La presenza di quattro versioni suggerisce piuttosto una più veloce codificazione, fermo restando che si possa far risalire la discendenza del secondo e del terzo a quello marciano: ciò indica per l'appunto che non sia affatto difficile ricodificare un canovaccio in tempi estremamente brevi, poiché viceversa non si sarebbero riscontrate analogie e copiature piuttosto marcate, che in caso contrario sarebbero state velocemente emendate anziché sottostare al rischio di parecchie revisioni in seguito, se è vero com'è vero che di versioni ufficiose ne esistessero oltre un centinaio, apocrifi esclusi.
I cosiddetti scritti apocrifi sono in genere anteriori ai "canonici", come nel caso del Vangelo di Tommaso e di tutta la letteratura biblica "pseudo-epigrafica", che spaziano dal 300 a. c. al 50 d. c.; da Melito fino al Codex Alexandrinus, nel V secolo, erano inclusi nel Canone, ma dopo si pensò di escluderli gradualmente, completando l'operazione durante il Concilio di Trento (1548). Ad oggi vige da tempo l'idea per cui il termine "apocrifo", introdotto per la prima volta da Geronimo, significa "falso", ma alla lettera significa semplicemente "[di senso] nascosto", e il motivo di questa denominazione è facile a comprendersi. A favore di questo stigma ha giocato la gran mole di fantasie scritte da cristiani ortodossi (cioè, i cattolici), che hanno inquinato l'attendibilità di qualsiasi scritto distinto dal cosiddetto canone, malgrado parecchie nozioni della liturgia e dell'ideologia cristiana accettata e divulgata popolarmente dalla chiesa, dall'assunzione di Maria alle storie sull'infanzia di Gesù ai nomi dei ladroni e persino il Credo degli Apostoli, si rifacciano a tali fonti: queste ultime, però, non ricevono alcuna critica e continuano ad essere accettate dall'inconscio collettivo, per cui la gente non si chiede donde siano state tratte né quale sia il metodo per definire determinate fonti false o vere a seconda dei casi, poiché confida nell'ispirazione degli interpreti del pensiero di dio. Con tale metodo e secondo tali fonti è stato scoperto e canonizzato giusto un secolo or sono ad es. il dogma secondo il quale Maria assurse al cielo in carne ed ossa, ed infine quello della sua immacolata concezione.
L'esegesi afferma che tali operazioni siano possibili per via del principio della "amplificatio hermeneutica"; ma se così è, ciò vale anche e soprattutto per i testi "apocrifi", che non solo aggiungono dettagli in sintonia con l'anamnesi cristologica, ma consonano analogie marcate con le dottrine da cui il cristianesimo attinse... senza considerare che tale principio, la cui "paternità" va per altri versi attribuita all'eretico Origene, fu già parecchio pagàno. Così, allo stesso modo in cui fra i "padri" serpeggiavano violente diatribe sull'autenticità di uno scritto, questi testi sono detti "apocrifi" nel senso di "falsi" quando si tratta di rintracciarvi delle analogie preoccupanti, ma sono presi in contegno di documentazione affidabile quando si tratta di convalidare le tesi dei teologi (ad es. gli Atti di Pilato); invero, certi documenti sono zeppi di dati preoccupanti, tanto quanto certi scritti d'evidente matrice gnostica e misterica quali la Lettera di Barnaba o il Libro di Enoch, che è stato escluso dal canone occidentale pur essendo stato popolarissimo nelle biblioteche essene, oltrechè citato come testo genuino da tutti i padri della chiesa unitamente all'Apocalisse di Mosé persino nella Lettera di Giuda, che pure è ritenuta canonica e facente parte del Vangelo ufficiale. Abbiamo, poi, ad es. il Vangelo degli Ebioniti, che secondo Geronimo era l'originale di Matteo...
Quindi, alle origini il testo cosiddetto pseudo-epigrafo era distinguibile da quello "canonico" solo grazie all'illuminazione divina degli "ermeneuti" che si occupavano della sua "interpretazione", e talora della sua "acconciatura". Vuole il caso che il primo a parlare di vangeli associati agli evangelisti sia stato proprio Ireneo, nel 180-190, mentre già dieci anni prima Giustino iniziava a citare frasi che verranno riscontrate nei vangeli qualche tempo dopo. Il vescovo di Lione doveva avere senz'altro accesso a fonti esclusive, dato che cita due fantomatici passi degli Atti (Contro le eresie 3.11.14ss) che oggi non riscontriamo nelle versioni attuali, oltre ad asserire che Marco iniziasse il suo vangelo menzionando delle profezie di Isaia (3.8ss)... e ci lascia ancora più perplessi, mettendo in bocca a Papia (proprio quel famoso "testimone oculare"!) alcuni passi dell'apocrifo di Baruch, che Papia riferisce come parole di Gesù...
Il dotto Fozio, patriarca di Costantinopoli, nella sua mastodontica Biblioteca così liquiderà Ireneo: "La purezza della verità, con rispetto della tradizione della chiesa, è stata adulterata dalle sue letture false e spurie". Vero è che Fozio poi diventò un "eretico": ma cosa intendeva dire il pio pastore, con queste parole severe? |