delizie, dove lo sollazzeranno ben 72 giovinette eternamente vergini...
I furbastri babilonesi, assiri e quant’altri popoli semiti antesignani degli odierni arabi, possedevano ricche mitologie di questo tipo: sarà per questo motivo che i "miliziani" dell’ISIS tentano costantemente di distruggere le testimonianze del passato, seguendo le orme di un "profeta" che a suo tempo eliminò tanti "idoli", rase al suolo tante città e sterminò migliaia di persone persino della propria gente, giustificando la cosa col fatto che non volevano mollare i "falsi dei" e convertirsi al "vero dio"... Che poi quest'ultimo sia null'altro che una variante dell'antichissimo El dei paganissimi cananei (antenati degli ebrei e vicini parenti delle popolazioni proto-arabe...), è un altro paio di maniche: il fellah allucinato è stato istruito a tapparsi le orecchie al solo udire quest'altra verissima teoria, con l'ausilio di "studiosi islamici" collusi coi suoi "santoni".
Dunque, è il canovaccio semplicistico d'una religione nella quale il poveraccio pensa di poter essere in diretta comunicazione con "Dio", ad essere la causa di questa mentalità proterva e spietatamente aggressiva, con tutto quanto ne deriva. Tale caratteristica è condivisa con l'ebraismo, altra religione "semita" ma di tipo più ibrido; invece, il cristianesimo ammortizza questo primitivo canovaccio ponendo un intermediario tra l'uomo e il "dio inconoscibile", secondo un sistema che accorpa mitologia pagana, platonismo ed ebraismo. Questa sua struttura è causa della sua più complessa filosofia, ma al contempo anche della sua esitazione decisionale.
Quel che è peggio, in forza di questa loro presunta "purezza", i "migranti" pretendono persino di cambiare le cose in casa altrui, tentando protervamente di far adattare gli ospiti alle "leggi" che essi hanno importato dai loro ingrati luoghi d'origine, anzichè adattarsi loro a fare il contrario. Prova ne sia l'intolleranza di cui l'occidentale è fatto oggetto nel doversi sempre calare alle "leggi" dei luoghi islamici in cui si reca: per non dire dei casi di crimini a suo carico, che spesso hanno riscontrato la sordità del diritto locale e internazionale proprio con la "tacita" scusa che "dobbiamo compatirli" in quanto "più primitivi di noi"...
Cosa peggiore, a scanso di equivoci, tutte queste caratteristiche sono condivise ab antiquo da tutte e tre le "religioni rivelate", a riprova della bontà della tesi.
A chi la ama e la sa leggere, la storia insegna che questi comportamenti siano già stati propri non solo all'ebraismo, che è stato installato obtorto collo nella patria d'origine di precedenti culture "pagane" (con le quali era imparentato), ma anche al cristianesimo, che è stato importato in Occidente proprio in un'epoca caratterizzata anch'essa da una profonda crisi economica e d'identità, diramandosi appunto da territori siriani e maghrebini: territori nei quali, per inciso, operavano tradizionalmente anche agenti terroristici come gli esseno-zeloti giudaico-cristiani (i "galilei"), gli hashishin (anche detti "nizari": curiosa l'assimilabilità con i "nazareni" "cristiani"), oggi purtroppo popolarizzati anche da prodotti videoludici molto travisanti, i saraceni (probabilmente già noti sin dal tempo di Diocleziano) e gli attuali terroristi moderni. Cristianesimo e islam sono fratelli: l’unica differenza tra di loro consiste nel fatto che il primo è stato ridimensionato dal progresso culturale e scientifico occidentale, figli della civiltà greca e romana che esso ha tentato di distruggere a tutti i costi.
I romani sapevano già che dalla Siria filtrasse in Occidente tutto quanto vi fosse di più corrotto e assurdo al mondo: ma i primi "pensatori" cristiani (che, guarda caso, erano pressochè tutti stranieri e originari da luoghi avversi a Roma...), con l'avallo di deviati politicizzati autoctoni, riuscirono a far passare il bianco per nero, tra ipocrite suppliche e manifesta protervia. Allo stesso modo, ora ci stiamo trovando nelle condizioni di fronteggiare un'altra invasione non dissimile, coadiuvata da portavoce "dell'islam buono" con l'avallo dei "pensatori" locali: i quali, appunto per captare qualche applauso e far fioccare qualche nuovo voto nelle liste dei partiti di cui sono tesserati o "simpatizzanti", parlano di "rispetto" e di "fare discrimine".
Dall'altro lato ancora abbiamo quegli occidentali che, pressati dalla "paura del terrore" e confusi dalla protervia e dall'insistenza dei portavoce di cui sopra, istigano all'attaccamento (a volte anche kitsch e infantile) ai presepi e ai canti natalizi da parte di una destra paternale e demodè, per sommo gaudio di una Chiesa in cerca di recupero di consensi e vocazioni.
Lasciamo stare la "realpolitik": non credo proprio che il paese abbia bisogno di nuovi "immigrati", a prescindere. Non servono al lavoro, ma anzi aggraviano la situazione lavorativa dei luoghi in cui si spostano. I loro predecessori, giunti costì in epoche non sospette e con mezzi meno hollywoodiani, si sono integrati più facilmente perché, nonostante le differenze sussistessero già allora, stavano più quieti e non facevano rimostranze, dato che il lavoro si trovava quasi subito ed entro i termini della legalità. Allora c'era una moneta indigena e l'economia girava per tutti. Ciò non può accadere per gli epigoni attuali: beninteso, quei pochi che giungono qui veramente per motivi di lavoro e/o politici. E non si creda mica che il reclutare lavoratori a basso salario, motivando la cosa come "misura d'emergenza" (come ha fatto la Merkel con i siriani...), sia una soluzione: dopo un iniziale periodo d'adattamento a salari iniqui, i nuovi venuti chiedono (giustamente) adeguamenti simili a quelli dei lavoratori locali, e, a questa condizione, saranno drasticamente defenestrati dal mercato del lavoro (nero...), per far posto ad altri infelici subentranti, da sfruttare a loro volta alle stesse condizioni. Così, essi entreranno nel mondo della criminalità oppure si troveranno costretti a emigrare in altre regioni del pianeta, dopo aver lasciato terra bruciata per i lavoratori autoctoni!
Dire che "faranno lavori che non vogliamo più fare" è un'assurdità, in primo luogo perchè il lavoro che prima c'era per l'italiano ora manca proprio perchè s'è verificato un esubero di manodopera immigrata; stesso dicasi per quanto riguarda il "pagheranno le nostre pensioni", a prescindere dal fatto che i soldi che essi "guadagnano" vadano regolarmente ai "familiari" in "madrepatria" o per "risarcire" chi li ha portati in Europa sulle "chiatte della speranza"... Per non dire che affermare cose del genere costituisca anche l'attestazione più chiara della mentalità schiavistica di chi si permette di dirle (e sono stati non pochi, tra religiosi e politicanti)!
Considerata l'attuale situazione economica di disastro e costante instabilità cagionata dall'euro, la stragrande maggioranza di queste persone possono venire in Europa soltanto per poi togliere lavoro agli autoctoni o per delinquere: ovvero, per compiere atti sovversivi e sostituirsi culturalmente ed etnicamente agli autoctoni. Casi esemplari di aggressioni a privati o beni pubblici sono il chiaro esempio di un'insofferenza che non ha alle sue basi una comoda "difficoltà ad adattarsi a un ambiente che non li vuole", bensì un'insofferenza a luoghi e strutture sinergiche non familiari. In fondo, c'è ben poco di che familiarizzare, quando sei preso e sbattuto in un barcone per fare numero e "conquistare l'Occidente": qualora dietro le quinte di quest'incessante (tale perchè non si vuole che cessi...) flusso migratorio non ci fosse qualcosa di "poco chiaro", i "migranti" dovrebbero cercare di trovare ostello in luoghi caratterizzati dalla presenza di una cultura compatibile alla loro, se non fosse che queste regioni siano molto poco inclini a dimostrare la tanto decantata fratellanza islamica quando evidentemente non conviene!
Dall'altro canto, per buona pace di personaggi illucidi quanto strumentalizzati, la loro presenza non è utile alla società occidentale nemmeno a livello d'arricchimento sociale e culturale: è pressochè impossibile che riescano a integrarsi del tutto sul suolo italiano ed europeo in genere, dato che la loro cultura e i loro costumi sono espressione dei luoghi dai quali sono provenuti. Peraltro, quando una persona è costretta a radicarsi in un territorio culturalmente incompatibile dopo esser stato strappato alla madrepatria, chiaramente non proverà rispetto per la nazione ospite e desidererà che essa somigli in tutto a quella d'origine.
I tanto decantati "primati scientifici" come "l'invenzione dei numeri" (rubati agli indiani), della chimica, della geografia e dell'algebra (derubate agli alessandrini, dopo aver portato a termine la distruzione dei santuari del sapere iniziata dai cristiani...), sono piuttosto perpetrazioni di un'epoca rimasta al Medioevo: oggi i musulmani d'ogni intensità non fanno altro che ingenerare perenne contenzioso e suscitare disturbo con costumanze come il burqa, la diversità di abitudini alimentari, la "riunione di preghiera" (siete mai passati dall'uscio di una "moschea" in estate? Maschere anti-gas) o il "diritto" di fare quel che vogliono della loro moglie e dei loro figli ("perchè è tipico della loro cultura", come disse un giudice...).
Oggi come ieri, questa massa sempre più crescente di "infelici in cerca di speranza" diventa visibilmente ogni giorno di più un chiaro elemento di disturbo e destabilizzazione sociale per le abitudini degli autoctoni (siano essi "occidentali bianchi" che "non occidentali" già presenti da tempo prima). Più diventano, più il rischio di uno "scontro di civiltà" diventa sempre più alto. Gli intellettualoidi di cui sopra dicono che "in Germania ci sono 4 milioni di stranieri e tutto va bene": ma la Germania, purtroppo per costoro, ha storicamente un atteggiamento normativamente più rigido e umanamente più ipocrita verso le minoranze (le sfrutta e le tollera finchè le tornano utili: s'è visto col comportamento della Merkel nei confronti dei siriani ai quali ha garantito un "posto di lavoro" con un "salario di prova"...), e in secundis non è la culla del cattolicesimo, non certo ben visto sia dai protestanti che dagli islamici.
Che i "paesi del nord" siano genericamente più "tolleranti" di quelli del "caldo sud", è un altro luogo comune tipico di questi imbecilloidi: basta guardare al modo in cui ha reagito la Svezia alla presenza sempre più crescente di "migranti" e ai crimini da loro commessi (e di cui i media servi italiani non parlano più...) o al modo in cui è stata ridotta la Francia negli scontri delle banlieux... La cattolicissima Spagna, poi, erige muri elettrificati e spara pallottole di gomma contro orde di scalmanati che tentano d'entrare a tutti i costi nel suo territorio, ma nessuno si sogna di sanzionarla, mentre l'Italia è ammonita ad ogni mimino sentore di rimostranza: un motivo dovrà pur esserci!
E non si tema che i modi di fare finora rassegnati siano esclusivi soltanto dei "musulmani cattivi". In effetti, laddove quelli "buoni" andranno predicando per facciata di dissociarsi da chi "equivoca" la "sacra scrittura", dall'altro canto gongolano nell'ipotesi di poter conformare quel "corrotto" Occidente (che li ha accolti e ha dato loro da vivere sin da epoche non sospette...) qualora quelli che "equivocano la Legge" riuscissero in un'impresa che, del resto, è apertamente ventilata nella medesima "sacra scrittura" di cui sopra! Basta aprire il Corano per poter constatare brani che incitano alla conquista del mondo e alla distruzione degli "infedeli" che non si sottomettono o convertono: nessuno se ne dissocia nè li definisce "cose d'altri tempi", ma bensì tutti fanno finta di niente.
La "corrotta informazione occidentale" ci ha resi atti a constatare il modo in cui i "musulmani buoni" accompagnino festosamente i "liberatori" dell'ISIS, ogni qual volta questi delinquenti assassini camuffati da "combattenti per la libertà" entrano in qualche città "conquistata". Vada bene che non ci riusciranno con l'Occidente (anche perché le hanno sempre buscate di santa ragione quando ci hanno provato...), dato che ogni religione è espressione dei luoghi in cui è nata e non può radicarsi in quelli dalle caratteristiche opposte: "esperimenti" come quelli dei territori spagnoli anteriori alle Reconquista sono piuttosto un chiaro esempio di inculturazione al contrario, dove i "conquistatori" sono stati "conquistati dai conquistati"; peggio ancora dicasi per l'esperimento federiciano, incentrato su una cultura pivotale occidentale avanzata da un sovrano illuminato e non certo ben visto dalla Chiesa... Si stia comunque certi che il comportamento oggettivizzato dalla loro persistenza in loco sia già una chiara avvisaglia di quel che potrebbe accadere in caso contrario! Al pari del cristianesimo, l'islam rimane tollerabile e non fa danni finchè rimane religione non primaria e il numero dei musulmani rimane entro livelli di guardia.
A tutto ciò, l'eventualità che si dovrebbe paventare veramente più d'ogni altra è che l'italiano, storicamente sottomesso, caratterialmente debole e falsamente ecumenico qual è per indole (e questo grazie appunto al cristianesimo che si è instillato nella forma mentis romana proprio a tal scopo...), per paura e indolenza possa dar l'avvio a una nuova mutazione religiosa inventandosi qualche nuovo credo ibrido, così come ha fatto due millenni fa per "rinsanguare" un impero morente con la "nuova linfa" di una religione meno "decadente", più "altruistica" e più "integerrima" di quelle tradizionali.
Finora mi sono rivelato facile profeta su tante cose, ma stavolta spero vivamente di sbagliarmi; e ciò non tanto perchè perderemmo "i valori della Cristianità" (ma ben venga!), bensì perché torneremmo a perdere qualcosa di ben più importante: la libertà. Quella stessa libertà che ci siamo guadagnati grazie al progresso di pensiero rinascimentale e illuministico, e che è assolutamente assente nel Medioevo permanente in cui è orgogliosamente immerso il mondo musulmano.
Se l'Italia fosse ancora Roma, quest'ipotesi non avrebbe motivo d'essere: ma l'Italia non è più Roma, a cagione di una "religione" di stampo analogo che è stata importata sul nostro suolo proprio allo scopo di dare il colpo di grazia a un impero reso catatonico dalla stupidità e dall'avidità dei suoi corrotti politicanti, degni antenati di quelli odierni. E l'America non è certo la nuova Roma: tutt'al più, è un organismo prevalentemente opportunistico, che crea e "distrugge" "nuovi nemici" quando occorre alle sue lobby.
Volete la pace? Bene: anziché predicare dialogo con dei sordi o anelare al ritorno delle Destre come tutelarie di ordine e pane, se proprio non riuscite a mettere fuorilegge tutte le religioni allora iniziate a fare vera chiarezza in merito a quelle più rozze, ostentandole in primo luogo agli occhi di chi ne è seguace. Se chi le professa non desidera rendersi conto di cosa esse siano, allora che vadano a professarle in regioni del mondo nelle quali vi sono meno valori da perdere. Io credo che occorra stare all'erta e mostrare i denti, se si ha un minimo d'amor proprio e di dignità: perché sarebbe davvero grave non dico dover rinunciare al vino, alla birra o alla carne di maiale, ma essere costretti ad andare a pregare in luoghi mefitici minimo due volte al giorno o (peggio ancora) ad assistere a qualche pubblica esecuzione capitale quasi fosse una festa di paese, come in fondo accadeva ancora fino ad epoca non sospetta nel civilissimo mondo occidentale, quando la Chiesa dettava ancora legge direttamente.
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