Di solito reputiamo assurdo che qualcosa di "spirituale" — distaccato dal "prosaico" — possa aver bisogno di marketing; eppure, il Vaticano dispone di un notevole dispiegamento di mezzi di diffusione della Parola. Grandi testate giornalistiche, emittenti radio, case editrici, ed ora anche internet e la telefonia cellulare.
Mai come in questi ultimi anni, la gestione wojtyliana ha fatto sentire la sua voce per coprire i numerosi scandali che hanno attanagliato la Chiesa e per darle spolvero, vista la crisi economica attraversata nel dopo-Marcinkus; tale agenda è stata continuata da Ratzinger, e costituisce un fenomeno radicatissimo.
La TV di stato ha garantito alla Chiesa l'utilizzo di un canale satellitare ed un portale web dedicato nel sito stesso dell'azienda di Viale Mazzini, tutto gratis et amore dei; ad ogni minimo papal raffreddore, le reti RAI espongono in prima schermata l'eccelso avvenimento, senza contare le genuflessioni di rito ossequiate nei canali della "concorrenza".
Data questa preoccupante inflazione di comparsate e salemelecchi, ultimamente la Santa Sede ha deciso addirittura di regolamentare le apparizioni di prelati ed altri opinionisti d'ufficio, escludendone la partecipazione in eventi che "potrebbero essere tacciati di superficialità e futilità" (da CorSera 151004), quasi ignari di quanta e quale vacuità incarni la religione cattolica in sé per sé.
Siamo già immersi in una forma di promotion abbastanza articolata e per certi versi attanagliante, effettuta tramite una serie sterminata di "gadgets" che fungono da Cavallo di Troia: i nostri nomi, i simboli, la produzione architettonica, artistica, e tanto altro, svolgono appieno questa funzione. Andiamo fieri di mostrare sul petto o sul muro la croce, mero strumento di morte pagàno, sia per la vicenda che essa sintetizza che per riconoscimento del fedele. Allo stesso modo, finchè non separaremo Dio dall'esaltazione che ha spinto certi fanatici a costruire monumenti come le cattedrali gotiche, vedremo queste ultime come la "massima espressione" dell'architettura medievale, pur essendo non certo granchè di sopraffino dinnanzi alle piramidi egizie o ad Angkor Wat, quanto a parametri di monumentalità effettiva.
Ma in che modo la propaganda si connubia alla religione? La metodologia è altrettanto semplice, e non si discosta tanto dalla prassi di promotion attuata a favore di qualsiasi altro tipo di marcanzia.
Nel caso specifico, la promozione consiste in un deliberato programma conformativo a carattere universalistico, come vediamo in una ben nota enciclica:
"Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l'ingegno umano è riuscito, con l'aiuto di Dio, a trarre dal creato, la Chiesa accoglie e segue con particolare sollecitudine quelle che più direttamente riguardano le facoltà spirituali dell'uomo e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti. Tra queste invenzioni occupano un posto di rilievo quegli strumenti che, per loro natura, sono in grado di raggiungere e influenzare non solo i singoli, ma le stesse masse e l'intera umanità. Rientrano in tale categoria la stampa, il cinema, la radio, la televisione e simili. A ragione quindi possono essere chiamati «strumenti di comunicazione sociale» [...]
La Chiesa cattolica, essendo stata fondata da Cristo Signore per portare la salvezza a tutti gli uomini, ed essendo perciò spinta dall'obbligo di diffondere il messaggio evangelico, ritiene suo dovere servirsi anche degli strumenti di comunicazione sociale per predicare l'annuncio di questa salvezza ed insegnare agli uomini il retto uso di questi strumenti. Compete pertanto alla Chiesa il diritto innato di usare e di possedere siffatti strumenti, nella misura in cui siano necessari o utili alla formazione cristiana e a ogni altra azione pastorale [...]
Per provvedere alle esigenze sopra esposte, si formino senza indugio sacerdoti, religiosi e laici, i quali sappiano usare con la dovuta competenza questi strumenti a scopi apostolici. Il primo compito è quello di preparare tecnicamente, culturalmente e moralmente i laici, moltiplicando scuole, facoltà e istituti, dove giornalisti, autori di film e di programmi radiofonici e televisivi e quanti si interessano a queste attività, possano acquistare una formazione completa, permeata di spirito cristiano, specialmente nel campo della dottrina sociale della Chiesa. Ma occorre preparare ed aiutare anche gli attori, perché con la loro arte contribuiscano al bene della società. Devono infine essere diligentemente preparati i critici letterari, cinematografici, radiofonici, televisivi, ecc., perché si distinguano con la loro competenza professionale, e vengano istruiti e incoraggiati a porre sempre nel dovuto rilievo, nei loro giudizi, l'aspetto morale" (Inter Mirifica 1-2).
Continuando con la Vigilanti Cura di Pio XI, a proposito di forme di comunicazione vastamente efficienti quali la cinematografia:
"l'aspetto morale del problema della produzione dei film sarebbe risolto alla radice, se ci fosse modo di avere una produzione cinematografica informata pienamente ai principii della morale (?) cristiana [...] Ma poiché sappiamo quanto sia difficile organizzare tale industria, specialmente per ragioni di ordine finanziario, e siccome d'altra parte occorre influire su tutta la produzione (!) perché essa non compia opera dannosa ai fini religiosi, morali e sociali, è necessario che i pastori di anime vigilino sui film prodotti ed offerti universalmente al popolo cristiano. Circa l'industria stessa dei film, Noi esortiamo i vescovi di tutti i paesi, ma in modo speciale voi, Venerabili Fratelli, a far appello a quei cattolici che hanno una partecipazione a questa industria. Pensino essi seriamente ai loro doveri ed alle responsabilità che hanno, come figli della Chiesa, di usare della loro ingerenza ed autorità perché i film, che essi producono, o aiutano a produrre, siano conformi ai principi di sana moralità. Il numero dei cattolici che sono esecutori, direttori, autori o attori nei film non è piccolo, e purtroppo la loro ingerenza nella produzione di essi non è stata sempre in accordo con la loro fede e con i loro ideali.
Ne gli ultimi due secoli, soprattutto il cinema ha svolto una funzione ponderale nell'influenzamento delle masse: ad oggi, il supporto fornito dal cinema ed altri media audiovisivi non interattivi alla causa religiosa, è tale da non potersene lamentare.
In questi ultimi decenni si assiste, anzi, ad una letterale invasione di filmini agiografici e ad allusioni più o meno subliminali alla religiosità persino nella pubblicità.
A proposito di interferenze e questioni di principato sulla nazione ospite, così continua il pontefice:
"Qualora, poi, gravissime ragioni locali lo richiedessero veramente, i vescovi nella propria diocesi, per mezzo delle loro commissioni diocesane di revisione, potranno, sulla stessa lista nazionale — che deve applicare norme adattabili a tutta la nazione — far uso di criteri più severi, come può richiederli l'indole della regione, censurando anche dei film che fossero ammessi nella lista nazionale. Il menzionato ufficio curerà inoltre l'organizzazione dei cinema esistenti presso le parrocchie o in sedi di associazioni cattoliche, in modo da assicurare a queste sale dei film opportunamente riveduti. Mediante l'organizzazione poi di tali sale, che per l'industria rappresentano spesso dei buoni clienti, si potrà esigere che la stessa industria produca films corrispondenti pienamente ai nostri principi, i quali saranno poi facilmente proiettati non soltanto nelle sale cattoliche ma anche nelle altre".
Così aveva dichiarato Andrea Piersanti, forse ignaro di simili dichiarazioni, in un'intervista rilasciata all'Agenzia Fides il 26 novembre 2002 a proposito del festival Tertio Millenio:
"Quando nacque il festival, l'opinione corrente nel mondo del cinema italiano era che i cattolici fossero impegnati esclusivamente in operazioni di censura. In questi anni, grazie alla forza del Magistero della Chiesa, siamo riusciti a far ribaltare questo luogo comune e adesso anche il mondo dell'industria guarda alla Chiesa con occhi diversi".
È arduo riuscire a trattenere un sorriso, al solo pensare in che modo la scienza e la tecnica, sistematicamente definite nel corso della storia "strumento della presunzione umana", in altre circostanze possano diventare fonte di dulci iubilo, al punto che Wojtyla ha potuto certificare l'utilità di internet ed altri ritrovati del modernismo, allo scopo di diffondere la Parola.
Il fedele arguirà che non ci sia nulla di male nell'avvalersi della tecnologia per conseguire "fini edificanti", dal momento che certe dichiarazioni, provenendo dalla Santa Sede, non possono sottintendere che interessi spirituali. |