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Voi ci chiedete chi siano i veri dèi: per rispondervi in poche parole, noi non lo sappiamo. Come possiamo conoscere ciò che non abbiamo mai visto? .. Arnobio. |
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L'unica prova su Dio ci proviene dunque dalle affermazioni di opere letterarie: è in esse che l'uomo, per la prima volta nella storia, ha iniziato a dirci che occorresse abbassarsi a un essere onnipotente che avrebbe creato l'universo, e di cui soltanto i "degni" potevano ricevere la testimonianza. Solo successivamente, quando l'uomo ha iniziato a dubitare, i teologi hanno iniziato a distaccarsi dal citare soltanto i documenti, dicendo che ciò che ci circonda sia una prova altrettanto "palese".
Per capire in che modo si sia evoluta questa pretesa, occorre fare un passo indietro alle origini, quando le divinità erano dei totem che identificavano l'etnia di cui erano espressione: così fu anche per il dio ebraico. Con l'evolversi del gruppo sociale, questo feticcio fece un "salto di qualità", divenendo entità umanizzata, poi astrale, eterea ed infine "indefinibile": è normale che le cose dovessero andare in tal modo, proprio perché non esisteva una testimonianza diretta dell'esistenza di tale entità.
Il primo concetto storico di "divinità" è stato fatto inerire a quello dell'Oltre; nel caso specifico, il cielo e gli eventi che lo riguardavano. Prima ancora, il "divino" era animismo, "sensazione" di quiddità dell'uomo, associata alle domande sull'esistenza sua e del Tutto che non poteva padroneggiare. Cristallizzando questo "Oltre" in una figura a misura d'uomo, nacquero gli dèi antropomorfi; reliquie a tutt'oggi presenti nell'inconscio umano, pur se annebbiate dalla necessità "tecnologica" del Vago.
Così l'uomo creò il divino; il fatto che il bandolo di questo processo si perde nell'alba della specie (cioè, che non riesce a rintracciarne l'origine a la formazione), gli fa credere che Dio non sia sua creatura.
Quindi, dal rapporto fra il Sé e l'environmental, l'uomo trae la necessità di superamento del Limite intrinseco, che antropomorfizza e definisce "indefinibile" (si scusi il gioco di parole), senza capire che ciò che è definito indefinibile è comunque definito dal fatto che sarebbe "indefinibile". Da questa tradizione amniotica si passò a mettere le nozioni su carta, anche per dar loro una parvenza di verosimiglianza.
Come altra "prova", i teologi apportano dunque noi stessi e ciò che ci circonda; un artificio che non dimostra altro fuorché la nostra potenziale impotenza dinnanzi a ciò che non riusciamo a padroneggiare né a comprendere con cognizione di causa ed effetto. Non è certo una grande trovata, apportare quel medesimo uomo che si definisce incapace di capire la "verità" di quelle stesse costruzioni divine che egli medesimo ha architettato! È sempre quell'essere umano che muore, copula, defeca; che può essere reso una larva da una folata di vento, mentre organismi meno complessi possono godere di un'esistenza lunghissima, rigenerarsi all'infinito e addirittura provocare danni irreparabili al presunto Signore del pianeta Terra.
Quanto al "Creato", ovvero l'argomento del "disegno intelligente" (già abbondantemente destituito da Hume), è chiaro che la Bibbia non abbia alcun primato formulativo sull'arcaica tesi della genesi dell'universo: che, a ben analizzare certe sue pagine, non ha nulla da spartire con le scoperte attuali.
A parte ciò, un universo quantificabile non potrebbe certo essere indizio dell'attività di un essere inquantificabile: un "vero dio" dovrebbe essere capace di qualsiasi azione, non già di uno ed un solo tipo di "creazione" specifica. Dire che l'universo "è fatto così, e così doveva essere", non è una gran prova: è soltanto l'ennesimo tentativo ad ignorantiam, malamente camuffato.
D'altronde, un essere perfetto ha e non ha alcuna ragione di creare alcunché: e dal momento che non è possibile effettuare un'azione che consiste nel fare e non fare al contempo, è più lecito che questa "creazione" esista per semplice necessità d'essere differenziata da ciò che non esiste, l'unica cosa che può contenerne un'altra caratterizzata da dimensioni materiali: vale a dire, il Niente.
In fondo, pur qualora la teoria dell'universo elastico (formulata proprio da un religioso, e popolarizzata come "teoria del Big Bang") fosse erronea, dovremmo poter postulare comunque che qualcosa non possa nascere da ciò che non possiede dimensioni materiali, ossia dal Nulla di cui sopra: in quel caso, sarebbe placito concludere che il cosmo sia sempre esistito e sempre esisterà, così come dicevano Leucippo, Democrito, Epicuro e Lucrezio qualche secolo prima di Lattanzio ed altri loro furbi detrattori.
Concludendo, non credo sia il caso di dar retta a chi dice che vi siano "prove inconfutabili" sull'esistenza di ciò che non riusciamo a cogliere coi nostri sensi (ma che esiste ugualmente...), tantomeno con la Ragione: è più facile che costoro abbiano semplicemente la necessità d'addolcire i loro dubbi tramite la fede. |
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