Home . Mitostoria . Il dio ignoto . Le maschere della Stella Guerriera
Io, Gesù, sono la radice della progenie di David, la lucente Stella del Mattino.
.. Apocalisse 22.
Ci troviamo dinnanzi a modelli sostanzialmente ibridi, noti anche nel Levante palestinese, Israele compreso. Gli ebrei adorarono Venere nel periodo in cui la loro teologia era ancora legata a temi pastorali della vita nomade, ma quando essa si evolvette al contatto con altre civiltà, il culto di Venere, peculiare delle genti semite, fu abiurato a favore di altre deità astrali, sicché il pianeta e le divinità ad esso legate (ad es. Astarte) divennero l'epitome del Maligno; appunto dagli ebrei, con Isaia, proviene il legame indiretto fra Satana e Lucifero come Stella del Mattino, l'unico in tutta la Bibbia, ma con il suo simbolismo altamente politicizzato il profeta alludeva probabilmente al fatto che Venere non riesce ad innalzarsi fino alle circumpolari quando riemerge dagli "inferi", e per questa sua meccanica presunzione viene punito da dio, ossia dal Fato ineluttabile e spietato che fa ruotare l'ingranaggio dei cieli.

Le derivazioni pagane di questo passo sono assai evidenti: Isaia scrive letteralmente "Heilel ben Shahar", ossia "Luminoso figlio dell'Alba", ove Heilel è un termine d'origine babilonese, costituendo uno dei tanti nomi di Marduk, Illel, ossia Lucente, mentre Shahar era uno dei sette figli maggiori di El, che con il gemello Shalemu simboleggiavano rispettivamente per l'appunto Lucifero e la sua controparte serotina; altri alias cananei del pianeta Venere erano Attar il Feroce e naturalmente le due sorelle Anat e Astarte, antitetiche come lo sono la querimoniosa Marta e la prostituta Maddalena. Questa "eredità" ha portato i contemporanei al solito cumulo di "interpretazioni assorte", sovente spassose, su questo termine, come ad esempio quella di alcuni "dotti" rabbini a proposito di Lucifero addirittura inteso quale sposa di Yahvéh (4)! Non c'è dubbio che Venere sia un astro "ambiguo", ma questo parrebbe presumere un po' troppo dall'ispirazione divina.

Dopo Isaia, per ritrovare Lucifero dovremo attendere l'Apocalisse, nel passo in cui Gesù si paragona proprio al Ribelle, "la lucente progenie di David" (22.16), proprio come lo è Horus nei Testi delle Piramidi in veste di progenie di Iside, la dea di Venere e di Sirio: in questo caso gli esegeti amano reputare che si sia tornati al pristino significato anodino di Venere, come in effetti è, dato che la Stella del Mattino aveva indubbio significato positivo per i cristiani, a giudicare da passi come il 1.19 della seconda Lettera di Pietro.

In qualità di vittima predestinata, Gesù assume quindi le connotazioni di un modello di capro espiatorio accorpato a simbolismi astrali e misterici di varia provenienza, oltreché a quelli messianici inseriti nel mélange; l'ossatura avventizia del tema azazelico è essenzialmente espiatoria, anche perché pure Azazel è un personaggio geminale. Campionarii del genere, ampiamente sfruttati nei temi mesopotamici (Gilgamesh e Enkidu, Dumuzi e Ninghizzid o nello stesso rapporto simbiotico fra Inanna e l'amante), sono replicati nella Bibbia a partire da Caino e Abele passando a Giacobbe ed Esaù per finire ai gemelli di Tamar: lo sviluppo generico di vicende del genere richiedeva regolarmente che uno dei due componenti della coppia soccombesse oppure venisse sacrificato al posto dell'altro onde ottenere il riscatto o la redenzione della comunità. Peraltro, in ogni mito analogo assistiamo alla presenza di due calchi del medesimo personaggio, gemelli o fratelli, il più delle volte antagonisti o diametralmente contrapposti quanto a caratterialità (5): non è necessario sottolineare che un dualismo di shifting di questo tipo, un espediente di sostituzione sulla scia di quello di Attar-Baal e Môt, sussista anche per la vicenda di Gesù, incarnato nelle figure di Barabba e Giuda Tommaso.

Mettendo da parte il primo (di cui abbiamo già parlato), il secondo era detto Dìdimo, ossia Gemello (6), mentre Giuda significa "Benedetto"; come accade per parecchi altri nomi attribuiti a persone nei vangeli e nella Bibbia, anche quello di Tommaso consiste piuttosto di un aggettivo — nella fattispecie, d'origine siriaca — che di per sé significa già proprio gemello, ossia indica un personaggio dal nome raddoppiato quasi per enfatizzarne la valenza. Oltre a richiamare il termine akkadiano masshu (ancora "gemello") con rinvio omofonico a mashiah, il nome è simile al caldeo-siriaco Tammuz, la cui festività personale non a caso cadeva in giugno, nel mese della costellazione dei Gemelli (7), che per i sumero-akkadiani rappresentavano Gilgamesh (ed anche Nergal) ed il suo inseparabile pard; per inciso, è significativo che Bethleem, presunto luogo di nascita di Gesù, non fosse soltanto la città natale di David, ma per l'appunto anche un centro di culto di questo dio, con un santuario precedentemente dedicato a quello cristiano che fu poi ripristinato da Adriano, come attesta Geronimo.

Tale dualismo, che verrà espresso sotto vari modelli, appare sin dalle tormentate genealogie dei vangeli, nei quali gli antenati dell'idolo cristiano erano i gemelli Farez e Zara, nati dall'unione fra Giuda, figlio di Giacobbe, antesignano dell'omonimo traditore evangelico, e sua nuora Tamar, la quale, travestitasi da prostituta, giacque con lui a sua insaputa. Fra i due, Zara era stato contrassegnato da Tamar con un nastro scarlatto per differenziarlo da Farez: tale simbolismo riecheggia quello del capro per Azazel, col quale sacrificio si intendevano esorcizzare i peccati dal popolo e trasferirli sul capro che simboleggiava il demone.

L'innesto del modello venusiano nella concezione del sacrificio consumato a pro della comunità e della rinascita della natura, non è disatteso. A meno che non si tratti di un folle o di due personaggi simbiotici, il pugnace Gesù che imbonisce sé stesso magnificandosi più di Salomone, che predica peste e fuoco, che è venuto a portare non la pace, ma la spada (Mt. 10.34-37), non è un placido predicatore dell'amore, bensì lo stereotipo di un ribelle che è al contempo untore e guaritore:

"Sono venuto a portare il fuoco sulla Terra; e come vorrei che fosse già appiccato! C'è un battesimo che devo ricevere, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla Terra? No, vi dico, ma la divisione! D'ora innanzi, in una casa [...] si divideranno [...] il padre contro il figlio, la madre contro la figlia [...] Se uno viene a me e non odia il proprio padre, la propria madre, moglie, figli, fratelli, sorelle e persino la propria vita, non può essere mio discepolo" (Lc. 12.49-52, 14.25-27).

Queste parole apparentemente contrastanti con gli usuali discorsi d'amore sparsi nei vangeli, riscuotono anch'esse una loro prototipazione esterna; le ritroviamo riprodotte quasi alla lettera nello Zand-i Vohuman Yasht (2.30) e già duemila anni prima nell'epica dedicata ad Erra, antenato del dio degli inferi e della pestilenza Nergal, il nume del pianeta Marte, definito anch'egli "figlio di Ištar" (8):

"[Erra disse]: «Io dispaccio i soldati di una città contro l'altra: né padre né figlio si cureranno dei rispettivi affari, la madre complotta il male contro la figlia con malignità [...] Confisco i loro possedimenti e taglio di netto le loro vite [...] estraneo i cuori degli uomini, sicché il padre non ascolta il figlio, madre e figlia altercano animosamente»" (2.133-135, 3.9-10).


(1) Le orbite di Venere e della Terra si allineano otto volte ogni dieci anni; queste intersezioni accorrono a 72 gradi di distanza, misurate sullo zodiaco.
(2) Vedasi anche l'analogia con la croce capovolta, che rappresenta il medesimo concetto del pentagramma capovolto. Piuttosto, si preferiva la croce perché era un simbolo dal significato meno diretto. Roger Bacon, dopo aver compiuto estese ricerche in merito a questa preoccupante identificazione tra Gesù e Lucifero, osservando degli appunti di Geronimo asserì che il messia e Lucifero siano la medesima cosa; il che gli costò l'imprigionamento, finché non ritrattò.
(3) Si noti, peraltro, lo stile di Giovanni, ancora prettamente legato ai simbolismi mesopotamici e alessandrini, e che ritroviamo pure nella liturgia di Osiride con esplicite allusioni astrali a stelle inneggianti e cieli divisi in due, nel capitolo della glorificazione del Sole nascente del Libro dei Morti: stelle, archi temporali, settori eclittici, immaginati come personaggi in carne e ossa, per cui persino il dettaglio strabiliante che i seniori siano più antichi addirittura degli angeli, passa sotto nota.
(4) Il sito in questione è un curioso misto di ebraismo pro-cristianesimo e "dottrina alternativa"; nelle sue "rivelazioni" si possono trovare anche incoraggiamenti a leggere testi come Two Babylons, di Hyslop, considerato assai fragile (per non dire altro) persino dalla moderna critica atea.
(5) La generazione di modelli geminali, che a livello effettivo del campionario si basava su fattori di meccanica astronomica, contemplava sia questi che altri livelli strutturali, a prescindere dal fattore calendrico impostato sull'alternanza delle stagioni: il Duchares dei nabatei, dio solare nato anch'egli il 25 dicembre, rappresentava pure la Stella del Mattino, ed era amalgamato col dio Qutbai, Mercurio; Quetzalcoatl nella sua variante tolteca identifica come standard Venere, laddove nel Codice Chimalpopoca è il Sole della seconda èra, mentre suo fratello Xolotl era Mercurio, di cui (dice Plinio) in epoca arcaica Hermes e Apollo costituivano i due volti; allo stesso modo, Marduk muore e risorge come il Sole nonostante rappresenti principalmente Giove.
(6) Sintomaticamente festeggiato il 21 dicembre nel calendario cattolico, ovvero proprio il giorno del solstizio, il folklore e gli apocrifi (v. il Vangelo di Bartolomeo, ove Gesù lo chiama "secondo messia") ci dicono che Tommaso fosse talmente identico a Gesù, da essere confuso con lui di frequente. Vedasi anche il nome di Quetzalcoatl, che significa sia "Serpente piumato" che "Gemello prezioso".
(7) Per via della precessione, oggi cade nel Cancro.
(8) Nel poemetto Nergal e Ereshkigal, nel quale il dio discende agli inferi per conquistare e sottomettere la sorella di Inanna, facendone la sua sposa, Nergal è detto "progenie dell'alba" quando siede al desco degli dèi.
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