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Finché ci sarà povertà, ci sarà religione. .. Will Durant. |
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Malgrado sia definito la migliore delle religioni al mondo, la maggior parte delle nazioni basate sul cristianesimo non versano condizioni floride sotto tanti punti di vista, in special modo quello economico; a maggior ragione nel caso in cui l'epicentro di questa superstizione è innestato nel cuore del paese indicato. La situazione dell'Italia è nota a tutti: è un paese di gente che lavora sodo, che ha costruito delle cose importanti ovunque ha dovuto trasferirsi per trovare un impiego, e che si lamenta raramente del lavoro in patria (quando esso c'è), ma sussiste qualcosa che inficia la produttività del Paese di modo tale da renderla inferiore alle aspettative e non certo omogeneamente diffusa, se è vero com'è vero che il tasso di disoccupazione e il debito pubblico in Italia sembrano dei problemi senza soluzione da sempre. Sarà anche una questione climatica e appunto geografica, se l'italiano non manca d'inventiva ed intraprendenza: e lo è pure il fatto che ha ospitato il cuore del più potente impero della storia prima dell'avvento dei mongoli, un impero che, purtroppo, si è poi mascherato sotto un paravento fideistico al fine di perpetuarsi. Portare avanti la croce anziché il labaro, per difendersi da orde barbare più timorose del feticcio divino che del gladio dei legionarii, fu uno stratagemma assai proficuo, ma che a lungo andare non avrebbe pagato.
Sia come sia, nonostante tutto, la gente implora ancora dio per ottenere un lavoro, magari un "posticino sicuro", com'è nell'attesa di tutte le "culture nobili", e nel mentre che si lamenta dei soldi che servono per vivere alla giornata, si toglie il pane di bocca (volente o nolente) senza problemi per finanziare chi intercede nei confronti dell'Onnipotente affinché la società prosperi: questa è la realtà invisibile dietro un meccanismo inveterato che si protrae sin dalle arcaiche epoche degli shamani questuanti.
In effetti, quella auspicata dalla chiesa pare piuttosto una cultura d'accattonaggio e parassitismo, probabilmente dovuta al pensare ad un dio che vede e provvederà; ma non troppo. Ce lo lascia capire il catechismo, che in un sol colpo ci illustra la "necessità" della differenza sociale e del "dovere di donare":
"L'uomo, venendo al mondo, non dispone di tutto ciò che è necessario allo sviluppo della propria vita, corporale e spirituale. Ha bisogno degli altri. Si notano differenze legate all'età, alle capacità fisiche, alle attitudini intellettuali o morali, agli scambi di cui ciascuno ha potuto beneficiare, alla distribuzione delle ricchezze. I «talenti» non sono distribuiti in misura eguale. Tali differenze rientrano nel piano di Dio, il quale vuole che ciascuno riceva dagli altri ciò di cui ha bisogno, e che coloro che hanno «talenti» particolari ne comunichino i benefici a coloro che ne hanno bisogno. Le differenze incoraggiano e spesso obbligano le persone alla magnanimità, alla benevolenza e alla condivisione; spingono le culture a mutui arricchimenti" (1936-1937).
Quindi, facendo leva sul senso di solidarietà e delle comode virgolette, la chiesa ci fa capire che dio "sembra" abbia anche voluto l'esistenza dei poveri affinché i ricchi possano donare loro (parte delle) proprie ricchezze; e ci fa intendere che sia giusto così, poiché, pur per suo "imperscutabile" decreto, la chiesa ne è comunque a parte. Che ciò accada o meno, pare che dio non ne sia al corrente.
Tanto quanto accadeva agli albori della "civiltà" umana, la gente si priva bono corde del surplus che devolve al tiki nazional-sovranazionale onde assicurarsi il benessere che "profluvia" dal suo mana, e per questo motivo non nega le divine decime; anzi, prega il feticcio e rampogna volentieri il "governo ladro" che tartassa il cittadino, ma non comprende che il disagio economico è dovuto in primo luogo allo storno di capitali devoluti ad opera di politici ossequienti a favore della chiesa, che da parte sua ingerisce nelle decisioni politico-economiche dello stato in maniera sotterranea e indiretta, ed in secondo luogo alla mentalità di un volgo profano che, credendo in illusioni assurde, da un lato accetta il fardello di Adamo, mentre dall'altro attende ognora una svolta. Ma alla gente cosa importa?
La gente ha la preoccupazione di procurarsi da mangiare, per dire dei bisogni basilari: ma qualora potesse, il povero diavolo vorrebbe avere di più, scalare il benessere, possedere la fuoriserie, mangiare leccornie, vestirsi alla moda, divertirsi... Illusioni: ingenue e magari comprensibili, fin quando ciò non intaccasse altre sfere esistenziali, specialmente quelle dei diritti altrui.
Ci sono tre modi per procacciarsi il danaro utile ad ottenere quanto più "qualità-quantità" possibile: purtroppo, a parte il lavoro onesto, gli altri due sono l'inganno (con le sue sotto-categorie, "astuzia" ed "abilità") ed il crimine. Il danaro è un medium assai controverso: la sua natura "neutra" lo rende tale da far credere che per suo tramite si possa ottenere qualsiasi cosa, a questo mondo. Quindi, nell'anelito ad Avere di più, per credere d'Essere di più, è possibile che l'individuo debole o semplicemente disperato, possa pensare sia lecito utilizzare qualsiasi altro mezzo fuori della "fatica di Adamo".
I dotti ne concludono che lo "sterco di Satana" (come lo chiamavano i "padri") sia la concausa delle illusioni umane e del male dilagante che corrompe pure quei preti meno saldi nella loro missione, e sicuramente proprio per questo motivo le istituzioni religiose tentano d'isolare quanti più campioni possibili del fatale virus in appositi laboratori di sicurezza... Va da sé che una società basata su ideologie vieppiù fumiganti e inconsistenti, nelle quali il "collettivo" è una maschera dell'individualismo, costituisca un ottimo humus per l'attecchimento di ulteriori illusioni, con tutto quel che ne consegue a cascata. Non è necessario sottolineare quale sia la religione più inconsistente della storia, ed in quale orbe del pianeta si sia impiantata.
Siamo certi che qualcuno potrebbe osservare in che modo culture come ad es. quella induista, non versino in condizioni migliori: il fatto è che se si pretende che la civiltà cristiana è la migliore al mondo, dovremmo constatare una situazione stabile non già proporzionalmente, bensì universalmente. Dall'altro lato, religioni come quella induista non hanno le pretese che caratterizzano la prima: a parità di illusioni e inganno, il paragone è improponibile. In secondo luogo, accade che ad es. coloro i quali emigrano da culture penalizzate in società occidentalizzate, si adattano benissimo alla loro mentalità di facile guadagno, di possibilità d'inserimento più estese; ma questa è, per l'appunto, una questione di geografia. Le culture occidentali hanno utilizzato i paesi terzomondisti come fondo di manodopera, poiché questi ultimi, per la maggioranza dei casi, sono privi di risorse: ora sono ricambiate a piene mani con afflussi di migrazione massicci, al punto che di questi ultimi tempi si è posta la necessità di limitarli per "salvaguardare l'identità nazionale".
La gente, poi, pensa che i soldi versati alla chiesa non siano tali da intaccare il sistema economico statale; si pensa ciò perché in verità, complice il sistema continuativo dell'oblazione, si ignora la reale entità dei beni di questa istituzione, né si comprende quale sia la sua ramificazione e la sua influenza nella politica e nell'economia statale, come vedremo. In verità, quel che i ragionieri di dio non comprendono, è che non è la quantità a fare il peccato; ma il vero problema non è questo. Chi crede in qualcosa d'assurdo che dovrebbe provvedere alle necessità dell'uomo, non può avere una mentalità solida e scevra da illusioni, che sono la causa del facilismo e del menefreghismo; tutti vorremmo essere "nobili", avere un lavoro "dignitoso", godere di comodità, ma non mangeremmo la carta dei nostri uffici qualora le braccia dello Stato, i lavoratori di materie prime, si incrociassero sul petto della Cosa Pubblica come al tempo del leggendario Menenio Agrippa. Ci sentiamo penalizzati a svolgere lavori umili, a contatto con la terra, se pensiamo costantemente al cielo, sinonimo di divina elevazione: lo Stato non aiuta il cittadino in questo senso, ma anzi favorisce settori ulteriormente frivoli, anziché potenziare e meccanizzare le attività produttive primarie.
D'altronde, la produzione nazionale ed internazionale è pressoché bloccata da oramai un secolo, e se non fosse per qualche conflitto ricorrente teso ad alleggerire la situazione, l'impasse si sarebbe già tramutata in un collasso permanente; si addìta il problema ai quattro capitalisti, che però si appoggiano invariabilmente alle chiese come indice di garanzia di probità. Una civiltà congestionata non riesce a svincolarsi dalle pastoie delle difficoltà d'agire autonomamente come singoli: l'individuo non crede più nel gruppo, perché la società multinazionalizzata lo ha metabolizzato ed evacuato nel dimenticatoio della libera impresa, cercando espedienti "metafisici" per sopravvivere.
La chiesa, che ha sempre le risposte pronte per pressochè qualsiasi problema che non la riguarda, indica i motivi della crisi occidentale proprio nella mancanza di fede del mondo "modernistico", quello stesso cui i vari prelati si appellano quando devono subire qualche intervento operatorio delicato o effettuare qualche viaggio a spasso per il pianeta onde apportare la Lieta Novella. |
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