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Io, Gesù, sono la radice della progenie di David, la lucente Stella del Mattino. .. Apocalisse 22. |
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Venere appare come Lucifero o Espero per nove mesi in una sequenza di diciannove, rimanendo invisibile per un mese; il motivo per cui, guardando dalla Terra, il pianeta precede e segue il Sole, è che si tratta di un astro interno come Mercurio, che però è troppo vicino per poter essere osservato: ciò implica che sia visibile in queste due sue "forme" nell'immediata vicinanza del Sole, donde lo stretto legame con l'astro diurno, indipendentemente dalla peculiare brillantezza di Venere. La sovrastruttura di questo moto è descritta con una stella a cinque punte, popolarmente nota come pentagramma, simbolo delle stazioni di Venere sui cinque punti che il pianeta tocca nello zodiaco durante il suo ciclo stilizzato nella congiunzione superiore ed inferiore del pianeta.
Allo stesso modo, la stella di David riprende le congiunzioni di Mercurio nonché il ciclo di congiunzioni fra Giove e Saturno, che si presentano anch'esse nello scenario del tempo in cui è posta la natività di Gesù unitamente a Venere, formando un grande astro unico. Questa serie di eventi concatenati potrebbero ricollegarci alle nozioni persiane sulla "lotta" tra Venere e Giove all'epoca della nascita del messia, premesso che il primo dei due pianeti sorse all'alba nell'aprile dell'anno in cui si pone la crocefissione.
Il pentagramma è un simbolo antico tanto quanto la croce, dato che già i sumeri lo usavano come particolare grafèma di rosa dei punti cardinali sin dal periodo di Uruk IV, mentre presso i loro eredi babilonesi lo troviamo fra gli emblemi di Marduk, ma certo è che anche in questo caso sia stato noto a parecchie culture, dai galli, ai celti, agli hindu, ebrei, cinesi, etruschi, egizi, dai quali lo conobbe Pitagora durante il suo soggiorno in Egitto, e da lui probabilmente passò ai filosofi greci successivi, primo fra tutti Platone. Lungi da significati esoterici, che al limite sortiscono dall'ignoranza della sua originaria definizione, tale figura riveste un suo senso compiuto nell'economia generale della struttura astrale, le cui discendenze favolistiche e magiche sono peraltro ben note, se consideriamo ad es. che, poiché gli angoli che individuano questa forma sono di 72 gradi e suddividono l'anno solare in cinque parti di altrettanti giorni (1), si spiega la leggenda salomonica secondo la quale il figlio di David (che innalzò un templio appunto in onore di Astoret) utilizzò questo simbolo come sigillo per imprigionare in una giara gli altrettanti demoni che lo aiutarono a costruire il Templio.
I sacerdoti astronomi caldei compivano queste operazioni di trasposizione e sintesi all'ordine del giorno così come facevano quelli precolombiani, per i quali il calcolo del ciclo di Venere costituiva una vera e propria ossessione, dato che era legato al mito del ritorno di Quetzalcoatl. Di là della distinzione fra le due forme grafiche del simbolo, alle origini il pentagramma non fu quindi un'icona maligna, dato che nella sua forma standard costituiva, al pari della croce, una protezione contro il male, al punto che non dovremmo stupirci se Costantino lo incise addirittura capovolto sul retro del proprio sigillo insieme al monogramma , né che lo troviamo in parecchi edifici di culto o che i proto-cristiani lo sostituivano frequentemente alla croce all'inizio di ogni loro iscrizione: nondimeno, per gli ebrei era non solo il simbolo dei cinque libri del Pentateuco, ma anche quello di Gerusalemme (alcuni dei quali scolpiti fra i bassorilievi della sinagoga di Cafarnao) sin da mezzo millennio prima di Gesù. Potremmo pensare che fu definito simbolo diabolico probabilmente a partire dai processi ai templari e delle congetture di qualche sconclusionato esoterista, sulla stessa scorta del motivo per cui si equivocò Isaia a proposito di "Lucifero" (2).
Quando Venere completava questo ciclo riemergendo dagli "inferi", la vita rinasceva e i "santi" resuscitavano. Tanto quanto nel caso di Baal e dei santi risorti durante la passione di Gesù, i "morti" di cui si parla nel poema di Inanna sono gli astri che risiedono nell'emisfero invisibile del cielo, poiché nell'immaginario mitologico la retta passante per i due punti equinoziali ripartiva il cerchio zodiacale in due zone costituite da sei costellazioni ciascuna, che individuavano il paradiso e gli inferi: è chiaro per qual motivo nessun "profano" notò i macabri eventi descritti durante la passione di Gesù. È superfluo sottolineare che, nonostante evitassero accuratamente d'ammettere che l'aldilà fosse piuttosto un'estensione platonica del trascendente inteso in chiave astrale, pure i cristiani fossero consciamente a parte di simili convenzioni, come ci fa comprendere il vescovo Vittorino da Petovio nei Commentarii alla creazione del mondo:
"Il giorno [...] è diviso in due parti dal numero dodici, dalle altrettante ore di giorno e notte; e a partire da queste sono calcolati i giorni, i mesi e gli anni. Pertanto, sono disposti in concordanza dodici angeli del giorno ed altrettanti della notte. Questi sono i ventiquattro testimoni di giorno e notte che siedono dinnanzi al trono di dio con corone d'oro sulle loro teste, e che Giovanni nell'Apocalisse chiama «anziani» poiché sono più antichi sia degli angeli che degli uomini" (3).
Ancora al suo tempo, Diodoro Siculo ci informava già su questa suddivisione, risalente alla Caldea, scrivendo che
"oltre il cerchio zodiacale, i caldei fissano ventiquattro stelle, delle quali metà situate nella parte settentrionale, ove essi assegnano il «mondo dei vivi», e le altre, invisibili, nella seconda, quella meridionale, che corrisponde al «mondo dei morti», e le chiamano «giudici dell'universo»" (2.28).
Concezioni del genere, che risalivano già allo zoroastrismo con la resurrezione dei morti da parte di Saoshiant ed altre nozioni analoghe, le ritroviamo pure nell'escatologia pre-giovannea, ad esempio in Enoch, quando il settimo patriarca ci parla della punizione comminata agli angeli ribelli esiliati sulla Terra al seguito di Azazel:
"Queste stelle che ruotano intorno al fuoco al pari di quelle che, al loro sorgere, osarono ribellarsi agli ordini di dio, suscitarono la sua rabbia, ed egli le incatenò per mille anni fin quando non avranno espiato il tempo del loro peccato" (18). |
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