Home . Fondamenti . Gli adoratori dello "sterco di Satana"
Finché ci sarà povertà, ci sarà religione.
.. Will Durant.
Le istituzioni religiose stornano dall'introito del paese-ospite un ammontare di risorse estremamente ingiustificato, che viene poi a mancare per sopperire a necessità più pressanti, la cui natura, però, è minimizzata dal pretesto della necessità di tributare mezzi di sostentamento a chi si occupa del "divino" ed ai cittadini meno fortunati. Laddove nelle altre nazioni le religioni prevalenti (etniche) sono territorialmente connesse allo Stato, che provvede più o meno copiosamente e direttamente al loro sostentamento, in Italia assistiamo ad un vero e proprio paradosso senza precedenti: ospitiamo sul suolo patrio un paese straniero, che gode di diritti a dir poco straordinarii, senza eque controparti di dovere, e che fruisce di ingenti finanziamenti da parte dello Stato ospite.

Non è necessario sottolineare che i ministri di culto ricevano scarso supporto diretto dalla Santa Sede, dato che di prevalenza essi dovrebbero ringraziare quei ministri civili che li hanno insediati nei posti di insegnamento (che già da soli costano allo Stato svariati milioni di euro l'anno), più che gli oboli diretti dei fedeli; quanto al secondo punto, sia chiaro che queste sovvenzioni siano egualmente evanescenti. Ciò è placito: senza i poveri, la chiesa non avrebbe più alcuna missione da svolgere, da cui è più ovvio che il sistema di "soccorso" — farsesco e irridente — nei confronti dei meno fortunati, vittime di un sistema la cui mentalità è sempre e comunque espressione della "Morale" religiosa, sia piuttosto un'assistenza continuata.

"Dai una ciotola di riso a un povero, e lo sfamerai per un giorno; dagli una zappa, e lo sfamerai per tutta la vita" recita un antico proverbio cinese: questi principii fondamentali sono ben noti agli speculatori. Se i meno abbienti avessero la possibilità di guadagnarsi da vivere anziché contare sull'elemosina dei "più abbienti", le istituzioni di "carità" non avrebbero più alcuna ragione d'esistere, e con esse sarebbe chiaramente penalizzato il sistema capitalista, che trova nei paesi sfortunati una manodopera a buon mercato e un ottimo sbocco per merce secondaria. Non sarebbe affatto necessario sottolineare che una superstizione con le caratteristiche del cristianesimo si sposi bene con l'ideologia dei consumi: se il pontefice s'atteggia a predicare contro il consumismo e gli "sprechi", potremmo anche interpretare tale risentimento in chiave d'ufficio retorico... contro sprechi ad inane, ossia che non vanno a pro di "opere di bene".

Eppure, nell'immaginario buonistico degli uomini di buona volontà, le immense ricchezze della chiesa servono, oggi come nel Medioevo, a fornire parca cotidiana ai miserabili, ed a coloro i quali hanno dedicato tutta la vita a predicare loro parole di conforto, pace, fratellanza, e non certo a godere degli stessi vizi dei comuni mortali: quando si sente parlare di presuli corrotti, l'immagine tradizionale dell'uomo di fede ascetico e irreprensibile oblitera la disamina, facendo parlare di "casi isolati" come tanti ve ne sono in tutte le migliori famiglie, poiché, come volevano gli estensori gesuiti delle monumentali Risposte alle obiezioni più comuni, redatte durante il periodo del Sillabo, "il cattolicismo è buono quando anche fosse reissima la vita dei cattolici". Ed aggiungevano:

"Mòstrino, i detrattori di santa chiesa, ch'essa abbia venduto anche una sola volta attraverso i secoli un'indulgenza, e poi daremo loro pienamente ragione!".

Non occorre andare tanto lontano nel tempo, per smentire delle asserzioni tanto amene.

Il 28 ottobre 2003, l'ufficio generale della magistratura messicana ha lanciato un'investigazione nei confronti del cardinal Juan Sandoval Iñíguez, arcivescovo di Guadalajara, con l'accusa di favoreggiamento e concussione: si tratta del caso più recente di illeciti finanziarii — noti — che hanno avuto a protagonista la chiesa cattolica in Italia e nel mondo.

Com'è noto, l'escalation finanziaria del Vaticano, che dopo Porta Pia aveva visto scemare il suo patrimonio immobiliare e liquido, ha conosciuto una sua ripresa all'indomani del Concordato del 1929, col quale l'accorto Mussolini garantì alla Santa Sede l'equivalente di 350 milioni di euro odierni, affinché la chiesa rinunciasse a rivendicare i territori dell'ex Stato Pontificio, guadagnandosi così da Pio XII l'appellativo di "uomo della provvidenza"; fu l'inizio di una serie d'operazioni che videro il Vaticano coinvolto in una sequela di scandali più o meno sottaciuti, infiltrazioni di parenti ed amici della curia nei posti di più alto rilievo nel mondo bancario e borsistico, nonché altre contaminazioni a livello politico-economico, che continuavano l'agenda di collusione inizializzata sin dopo l'unificazione umbertina.

Prima di Tangentopoli, la chiesa si trova coinvolta nella raccomandazione del cardinal Poletti ad Andreotti, affinché nominasse il generale Lo Giudice — che in seguitò sarà protagonista dello scandalo dei petroli — a comandante della Guardia di Finanza; la vicenda sfocerà poi nello scandalo IOR/Ambrosiano, inchiesta ancora aperta seppure pubblicizzata in sordina, che ha visto nel 1993 l'interdizione di monsignor Pavel Hnilica, confessore di Teresa di Calcutta, per ricettazione della borsa di Calvi. L'anno seguente, Alessandro Sodano, fratello del segretario di Stato del Vaticano, riceve l'avviso di garanzia per l'accusa di corruzione, abuso e falso per la lottizzazione di un'area industriale in quel di Asti; seguirono il presidente della fondazione pontificia "Centesimus Annus" Mazzotta e un ex presidente nazionale dell'Unitalsi.

Successivamente, vari alti papaveri cattolici sono finiti sotto il tiro della magistratura: il vescovo di Monreale è stato interrogato in tribunale per ben otto ore per fatti di tangenti; il vicepresidente della fondazione San Romanello del Monte Tabor e il suo direttore amministrativo sono stati arrestati per una tangente pagata a finanzieri corrotti; l'abitazione casertana dell'arcivescovo Vuolo-Prata è stata perquisita per lo scandalo della cooperazione col terzo mondo; cinque sacerdoti comaschi, di cui quattro del collegio intitolato al cardinale Gallio, sono stati sentiti dalla magistratura per gravi irregolarità negli appalti connessi alla ristrutturazione di collegi e canoniche. Poi, fu la volta di scandali abnormi, come quello ambrosiano.

Uno degli inquisiti della tangentopoli milanese fu Enzo Viganò, consulente finanziario del cardinal Martini: nel febbraio del '95, la guardia di finanza ha acquisito carte dell'Istituto diocesano del clero che era in stretti rapporti economici con il citato tangentomane. Nel marzo di quell'anno entrano nel mirino della magistratura ben 150 preti siciliani coinvolti in una maxi-inchiesta per truffa ai danni della Regione Sicilia inerente a tangenti sui contributi regionali per l'acquisto di arredi sacri. La lista sarebbe molto più lunga.

Il 17 giugno 2000, il card. Michele Giordano, proprio uno dei grandi accusatori dello strozzinaggio, riceve un avviso per concorso in associazione camorristica finalizzata all'usura; i suoi supporters lo difesero dicendo che si trattasse di un tentativo di discredito nei confronti della chiesa, ma le accuse persistono. Fra gli inquisiti anche il fratello Mario Lucio, destinatario di danaro della curia; la Procura della Repubblica richiese il rinvio a giudizio anche per i sacerdoti Michele Cudemo e Pietro Dilenge, quest'ultimo già Presidente della Banca di Credito Cooperativo di Aliano e poi vicepresidente della Banca di Credito Cooperativo Agrisauro.

Assolto in primo grado, Giordano viene ulteriormente inquisito due anni dopo per una vicenda relativa alla lottizzazione in miniappartamenti di un immobile di proprietà della Curia, vincolato dalla sovrintendenza per il suo valore culturale; l'11 novembre, durante il processo di secondo grado, il Sostituto Procuratore Generale ha chiesto nei confronti del porporato la condanna a otto mesi di reclusione. Indi il cardinale, assolto in primo grado da accuse legate all'usura, riceve l'imputazione per il reato di appropriazione indebita: avrebbe prelevato 600 milioni di lire per sanare la posizione debitoria del fratello.
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