Home . Assurdo . Miracoli
Se Gesù cristo non è risorto dai morti, la nostra predicazione è inutile: e pure la vostra fede è vana.
.. Paolo di Tarso.
Qual è l'opinione degli apologisti riguardo al miracolo? Per gran parte si tratta di classiche farneticazioni pseudo-retoriche, condite da una buona dose di umile arroganza e sofismi circolari, innestati su una fisica gaudente e a dir poco preoccupante. Possiamo vederlo ad esempio da un un dialogo tratto da Poteri misteriosi della fede (Piemme, 1994), il fu filosofo Jean Guitton definiva il miracolo nel modo seguente:

"Certuni, però, in particolare i mistici, sono capaci di cogliere questo «ordine» [della carità], questo Spirito di Dio, una facoltà che avrebbe analogie con l'atto d'amare. Il miracolo sarebbe un segno da Spirito a spirito, un messaggio di dio all'uomo, destinato a risvegliarlo e a farlo passare in una sfera di pensiero e di vita completamente nuova, sottraendolo al costume, alla «natura»"

e convertendolo, diceva il filosofo, a questo universo il cui centro e fine è — naturalmente — Gesù. Così, per Guitton era chiaro che

"la non-comprensione del miracolo è soltanto provvisoria e dipende dalla nostra imperfezione. Se il miracolo non è illuminato, è però sempre illuminante, e questo è il suo scopo. Quando l'uomo si trova a scegliere tra due realtà incomprensibili, l'una assurda e l'altra misteriosa, è quest'ultima che deve prendere in considerazione. Solo essa, alla fine, è feconda e nasconde un'intelligibilità superiore, alla quale il nostro spirito è invitato ad elevarsi sottomettendovisi. Il miracolo è come la grazia, è una nuova creazione che penetra e trasforma la prima, è un innesto di eternità nel tempo. Immagini nel tempo dei punti privilegiati della pedagogia divina, dove la relazione segreta che lega una particella di questo tempo ad un atto discreto della volontà divina, si rivela all'improvviso sensibilmente.
Questi punti esistono: sono i miracoli. Il fatto che siano rari forza l'attenzione e ci costringe, nostro malgrado, a diventare metafisici: il miracolo è un fatto visto, per così dire, in profondità, nel suo svolgersi, nella sua origine, nel suo significato. È un fatto pienamente intelligibile e che appare come l'effetto di una volontà singolare di dio situata nello spazio e nel tempo. Il velo della natura si è squarciato su un punto e noi vediamo l'organizzazione interna. Questo basta [...] Il miracolo ci aiuta, in particolare a comprendere come l'eternità può intervenire nel tempo e come un ordine inferiore può essere utilizzato da un ordine superiore [...] Questa azione si riduce a un punto dell'universo; e in questo stesso punto si limita a imprimere una direzione a energie preesistenti. Questa direzione inoltre non è nuova, dato che era già prevista fin dall'origine".

Così, dopo aver ridefinito il concetto astrofisico di Singolarità in chiave metafisica, Guitton chiosa sul miracolo inteso come un

"fenomeno inspiegabile che non dipende da nessuna legge, né conosciuta, né sconosciuta [...] di conseguenza, credere al miracolo è accettare in anticipo che l'ordine della natura non è sottomesso ad una necessità matematica, e che dio è libero d'intervenire nel cosmo per realizzare fini più alti".

Malgrado potremmo restare certi che simili cime di spiritualità non possano essere comprese da chi ha il cuore "indurito", siffatti cerebralismi estatici mi rammentano piuttosto quando Freud disse che, in alcuni casi, certi filosofi forse ragionano anche troppo.

(1) A tal proposito, consiglio di leggere un articolo del prof. Garlaschelli apparso sulla rivista del CICAP; a titolo d'esempio emblematico della tipica forma di "apologetica" di cui sopra e d'efficacissima procedura analitica operabile in casi del genere, vi rimandiamo per leggere l'articolo completo.
Parte 1 . Parte 2 . Parte 3 . 
Copyight 2008/2009 Biagio Catalano - All rights reserved _ Best viewed on Mozilla Firefox at 1280 x 1024