È impossibile aver la meglio su un ignorante usando degli argomenti.
.. Samuel Taylor Coleridge.
Come abbiamo visto, le basi che formano la struttura di qualsiasi religione sono tutte improbabili, assurde, contraddittorie: questa loro qualità non può che riflettersi sulla mentalità di chi le assume come cosa vera.
Poichè ama credere in favole (che però ha la pretesa di ritenere le cose più serie e "adulte" che ci siano), il credente-tipo cristiano è, indipendentemente da età, censo o livello culturale, perlopiù un individuo rimasto fondamentalmente bambino, la cui infantilità deve essere continuamente foraggiata e rafforzata tramite il confronto coi ragionamenti (ben più complessi) di chi analizza e smaschera il suo credo. Questo atteggiamento, motivato dall'esorcizzare la ragione per paura di scoprirsi infantili, implica incapacità d'accettare le evidenze secondo ragione: anzi, più assorbono le critiche dell'opposizione, più si convincono della veridicità delle loro basilari convinzioni. D'altronde, il loro "dio" s'era premurato di profetizzare che, in futuro, sarebbero stati ostacolati dai "servi del Male"!

In fondo, il credente desidera rimanere infantile anche per controbilanciare le pressioni della vita quotidiana, che ci trasporta, per via dei suoi ritmi, ad assumerci sempre più velocemente delle responsabilità spesso ingrate: è spiegabile, dunque, perché mai in proporzione l'uomo odierno sia, non tanto paradossalmente, più infantile e credulone che non in passato, sebbene, altrettanto facilmente, gli sia possibile liberarsi da questa impasse con la cultura e l'informazione, oggi molto più a portata che non in passato (proprio per questo motivo le chiese cui egli aderisce si scagliano contro l'informazione con più ferocia di quanto non avveniva in passato).

Questo tipo di credente ritiene d'essere "adulto" e "raffinato" nel credere appunto in concetti "nobili" e "sovrumani" quali dio e affini, e soprattutto nel lambiccarsi il cervello sulle astrusità teologiche con le quali sono state ammantate le puerilità in cui crede; così facendo, non si accorge che sta solo praticando palestra amorale di auto-convincimento. Malgrado si renderebbe necessario evitare qualsiasi interazione con elementi del genere, per non correre il rischio d'essere contaminati dal loro infantilismo (o peggio), talora è quasi obbligatorio farlo, a cagione delle gravi colpe e delle sistematiche intrusioni delle istituzioni religiose alle quali risultano "iscritti".

Normalmente tranquilli, "amichevoli" e baldanzosi quando non sono "molestati", alzano le barriere prontamente dinnanzi al dubbio, perché questo è stato insegnato loro fin da tenera età; essi chiedono tolleranza e pacatezza da parte dei "nemici", ma non s'accorgono di provocare la ragione con il loro proselitismo e le loro convinzioni, insopportabili per qualsiasi essere raziocinante. In fondo, per ben venti secoli negli editti imperiali e nelle encicliche papali, come minimo i cristiani hanno bollato come "insani e folli" chiunque non avesse creduto in esseri superiori e cose del genere. La persona di buonsenso converrà sicuramente sul fatto che non si potrà mai essere pacati e rispettosi verso chi crede in favole nocive come quella dei vangeli, spacciate per verità divina: tutt'al più si potrebbe essere assecondanti.

A loro avviso, se proprio non potesse fare a meno di esistere, l'opposizione dovrebbe almeno evitare di criticare. Per questo tipo di credenti, le critiche sono "convinzioni personali", quando ad avanzarle è un non-credente; invece, le loro opinioni sono "tesi assodate" e "indiscutibili", poichè risultano condivise "da tutti" dall'alba dei tempi, e "nessuno studioso serio" ne ha mai dubitato.
Per lo stesso motivo, affermano anche che l'opposizione si sarebbe "fossilizzata" su teorie "oramai demistificate", probabilmente al pensiero che il credere in un dio lasci molto spazio nella scatola cranica, per poter escogitare nuovi argomenti in suo supporto. Prova ne sia il fatto che, quando si chiedono a loro delle prove sull'esistenza di Dio, essi apportano sempre le medesime sin dalle origini della "civiltà" umana: la "bellezza del creato", le "scritture" e "il sentimento". Che siano state tutte e tre sconfessate ab antiquo, però, importerà ben poco.

Occorre sottolineare, infatti, che gli elementi più irriducibili e stolidi tra loro siano quelli dotati di argomenti copiati da fonti più autorevoli: onde evitare eventuali dubbi scomodi, costoro si accontentano di girare attorno a quei pochi concetti. Chiaramente, non possono dubitare persino di quel poco che conoscono, credendo d'avere le spalle coperte da "esperti di Dio": i quali, malauguratamente, sono accreditati semplicemente dall'autorità che i primi tributano loro. Questa evidenza risalta facilmente allorquando, messi alle corde, anziché rispondere alle domande dirottano il fulcro della discussione su argomenti "a effetto", basati sul richiamo alla "morale", alla "civiltà", al "rispetto", all'"educazione".
Finchè non li avrai messi alle corde, costoro si arrogheranno il diritto di criticare la tua libertà di pensiero, nella pretesa che il non credere sia un errore e un pericolo per la "comunità". Difatti, in genere il credente fanatico si inalbera per tre motivi fondamentali: 1) se è costretto a turbare la pace serafica in cui è immerso, dovendosi chiedere come mai esista ancora qualche folle istigato da Satana a "combattere l'Onnipotente"; 2) quando si sente stupido se il critico dimostra d'aver ragione con argomentazioni serie e sensate; 3) quando è costretto ad ascoltare frasi di negazione, dato che Dio è il "Si".
Messi alle strette, non rimane loro che aggrapparsi alla "libertà d'opinione", quella stessa negata pubblicamente per millenni dalle loro chiese; senza accorgersi che, in tal modo, il loro credo "ineffabile e vero", ricco di "tesi" e posizioni "incrollabili", come per magia diventi una "opinione"! L'esperienza insegna, però, che questo status è solamente temporaneo: non appena l'"indemoniato" si sarà calmato, potranno comunque riprendere la loro crociata per tentare di riguadagnarlo alla "verità".
Per loro nulla sarà cambiato, finché esisterà una fonte da cui promana la superstizione cui aderiscono.
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