Anna - Non crede che sia appena appena "un po' eccessivo", pretendere di poter dimostrare "incontrovertibilmente" e con "assoluta certezza" che Dio non esiste? Nessuno ha mai avuto una pretesa del genere.

R - C'è argomento e argomento, così come c'è ideale ed ideale per cui vale veramente la pena battersi. Su certi argomenti possiamo avere una certezza "assolutamente assoluta", a livello di capacità d'indagine; e sono quelli che, una volta analizzati, vediamo desunti da nostre costruzioni e definizioni, poiché nessuna evidenza indipendente (ad es., dio che appare all'uomo, a tutti gli uomini del mondo contemporaneamente, e conferma d'esistere) li corrobora.
Il "dubbio sistematico" ha un senso soltanto per quel che riguarda la ricerca in campi che quantifichiamo, che riguardano settori a noi omogenei (ad es. la fisica, la chimica, e simili): non possiamo configurarci e definirci in "eterna ricerca" su un argomento che, per altri versi, definiamo comunque "indubitabile" ma al contempo "inconoscibile", quale è quello dell'esistenza di dio.
Su dio si dice di non poter pervenire a soluzione (epperò, la maggioranza continua a crederci, anziché astenersi...), perchè il "furbo" prete primordiale che ha sistematizzato questa figura si è parato preventivamente, dicendo che esiste sì, ma è "invisibile"... Quando il pensiero critico ha fatto passi avanti da queste stesse asserzioni, si è passati ad aggiungere a questa arcaica nozione altre giustificazioni più "sofisticate", avvalendosi anche di altri campi (ad es., la fisica), pensando così di far credere che si parlasse di "cose nuove"; ma la critica ha smantellato pure queste. Ora non sanno più cosa inventare; semplicemente si riciclano sul passato, alzando il tono e riducendosi infine a dire che siamo arrivati alla "fine del (loro) mondo". Sfido io...
In pratica, dio è stato smantellato partendo proprio dalle definizioni date da coloro i quali lo hanno inventato: dunque, è implicito che in ciò insista un grado di certezza assoluta. La teologia persiste per presentimento; è costretta ad inventare in anticipo sempre "nuove" costruzioni, perché presentisce che il grado di stabilità delle precedenti è costantemente basso.

 

"Yussindaco" - ma voi studiate? sembra una domanda idiota ma è necessaria, qual'è il Vs metodo? l'essere contro piegando storia e documenti a Vs. comodo è serietà scientifica?qualche quaglia potreste anche convincerla ma gli studiosi veri che considerazione possono avere di voi? cmq. continuate così xchè va tutto a Ns vantaggio...grazie

R - Ed ecco un altro "umile studioso"... Chissà cos'è mai che "studi", e cos'è che desumi da questa "cosa" che studi. E di che "metodo" stai parlando? Il "metodo storico"? Di che "documenti piegati" e "storia piegata" vai cianciando? Quelli che parlano di un "dio incarnato"? Davvero una letteratura credibile, scientifica e veritiera!
A scanso di equivoci, ti sto rispondendo solamente per aggiungere nella pagina della posta l'ennesima prova esemplare della stupidità che vi caratterizza: perchè sicuramente non hai nemmeno una minima idea di cosa tenti di difendere, a meno che tu non sia soltanto l'ennesimo utile idiota che approfitta dell'anonimato, senza nemmeno sapere cos'è ciò che credi di criticare.
Gli "studiosi veri" stai sicuro: dovrebbero imparare la logica, prima di far scrivere email a personaggi come te. Quaglie? Molto meglio degli struzzi, che vanno sicuramente a vostro vantaggio.
E ora vedi un po' di perderti nel nulla da dove sei uscito, provocatore da quattro soldi.

"Luca del Beato" - La logica è proprio quella che vi smaschera, quindi imparate ad usarla voi! Chi cerca solo ciò che vuole trovare che ca..o di ricercatore è! Non sono un provocatore ma un provocato dalla violenta falsità delle vs. informazioni... nascondere o inventare verità vi ha contraddistinto fin dall'inizio e i Santi Padri (quelli che a voi sono mancati) hanno pure confessato (citando e non nascondendo i vs. testi e le vs. teorie) che ciò è stato di somma utilità per la Verità e l'Unità della Chiesa di Gesù. Fin dall'inizio chi ha versato il suo sangue e non ha certo reclamato il vs. vi ha smascherato e vinto. La perdita di testi importanti è una vera perdita x la cultura, il loro ritrovamento è una ricchezza, ma questo non c'entra con l'attendibilità di tesi oltretutto in pieno contrasto fra loro... se tutto è verità niente è verità e se la verità risulta illogica e incomprensibile a chi c..o giova, e se non è Dio ad andare incontro all'umana miseria chi potrà farlo bene al posto Suo, e se la verità è per pochi chi è il nemico dell'umanità, e se il Cristo gioca a fare la rockstar ante litteram invece di proclamare le beatitudini non è forse un antipatico imbonitore? E se i figli e l'amore coniugale non fossero benedizioni di Dio nell'ordo naturalis non saresti un bastardiello del cavolo anche tu? E se fra il creato e il creatore non vi fosse sintonia o peggio ancora vi fosse necessità di mediazioni a terzi non risulterebbe Dio il primo e il peggiore degli incapaci? Grazie x gli insulti non li contraccambio e neppure stavolta ti dico chi sono. Se Dio non è bello da vedere e non è bello starci insieme... meglio lasciarlo lì.

R - È assolutamente inutile perdere tempo a commentare le immense cagate che scrivi; si vede che sei senz'altro un povero idiota auto-convinto, servo e vile senza cervello nè dignità, che prende spunto da qualcuno ancora più inutile di te, perfetto specchio di un sistema nel quale il ragionamento è un optional.
Comunque, dato lo "stile", rischi già di svelarti come un prete (elementi per natura coraggiosissimi, con la pelle altrui) o qualcosa di simile, magari qualche ipocrita che mi ha già scritto. Cambia email, cambia nome altre 400 volte: fai, fai pure...
Quindi, cosa dovresti mai avere da rispondere agli insulti che meriti e strameriti? Da bravo cretino (pardon: cristiano...) devi soltanto porgere l'altra guancia: io no.
Se proprio vuoi fare qualcosa di utile, informandoti sul serio e liberandoti quella testa di spillo arrugginito dalle ridicolaggini che ci hanno messo dentro, leggi i miei libri; avrai sicuramente parecchio da imparare, a giudicare dal livello abominevole in cui vegeti.
Adios, prete.

"L" - dai non esagerare i libri sono altra cosa...anche alla vanità c'è un limite e i tuoi oltretutto sono lampanti...ci stiamo ridendo in massa! hai un intuito formidabile da vero illuminato degno dei tuoi maestri...non hai azzeccato niente delle tue supposizioni su di me...continuiamo a ridere in massa...praticamente il tuo sito è diventato in brevissimo tempo la comica della facoltà...sei fantastico...illuminaci ancora simoncino maghetto.
pure il demoniaccio così disse "...conosco Gesù e conosco Paolo ma a voi non vi conosco...e li picchiò lasciandoli a terra moribondi" Il tuo linguaggio è il tuo specchio!
Su una cosa hai ragione per parlare con te troviamo + adeguati titti e gatto silvestro...o sono troppo anche loro? beh ci ragioneremo su! ...ed ora un bel caffè! Detto fra noi... ma non è che sei tu a non aver mai studiato un emerito c..o in vita tua!...non è che sei tu ad essere radiocomandato da opache attività oniriche? ammettilo dai...mica sei il primo e non sarai l'ultimo
praticamente come berlusconi una via dimezzo fra una comica e un disonesto e guarda caso anche lui si ritiene gnosticizzato...
va bé basta abbiamo detto caffè e caffè sia...e caffè fu!

R - Un grande poeta amava dire che la vera natura di un "uomo" si vede da ciò che reputa ridicolo: nel tuo caso, trattasi sicuramente di un profilo molto depresso, per cui, che tu sia uno studente laico, un seminarista, un prete o qualcos'altro di simile, la differenza sarebbe soltanto nominale. Dunque, non ci avrei visto nulla di ridicolo in ciò che ho ipotizzato; né me ne sarei preoccupato, qualora non avessi dimenticato per un attimo che il riso sovrabbonda solo in bocca ai fessi! :-D
In effetti, come diceva un altro poeta, è vero che nulla di tutto ciò che piace a questi ultimi può essere veramente grande: ciò vale soprattutto per certi asini che si arrabattano a propalare un "dio sommo" che crea "l'universo dal nulla", e discende sulla Terra per salvare l'umanità dal "peccato" morendo in croce e resuscitando 3 giorni dopo (è chiaro che poi occorreranno secoli di "teologia", per conformare ciò ad una falsariga di "raziocinio").
Del resto, a parte la vigliaccheria, riveli dal tuo livello di contenuti, sintassi, ortografia e grammatica davvero sconsolanti, il tipico livore di un elemento debolissimo e turbato, e perciò febbrilmente bramoso di tentare la carta della denigrazione (che d'altronde non è nemmeno efficace, dato che sei persino "costretto" a censurarti...), per motivi altrettanto ovvi: in caso contrario, non saresti qui a continuare a rispondere a tambur battente, senza apportare alcuna motivazione nè argomento plausibile.
A tutto ciò, sono comunque spiacente di deluderti, ma per me le sinfonie di ragli come i tuoi sono piuttosto motivo di vanto: ci vuole ben altro per impensierire uno come me.
Se continuo a darti corda (perlomeno finchè non mi sarò annoiato, dato che la casistica di coglioneria che ti riguarda è già stata abbondantemente illustrata), è solamente a soddisfazione della voglia di ridere dei miei lettori: ti assicuro dunque che, sebbene anonimo (fortunatamente per te), sei già molto famoso col minimo sforzo, negli ambienti internettiani.
Grazie d'esistere, piccolo grandissimo buffone di corte del cabaret globale.

(N. B.: Il mittente in questione ha inserito il mio indirizzo nella sua blacklist, impedendomi di inviargli qualsiasi altra email di risposta alle sue provocazioni: perfetto esempio di quanto da me sempre sostenuto riguardo alla vera natura di questo tipo di personaggi).

 

"God is Love" - mi fate ridere. che visione acritica della scienza! l'aria non si vede ma c'è, il vento nn si vede eppure muove le cose.
che tristezza vivere sperando solo nelle forze umane e nella sua scienza; scienza che nel mondo ha portato spesso a morte (talora venga usata per scopi bellici o altro).
Il mondo va a rotoli perchè l'uomo crede solo in sè e in quello che la sua mente riesce a fare. chiedete personalmente a Dio che intervenga in qualcosa della vostra vita; mettetelo alla prova nella vostra vita privata e vedrete se non interviene. Allora non sarà coincicidenza, ma sarà stata la mano di Dio. Dio è vivo non è come lo descrive la religiosità dell'uomo (perchè è solo quella che prendete in considerazione per colpirla).

(N. B.: impossibile rispondere a quest'altra email, pervenutami il giorno successivo all'ultima inviatami da "Luca Del Beato"/"Yussindaco", in quanto l'email è inesistente).

 

Francesco - Non sono un cattolico "doc" ....non so se mi spiego bene..... Di fronte a tante cose lette...mi riesce molto difficile dare un parere con una risposta sintetica. Spesso... a volte anche troppo....l'uomo si perde in teorie e in una infinita serie di ..bla... bla... Sono un credente ma non mi sento un credulone e sono convinto di avere molta meno fede di un ateo che "credo" si accontenti molto più facilmente di me…. Mi stupiscono le certezze assolute, certe teorie e i bla bla e mi chiedo di cosa sarebbe capace l'uomo se invece di avere solo cinque sensi ne avesse avuto .... magari una cinquantina...!!!!!! ;-)
Sono sicuro che anche voi siate convinti che i bla...bla...il pensiero e i sogni di ogni uomo non sono altro che solo il meraviglioso frutto di questi ...cinque ...e che senza..... un uomo varrebbe, forse, molto meno di un fiore.
Ieri, infatti, è morto un uomo....che personalmente non ho seguito tantissimo… ma credo che per rendersi meglio conto e giudicare il suo pensiero e le sue azioni, forse basta osservare con un po' più di attenzione ciò che sta succedendo sul pianeta in queste ultime ore. O no???

R - Comprendo il suo punto di vista, ed apprezzo la sottolineatura sul fatto che non provenga da un "cattolico doc".
Quanto al discorso sul "dubbio", questo non mi stupisce: sta ripetendo luoghi comuni, magari mnemonicamente appresi, o frutto della necessità. Vede, il "blablabla" deve essere distinto: è singolare il fatto che, se si parla di blateramenti provenienti da chiesa ed organismi analoghi connessi, ciò non genera alcun dubbio, poiché per l'appunto, tramite una corretta e continua propaganda (come scritto in vari articoli delle Selezioni), alla gente è fatto percepire che il discorso su dio è qualcosa di chiuso, che la critica ha fallito, ed altro del genere. Se così fosse stato veramente, non saremmo qui, non crede?
Si tratta, in effetti, di un tipo di "dubbio" abbastanza curioso; come dire, prendendo in prestito Voltaire, chi non ha dubbi sul fatto che dio non esiste, è presuntuoso o idiota. Ma dall'altro lato, a questi "umili di dio" non sorge per niente l'idea che essi stessi, in fondo, non hanno alcun dubbio sulla esistenza del loro feticcio... Quindi, pare chiaro che i dubbi debbono averli soltanto coloro i quali non concordano con chiesa e affini.
Quanto a Wojtyla: se dovessimo mostrarci pietosi non dico per ogni papa, ma per ogni prete che passa a "miglior vita", faremmo soltanto buonismo italiota del più tipico. Parecchi atei gli sono indubbiamente grati perché, grazie a lui, la chiesa ha portato alla luce il suo vero volto, consolidandoci nel nostro dissenso.
Non si faccia ingannare dalla promozione mediatica, che strumentalizza l'uomo, i suoi sentimenti e le sue sofferenze, specie se non si collega il tutto al fatto che costoro sono portavoce di un mito riadattato; di là da alcuni meriti, si è trattato indubbiamente di un personaggio assai controverso. Ma non creda: fra qualche giorno la folla riporrà attenzione sul nuovo pontefice, e Wojtyla sarà solo un ricordo, come tutti gli altri "migliori papi della storia" che lo hanno preceduto. Dire che questo sia "il migliore", è fare un torto a tanti altri; ma ai fedeli non importa, a quanto pare.

 

Leonardo - Salve, sono uno studente in lettere di 24 anni. Mi interesso molto e da qualche tempo alle tematiche da voi trattate, vorrei pertanto porvi una domanda: questo benvenuto "vuoto" che hanno finalmente lasciato le nostre multiformi divinità, nella mente di noi non-credenti come sarà rimpiazzato, da che cosa, da mero materialismo? Siccome non credo in questa sbrigativa alternativa, e siccome custodisco già una mia risposta, tengo molto a un vostro parere.

R - La domanda che ti poni è interessante. Proverò quindi ad essere esauriente. Il problema non credo sia quello di "rimpiazzare" (che implica anche delle paure, oltre ad essere comprova del fatto che "dio" è un "tappabuchi"), bensì quello d'essere consci che, quando una data nozione è omogeneamente condivisa, non dovrebbe creare alcun problema di sorta.
Se iniziamo a parlare di "nicchie", di "detentori" di una data nozione, è chiaro che questa condivisione sia illusoria; e dall'altro lato, poiché la diffusione di una certa nozione (nel caso, l'inesistenza di dio e simili) è cosa assai ardua sia per ordine di tempo che d'insistenza di altri fattori ben noti, potremmo anche arguire che tale condivisione sia potenzialmente destinata ad essere limitata in maniera "elettiva" soltanto - appunto come dici - ai non-credenti; i quali, essendo tali, non penso abbiano alcuna necessità di "riempire" un "vuoto" creato da qualcosa che loro riconoscono già fallace. Né, d'altronde, di sostituirgli qualcos'altro (che dovrebbe comunque essere congruo al precedente, quanto a valenza).
In genere, potremmo dire che la consapevolezza di quel che è una data cosa, è già una "mezza cura" del problema da essa provocato (se si è nel caso).
Il discorso del "materialismo" è una classica trappola che punta su svariate mozioni dialettiche felicemente sfruttate dall'apologetica di ogni "rango"; evita di caderci. È smaccatamente falso e proditorio che un "ateo" debba per forza di cose essere "materialista" (nell'accezione deleteria del termine: ad es., incapace di "sentimenti", ove i "sentimenti" sono malamente intesi come "frutto dell'anima", pur essendo, come sappiamo, frutto di reazioni tra ciò che siamo e ciò che interagisce con noi, che provoca delle "senzazioni" promosse da agenti chimico-fisici del nostro corpo), sebbene, in fondo, tutto ciò che ci pertiene è materia.
Dovremmo, piuttosto, conciliare la nostra elettiva incapacità di districarci nel rapporto macrocosmo-microcosmo (di cui noi siamo "medio proporzionale"), che è una causa del parlare di "spiritualità" e "crassa materialità".

 

Andrea - Girando per il web, mi sono imbattuto nel blog [URL - omesso] che, tra molti altri, ha listato pure il suo sito, in una lista definita "alcuni siti che sono inaciditi contro la chiesa cattolica (c'è da sghignazzare oltre che piangere per la deficienza nostra e loro)". Che ne pensa di cose del genere?

R - Prima d'ora non avevo avuto alcuna nota riguardo al blog in questione (e non me ne meraviglierei, ora che lo vedo), ma, data la qualità, diciamo che, se tutto questo è quanto sanno fare i "fedeli elettronici", possiamo dormire tranquillamente tra quattro guanciali. Vi impera chiaramente il detto "più ci attaccate, più crediamo", ma a senso unico; basta osservare che non consentono nemmeno di replicare. Per quanto mi riguarda, vedere, oltre il mio, anche alcuni siti d'indubbio valore denigrati in questo modo (ad es. un illustre e molto ben fatto sito di filosofia), meriterebbe più che la semplice pubblica gogna. Di solito evito i giudizi sui siti altrui, specie quelli dei "nemici": ma questo l'ho espresso volentieri già solamente per tale motivo.

 

Piero / Pietro - Ciò che ho letto mi sembra zeppo di molti pregiudizi e generalizzazioni, nel senso che alcuni credenti sono come vengono qui rappresentati, ma tanti altri, come credo il sottoscritto, no. Io sono credente, ma continuo ad essere un uomo alla ricerca che continua a confrontare i motivi per credere ai motivi per non credere.
Nel sito ho trovato una forte incapacità di mettersi in discussione: una fede cieca nella non fede. Una fede cieca nella razionalità, che altro non è che il prodotto limitato del nostro cervello di uomini del XXI secolo.
Quante volte la storia ha smentito verità assolute prodotte dal pensiero razionale di un determinato periodo?
Credo che farò qualche altra capatina su questo sito, come su [URL - omesso]. Invito però voi redattori a leggere senza troppi pregiudizi gli scritti dell'attuale papa e di altri pensatori che con argomenti razionali ed onesti sono giunti a conclusioni completamente opposte rispetto alle vostre.

R - Vede, se lei avesse posseduto "apertura mentale", non avrebbe certamente scritto cose del genere, e sicuramente non sarebbe affatto un credente. Lei, vedo, si perita di definire "opinioni" quelle altrui, laddove le sue credenze sono chiaramente indubitabili, verità assoluta, "una fede cieca nella fede".
Quella che chiama "incapacità di mettersi in discussione" non può sussistere nel caso di chi è perfettamente certo dell'inesistenza di ciò in cui crede lei. Quanto alla storia che "smentisce" la "ragione", essa è fatta anch'essa da uomini, purtroppo: uomini completamente diversi da personaggi che, per mestiere e tornaconto, giungono permanentemente a conclusioni "diverse dalle nostre". Purtroppo per voi.
Non vedrei dunque alcunchè di nuovo, in questo suo sfogo.

P - La risposta mi sembra eccessivamente risentita ed è assolutamente gratuita. L'equazione: credente = assenza di apertura mentale. Inoltre, come ho scritto, io non ho una fede cieca nella fede: come lei, sono alla ricerca. La differenza è che io in questa ricerca parto dalla mia fede dubbiosa, lei parte dal suo ateismo, che, tuttavia, mi pare molto poco dubbioso.
Probabilmente per lei l'assenza di dubbio è un merito, mentre per me non lo è. Chiarisco infine che non era mia intenzione entrare in polemica e pertanto mi scuso se quanto ho scritto ha suscitato irritazione.
P.S. Io ho conosciuto uomini di fede che per mestiere e tornaconto, giungono permanentemente a conclusioni diverse dalle vostre, ossia credenti intellettualmente poco onesti, ma ho conosciuto e conosco credenti che sono fior di galantuomini (che traggono le necessarie conseguenze dalla loro fede) e persone fortemente dotate intellettualmente. Mah, continuo a pensare che generalizzare sia sempre errato.

R - Mi scuso se sono apparso "risentito": mi capita spesso quando mi pervengono email che non iniziano nemmeno con una forma elementare di saluto (nelle quali poi si passa immediatamente alla fase critica). Magari la mia prevenzione sta tutta qui.
Venendo a cose serie, l'appunto che lei ha fatto nella sua prima email era molto sicuramente rivolto all'articolo "Ogni sorta di credente", nel quale m'era sembrato chiaro che, a parte l'ironia di fondo, si stesse partendo da una demarcazione "manichea", ovverosia estrema. Da cui, si sarebbe dovuto capire che, a prescindere dalle nuances che lei sottolinea ("credenti onesti" ecc), si stava trattando di credenti fanatici, estremi, che mettono alla base del loro comportamento la religione, e sono capaci di qualunque cosa per essa, anche oltre qualsiasi evidenza.
E sempre a prescindere, la formazione religiosa inficia comunque la personalità, quando viene in contrasto sulla validità della formazione stessa. Per cui, ha poco senso definire un credente "onesto", se, pur dopo "attenta analisi", non riesce comunque a pervenire ad un risultato oggettivo: ossia, che credere in dio non ha senso, dato che dio non esiste. Ma è anche chiaro che, finchè ci si porterà appresso il "sacco amniotico", non sarà possibile vincere la forza gravitazionale della superstizione religiosa che ci ha formati.
Si può anche essere intrinsecamente "brave persone", ma quando si è credenti è comunque difficile essere obiettivi: e questo è il vero problema di fondo che rimarcavo. Le "brave persone", purtroppo, non fanno andare avanti il mondo: a farlo sono l'altra categoria, quella dei truffaldini interessati. Da cui, è impossibile trovare un compromesso, o un punto in comune, o figurarsi simpatia per costoro e per i credenti in genere.
Quanto al generalizzare, non sono soltanto costoro, a farlo: è opinione comune che l'ateo sia quanto di peggio esista, e questo sia per il barone della chiesa che per la casalinga avvezza alle telenovelas. Se casomai ciò non fosse anche opinione sua, la ringrazierei, ma non farebbe testo; in quanto, guarda caso, a contare in questa specifica circostanza è appunto la generalizzazione, quella della maggioranza pilotata dai "baroni".

 

Aldo - Salve. Volevo chiederti: ma l'ateo deve essenzialmente dimostrare che Dio non esiste, o accontentarsi di sapere che è così?

R - Concordo sicuramente che un ateo continuamente assillato dal dover dimostrare che dio non esiste, sia uno spettacolo preoccupante: ma dall'altro lato, occorre anche ricordare che molto spesso è giocoforza ripetere costantemente come stanno le cose, dato che le superstizioni sono dure a morire, poiché godono del supporto delle masse ignoranti e dei governi che, oggi più che mai, le usano per anestetizzarle. Così sarà fin quando la realtà dei fatti non sarà diffusa ovunque, e le superstizioni scremate dalle tradizioni distorte ad esse aggiunte, nonché archiviate. Non è vero che questo è utopia: è solo una questione di "imposizione" univoca da parte dei governi; se una "imposizione" proviene dai governi, la gente la accetta comunque. In fondo, così è stato anche per il cristianesimo.

 

Emilio - Premetto che sono credente.. Ho letto parecchie pagine del sito, ma ho una domanda, cosa ne pensa dei casi di guarigione miracolosa?

R - Tempo fa, un amico mi chiese come mai molti medici, presentati casi di malattia dalla causa apparentemente inspiegabile, non hanno saputo diagnosticare nulla; perché si trattava di "possessione demoniaca", o di malattie poi scomparse grazie a un "miracolo". Orbene, anche in questo caso rientriamo nel campo delle specializzazioni facilmente asservibili alla religione. A parte che esempi del genere sono un classico cavallo di battaglia dei promotori religiosi, c'è da dire che l'attinenza di certe professioni a realtà come quelle del dolore umano, in connessione con la meraviglia per il biologico derivata dalla specializzazione nel campo, le rendono molto prone ad essere uno specchio di promozione indiretta della religione (non dimentichiamo che il simbolo dei medici è in fondo la verga di Asclepio, una variante del caduceo di Hermes, ossia il Logos; vale a dire, il nehustan di "Mosè". Una croce, insomma).
Non dobbiamo neppure dimenticare che questi casi siano proporzionalmente pochissimi, ed ancora meno sono quelli più estesamente documentati. Ma su questo si tace molto volentieri.

 

Massimo - Leggendo una pagina del sito, mi è sembrato di capire che esisterebbe un rapporto fra malessere economico ed esistenziale, che si riallaccia a momenti di crisi globale, sentimenti apocalittici e quanto altro del genere (ipotizzo che lei volesse dire questo). Come spiegare allora i fenomeni naturali, che chiaramente non dipendono da cause umane?

R - Per quanto riguarda i fattori "incontrollabili", ad es. fenomeni naturali catastrofici sempre più frequenti, che incrementano il senso dell'apocalittico e di malessere, non sarei poi così sicuro che nella loro accentuazione non concorrano anche cause umane. Come avevo accennato in un altro articolo sulla "fine del mondo", in un certo senso dovremmo considerare quanto possano influire le negligenze e le deliberate perpetrazioni distruttive (vedasi ad es. il rifiuto di firmare il Protocollo di Kyoto da parte di Bush, fervente "paladino cristiano", che conduce "guerre sante" in nome di "dio") del mondo occidentale nei confronti del pianeta. Dall'altro lato, ricorderò che nella letteratura di "curiosità" laica esistono tanti casi simili a quelli biblici (piogge di rane, di sangue, ecc.: i cosiddetti "casi forteani", da Charles Fort) che nessuno si sogna di far inerire ad eventi divini, poiché non sono citati in "testi sacri".

 

Simona - Il mio ragazzo è credente, io no. A parte il dilemma "chiesa o comune", è possibile formare una famiglia tra persone che hanno ideali opposti?

R - Penso sia perfettamente possibile, anche se a lungo andare non potrei dire che stabilità possa esserci, tenendo conto del problema dell'educazione dei figli, delle amicizie, e tanto altro. La domanda che mi fai è un classico, ed è molto importante, perchè dimostra appunto in che modo le ideologie di norma riescano a condizionare persino i sentimenti, dato che implicano fattori d'appartenenza di gruppo e di imprinting di "personalità" molto forti. Difatti (e lo dico per esperienza maturata da vari casi da me conosciuti), non di rado parecchi rapporti del genere naufragano sul nascere non appena uno dei due ha saputo che l'altro segue una convinzione opposta.

 

Mirko - Come si può fare per staccarci veramente dal potere, che la chiesa cristiana ha su di noi italiani. Nonostante la breccia di porta pia del 1870?

R - Caro Mirko, la chiesa purtroppo è stata tenuta in vita pur dopo l'annessione di Porta Pia, appositamente per fungere da ammortizzatore delle malefatte del governo italiano, dove la forza militare interna fallisce; pertanto difficilmente qualsiasi azione di forza proverrà dall'Italia. L'unico modo consiste comunque nel toglierle gli "oboli" statali, confiscarle le proprietà e gli archivi (con cui ricatta vari governi), e riannettere il Vaticano. Ma dubito che le ultime due cose possano accadere (sono "stranieri", in fondo); a meno di un qualche colpo di stato, od invasione, o manovra interna.

 

Valentino - L'ultima della serie che mi è capitata: una ragazza mi ha detto che la prova dell'esistenza di Gesù è la Sindone, che "addirittura" ha delle tracce di sangue. Probabilmente si è persa una ventina d'anni di di studi e dibattiti sul tema, ma non ho voluto infierire più di tanto dato che è molto simpatica. Non sa quanti se ne vedono di giovani anche intelligenti che diventano vittime della religione! Dopotutto cercano un "senso" e non si rendono conto di chiudersi in un preconcetto. Io lo so perchè all'università ne vedo abbastanza. La classica argomentazione è quella del sentimento emotivo della fede, che sgorgherebbe "naturale": io provo a parlarle di sociologia, psicologia e meccanismi di propaganda ideologica, ma c'è poco da fare, sono così disperatamente attaccati a questo che è difficile fargli capire con lucidità certi questioni. Certo capisco che siano anche molto difficili da digerire certe cose che smitizzano la nostra vita. Sembra quasi ci sia una sorta di censura della ragione su certi temi tabù: si arriva fino ad un certo punto, ma non si ha il coraggio di andare oltre, per paura, e trarre in maniera integrale determinate conseguenze. Un saluto e la solita stima.

R - Vede, non mi meraviglio: queste tirade popolaresche sono tutto quanto l'imbevimento clericale è capace di produrre in Italia. Malauguratamente, sono espresse da individui che fanno parte della massa, quindi la maggioranza; il che è altamente preoccupante. Riflettono alla perfezione lo stato sconsolante dell'Italia dal punto di vista culturale, con tutto quanto trascende poi in qualsiasi altro aspetto, dalla politica all'economia al costume. Si meraviglierebbe dunque se in un paese del genere la gente oggi stia a pensare prevalentemente a fiction, cellulari, yogurt e prodotti per capelli? C'è estrema vacuità e disomogeneità: ma la cosa più grave è che chi conosce la realtà dei fatti deve sentirsi chiamare "eversivo".
La fede non sgorga affatto "naturale", come costoro ripetono roboticamente. Lo sappiamo sia io che lei che tanti altri meno superficiali della norma. E parlare di scienze applicate al fattore religione, è tempo perso (o probabilmente non con i dovuti metodi), in primo luogo perchè crederanno sempre che si stia cercando di "corromperli" o addirittura paradossalmente d'avere a che fare con propagandisti (!), ed infine perchè l'essere umano odia che certi argomenti vengano scorporati dall'inconscio, poichè così facendo si annullano tutte quelle funzioni "spontanee" legate ad essi, dunque vanificandole (da cui, come lei dice giustamente, anche paura di andare oltre).
La religione è semplicemente un elemento improprio, artificiale ed altamente parassitico delle caratteristiche naturali di specie, che - queste si - sono innate, spontanee. Un "segreto di pubblico dominio", integrato nel collage culturale locale del pianeta; pertanto, pur se facilmente deducibile come cosa falsa da chiunque, costoro si bendano e fanno rumore con la bocca, per far finta di non sentire altre campane. Un caro saluto.

 

Alessio - Il diavolo ("colui che separa") agisce in molti modi, e questo sito ne è un'esemplare manifestazione. Il Cristianesimo non pretende nulla e non chiede nulla, consiglia solo agli uomini di Amare e di Amarsi l'un l'altro. L'ateo è colui che si ostina a non "ascoltare" questo semplicissimo principio, non perchè non ne sia consapevole, ma solo perchè è molto più rassicurante e semplice odiare, e sicuramente più "proficuo", non solo in termini economici. L'ateo non potrà tuttavia mai essere pienamente felice, nè soddisfatto, perchè comunque è e sarà sempre solo.

R- Gentile amico, in primo luogo, "diavolo" significa casomai "colui che tende insidie" (dal greco diabolè): già questo basterebbe a far vedere come quel che lei scrive sia null'altro che la ripetizione di frasi fatte e idee tanto stantie quanto abusate. L'ateo, quanto ad altro, è piuttosto colui il quale si "ostina" a dimostrare comprensione per questi abusi, anzichè fare (come facevano i suoi preti) di tutta l'erba un falò. Ed in questo l'ateo, gliel'assicuro, è comunque più che felice: meglio soli, che mal accompagnati. Quanto a "termini economici", poi, stia ben certo: anche su questo la sua chiesa è sicuramente assai esperiente. A buon intenditor, poche parole.

 

"Zieta" (email spuria) - non credete che il termine vaticanate sia un pò troppo stupidamente offensivo? credete che per fare critica basti disprezzare ciò che si critica? la critica dovrebbe essere un qualcosa di costruttivo non offensivo...

R- Non se ciò che si critica è di per sè intrinsecamente stupido, quindi offensivo per l'intelligenza della gente: basta dare un'occhiata. Quindi, semplicemente ci si adegua al suo contenuto.

 

Paolo - Sembra che la fiction tramessa su Rai1 ''Inchiesta su Gesù'' abbia quale fondamento il passo dell'Apologetico di Tertulliano (V,2) in cui l'autore dice che Tiberio sottomise al senato l'approvazione del cristianesimo quale religio licita. Il senatoconsulto rispose ''no''. Potrei avere un suo commento su tale passo di Tertulliano che non mi convince troppo?

R - La pretesa di Tertulliano è, al pari di parecchie altre sue affermazioni, rimasta tutta nelle sue parole, al punto che il lettore non dovrebbe stupirsi; pretendere che siano stati i romani a coniare un appellativo relativo ad una setta, peraltro formata da circa 4000 individui (e questo a Roma, contro 60.000 ebrei circa) ancora agli inizi del II secolo, e soprattutto in contraddizione con quanto dice Paolo (per il quale il termine "cristiani" fu coniato ad Antiochia, ben trent'anni dopo questo fantomatico evento!), fa sicuramente pendant col famoso rescritto neroniano, citato ancora da lui soltanto, perchè da lui stesso inventato (come assodato tempo fa dal cattolico Bourgery). E chiaramente, il "senatoconsulto" non poteva dire di si: altrimenti la storia (quella vera) sarebbe cambiata, e davvero avremmo avuto la prova che siano stati i romani, ad aver chiamato i galilei (come erano noti più correntemente, pare) "christiani", se non "chrestiani". Ormai nessuno studioso che abbia una pur minima decenza può prendere più in considerazione simili "dati". Ma è anche chiaro che gli "studiosi" cristiani facciano una categoria a sè.

P - Sul sito di Cascioli, l'autore parla di un certo Poggio Bracciolini che avrebbe taroccato il famoso cap. XV,44 degli Annales a proposito dell'incendio di Roma per giustificare la morte di Pietro. In rete qualche sapiente ha detto che Cascioli ha preso una cantonata dal momento che iil cap. XV degli Annales è conservato in un codice beneventano del secolo XI (il Mediceus plut 68.2) tuttora custodito alla Biblioteca Medicea di Firenze, scoperto da Zanobi da Strada e dal Boccaccio (fiorentini), sempre restato a Firenze, mai andato a Roma da nessun segretario pontificio.
Io ho provato a chiedergli lumi ma non mi ha dato una risposta molto convincente (fra l'altro l'ho cancellata per errore ma non diceva nulla di probante). Fra l'altro in rete ho trovato un testo in inglese, ovvero ''Tacito e Bracciolini'' scritto alla fine dell'800 da John Wilson Ross il quale sostiene che gli Annali siano stati tutti falsificati dal Bracciolini.
Mi rendo conto che ognuno tira l'acqua al suo mulino, ma qual'è la sua opinione in proposito?

R - Dal mio punto di vista, è più probabile che gli scritti tacitiani siano stati falsificati da qualcun altro molto prima, anzichè da Bracciolini (che è stato uno dei più grandi umanisti italiani, e non certo felice col clero; non avrebbe avuto alcun motivo per modificare certi passi a vantaggio del clero stesso). Per quanto riguarda la corposa trattazione di Ross, pur ottimo studioso, siamo nell'ambito di un tentativo che, sebbene presenti parecchi corretti dati di fondo, per il resto è assolutamente perdonabile, tant'è che oggi, coi moderni strumenti e tecniche, lo si considera con parecchie riserve.

 

Mariella - Sapevo già qualcosa di tutto ciò che ha trattato nel suo sito. Diciamo che mi sono trovata "in bilico" tra i due estremi (forse "agnostica"?). La mia curiosità, e forse il mio lavoro o la mia formazione nel settore dell'istruzione, tra l'altro, mi hanno portato a chiedermi di più, ed ho trovato il suo sito, nel quale ho trovato sistemati - se così posso dire - tutti i miei interrogativi. Certo, ammettere alla mia età, da anni sposata e con figli grandicelli, che viviamo in un immenso raggiro, ed averne ora la certezza, francamente è un po' pesantuccio (come potrei dire: "disorientata"?). Ma la ringrazio comunque per avermi dato questa certezza su cose, che fino a poco prima sospettavo soltanto, senza averne prove convincenti.

R - Sono contento d'aver contribuito, nelle mie pur umili possibilità, a consolidare la sua prospettiva in un ambito quantomeno ottimale. Il "disorientamento", mi creda, è soltanto un attimo passeggero in una transizione che è comunque quasi "giocoforza": non ne abbia timore, e non getti mai la spugna.

 

Stefano - Ho letto con vivo interese alcune pagine del Suo sito di critica religiosa, in particolare di critica del Cristianesimo. È senz'altro meritoria l'opera di diffusione di "controinformazione" sulle credenze cristiane, ma avrei personalmente preferito uno stile ed espressioni meno involuti. Debbo inoltre aggiungere che non mi capacito del fatto che molti siti (intendo italiani) di critica religiosa e del Cristianesimo in particolare ignorano o quasi una delle più consolidate vie di demistificazione della religione cristiana: tale via consiste nel mostrare che Gesù detto il Nazareno o il Nazoreo e poi detto il Cristo e, dopo di lui, i suoi primi seguaci attendevano il prossimo avvento del "Regno di Dio" e non una società umana destinata a durare indefinitamente. Questo appare chiaramente da numerosi passi dei Sinottici e delle epistole incluse nel Canone (si pensi, ad esempio, alla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi). Questo inquadramento del cristianesimo delle origini come movimento apocalittico o "millenaristico" pone ovviamente e necessariamente l'accento sull'illusione della quale sarebbero cadute vittime lo stesso preteso "fondatore" della nuova religione, gli "apostoli", nonché, ovviamente, gli stessi comuni fedeli; si tratta, quindi, di un'impostazione che confligge con il dogma cristiano di Gesù come Uomo-Dio, che, in quanto tale, non potrebbe ingannare, né ingannarsi.
Lei fa accenno alla questione della "fine del mondo" nel suo articolo di conclusioni sul "dio ignoto", ma inquadra tale problematica, con riferimento anche ad alcuni passaggi della Seconda Lettera attribuita a Pietro, nella Sua tendenza a vedere come fattore predominante nell'evoluzione e nello stabilirsi della nuova religione la sua strumentalizzazione da parte del potere costituito, che indubbiamente vi è stata - e si pensi solo a Costantino e all'epoca successiva - ma non, a mio avviso, in maniera tale da poter ritenere che la nuova religione con il Suo apparato dogmatico sia il frutto, come Lei scrive, di un piano studiato a tavolino, deliberato e premeditato.

R - Le espressioni sono a volte ironiche, volutamente, in stile con certe pretese "aulicizzanti" con le quali i teologi e gli apologisti esprimono le loro assorte ed estatiche tesi. Sono certo che a tratti ciò possa risultare controproducente, ma non ho saputo resistere alla tentazione.
Il discorso delle "profezie" rientra tutto nel quadro di qualcosa che è stato costruito di modo tale da creare un comodo legame ridondante tra Bibbia e vangeli; il loro fallimento è chiaramente un fallimento pre-calcolato.
Consideriamo ad es. la "seconda venuta": è chiaro che questa non si sia mai verificata (il che spinse Paolo a procrastinarla, senza che i suoi ascoltatori notassero la pochezza di divinità tanto inconcludenti quanto emendabili), se non - al limite - nell'ottica di una "seconda venuta" del "vero messia" (cioè Vespasiano, secondo Flavio) nella persona di suo figlio Tito. Di cui mi sono ripromesso di parlare più che altro nei libri che ho intenzione di pubblicare.
Sono conscio anche del fatto che molte cose risultino assai rimaneggiate, ma è stato giocoforza; ho cercato di privilegiare la sintesi, poichè una critica pignola di tutto ciò che riguarda il cristianesimo avrebbe richiesto molto più spazio, col rischio d'annoiare il lettore. Mi sono dunque affidato alla speranza che i "palati fini" cogliessero quantomeno la realtà della sintesi. E dovrebbe essere chiaro che, alla luce della sintesi (cioè, che il cristianesimo sia una costruzione su un personaggio distorto), fattori come il millenarismo e le profezie fallite siano più che altro complementarietà.
Il cristianesimo - come spiego più dettagliatamente nel primo volume dedicato a queste indagini - è stato senz'altro qualcosa nato sulla base di eventi storici, adottato nelle province ancorchè a Roma (ove contava al massimo 3-4 mila aderenti, ancora confusi tra l'ebraismo e "qualcosa di nuovo"), e che, segnatamente a partire da epoca costantiniana, è stato trasformato in uno strumento di controllo de facto; prima di quel momento - e prima della "osmosi" di svariate festività, metodiche di culto, icone e dogmi dalla paganità - non possedeva alcuna connotazione propria (si pensi all'evoluzione dei dogmi, e già alla sola ripresa di icone dalla paganità, nelel catacombe), eccetto la credenza in un dio-uomo, che non è comunque originale cristiana (in questo si innestano le problematiche di scritti come quello giovanneo, che evidentemente riflette tematiche del II secolo avanzato e delle polemiche gnostiche).

S - Le segnalo, ove già non li conosca, due testi in lingua inglese la cui impostazione del problema del "Gesù storico (o meno)" può forse avere qualche affinità con la sua. Il primo è "Caesar's Messiah" di Joseph Atwill (2005), con il significativo sottotitolo "The Roman Conspiracy to invent Jesus" [...] L'altra opera è "Et tu, Judas? Then fall Jesus!" dell'australiano Gary Courtney [...] Una tesi affine a quella di Courtney è stata sostenuta anche da un certo Francesco Carotta (autore anglosassone, a dispetto del nome). Per quanto mi concerne, e come credo di aver già chiaramente espresso in una precedente e-mail, la mia prospettiva è diversa: spero di aver modo di tornarci sopra.
Segnalo, infine, che una "strategia" interpretativa affine a quella di Cascioli era stata già seguita, in Italia, da un certo Turone, in un libro intitolato "Gesù e Paolo identificati nella storia profana" (il Turone, tuttavia, "identificava" Gesù detto il Nazareno in un personaggio storico diverso da quello - Giovanni di Gamala - al quale fa riferimento il Cascioli, del quale mi sembra assurda l'iniziativa giudiziaria, perché la libertà di manifestazione del pensiero e di propaganda va riconosciuta a tutti, anche a chi ritiene uomo-Dio Gesù detto il Nazareno o il Cristo, e perché la questione non si può ritenere risolta inoppugnabilmente, come dovrebbe essere per poter sostenere la malafede e la responsabilità penale dei sostenitori della storicità della raffigurazione di Gesù il Nazareno nei Vangeli).

R - Possiedo il libro di Atwill in lingua originale; condivido le sue tesi fino a un certo punto (anche perchè il metodo talora mi è sembrato assai "elaborato"), fermo restando che la centralità, ossia la "creazione" del sistema d'arginamento ideologico durante l'apogeo dei Flavi, sia assolutamente plausibile. Non condivido l'identificazione del Gesù evangelico con Lazzaro, per vari motivi, a prescindere dal fatto che sia più plausibile parlare di un personaggio composito, anzichè di uno ben definito.
La seconda opera è appunto una sorta di rifacimento delle tesi di Carotta, che riterrei però abbastanza implausibili, se non per quanto riguarda l'intromissione mnemonica della figura di Cesare all'interno di un contesto impero-centrico da rivalutare all'attenzione delle masse tendenti alla ribellione. In sostanza, sono due libri che si auto-elidono, sebbene in fondo potrebbero anche integrarsi, dato che i Flavi in pratica non fecero altro che confermare la figura ideale del cesare come dio.
Il problema di Cascioli è chiaramente un non-problema; ma, a prescindere dalla discutibilità della sua teoria, direi che il movente ci stia tutto. Vero è che chiunque voglia credere in qualcosa sia libero di farlo, per quanto assurdo o nocivo possa essere per sè (per gli altri, è un altro discorso); l'autore, però, sottolinea il fatto che tramite questa favola (spacciata per verità storica) la chiesa abbia costruito un impero tutt'altro che santo. E su questo punto non mi sentirei proprio di rivedergli le bucce.

 

Giuseppe - "Gli uccelli e le bestie dei campi hanno i loro nidi e le loro tane, ma gli uomini che combattono per l'Italia possiedono soltanto la luce e l'aria aperta [...] Voi siete padroni del mondo, ma non possedete una zolla di terreno su cui poggiare i piedi!". È quantomeno un'analogia singolare il fatto che Matteo 8.20, replicato in Lc. 9.28, metta in bocca a Gesù quasi le medesime parole". Potrebbe essere, piuttosto, che Plutarco abbia adoperato un'espressione ormai diventata proverbiale?

R - Dal Gracco, 150 anni prima di Gesù? Sarebbe come dar del plagiario ad un sant'uomo come Plutarco; dovrebbe rincrescere a qualsiasi classicista. Proverbiale non direi. "Proverbiale" potrebbe essere piuttosto "noi abbiamo suonato, voi non avete danzato": Esopo, cinque secoli prima.

G - Gli scrittori dell'epoca non avevano i nostri stessi parametri. Più umilmente penso che Plutarco metta in bocca al suo protagonista delle parole che pensa possano rendere il suo carisma, ma non è detto che per questo le abbia storicamente pronunziate. E così è per i vangeli: gli evangelisti adoperano modelli letterari comuni per cercare di trasmettere la verità di Gesù. L'importante è quello che gli autori intendono trasmettere, non il modo in cui lo fanno...

R - Quali sarebbero questi "nostri" parametri così "diversi"? Per i vangeli, è chiaro che nessuno possa aver udito pronunziare il soliloquio del Getsemani: ma è pur vero che, così come accade nei dialoghi di Luciano, nessuno oggi si sogna di considerare che, ciò nonostante, non si tratti di fiction. Solo che Luciano è sicuramente "fiction" (del resto ha uno "stile diverso", frutto di "mentalità diversa"...), perchè è "pagàno". La giri come vuole. Si tratta semplicemente di plagio, e del più madornale.

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