Home . Fondamenti . A che ora è la Fine del Mondo?
In questi ultimi due secoli si sono avvicendate schiere e schiere di nuovi "profeti": per la maggior parte si trattava di religiosi o di "semplici" che ricevevano previsioni dalla madonna o nientemeno che da Dio in persona. Nessun altro ha mai condiviso questi loro messaggi, molto graditi alla Chiesa, trattandosi di condanne al comunismo, al nazismo, all'ateismo ed tanti altri comodi sparring partner della Società dei Buoni.

In verità, non è difficile fare una "profezia". Prendiamo un classico cliché umanizzato: il Servo Sofferente. Egli è il Prescelto perché obbedisce in tutto al suo creatore, al punto del sacrificio estremo per il bene dei peccatori, dopo aver vissuto una vita di stenti e soprusi: ma questa non è una gran profezia, poiché qualunque individuo che accetta senza fiatare le ordalie di dio ed i diktat dei suoi ministri, è chiaramente un servitore-modello. Non è difficile creare un'antitesi a tale campione: si tratta del servo del Nemico, di colui il quale vuole minacciare l'ordine prestabilito da "dio", e che grazie ai favori del Dimonio gode in vita di tutti quei beni dei quali il primo è privato.
Allo stesso modo, non è una profezia quella di teologi come il cardinale Biffi, capace di dirci — interpretando qualche passo del "vangelo secondo Solovev" — che l'anticristo sia animalista, vegetariano, ambientalista, grande comunicatore e conoscitore delle scritture: non devi essere animalista né vegetariano (secondo le stime, prevalentemente non-credenti), altrimenti potresti ledere gli interessi di quelle multinazionali di cui l'IOR è per vie traverse buon azionista, e che spesso sovvenzionano le liete scampagnate del pontefice di turno (ad es. la Nestlé e la Coca Cola); non devi essere ambientalista, altrimenti potresti disinteressarti del mondo ultraterreno, preoccupandoti "oltremisura" di quello terreno; non devi conoscere le "scritture", altrimenti potresti capire quel che c'è dietro. Forse Rabano Mauro fu meno preciso, ma più criptico; resta da capire se la tribù di Dan, di cui parlava, sia quella dell'anticristo o di Sansone, e se il "carro di ferro nero" sia una fuoriserie o la metafora dell'orbita di Saturno.

Si può andare avanti intessendo le previsioni più complesse che ci siano, partendo da spunti elementari e girandoci attorno come una ragnatela; se poi si compiranno o meno, è secondario, rispetto alla suspence che provocano.
Non è difficile neppure far di modo che le "previsioni" si avverino, specie quando da esse dipendano credibilità e perpetuazione della Chiesa: basta agire su dei determinati, classici pivot, la cui elementarietà è tale da passare sotto notabilità. Il numero di persone sul pianeta è il mattone fondamentale di questa escalation.

In primo luogo la chiesa ha sempre predicato di procreare per procurarsi nuovi "soldati di Cristo" ed accrescere la "gloria di Dio": la stolta strumentalizzazione della copula accresce l'indice demografico, con conseguenze che, a livello di saturazione di densità del tasso di popolazione, potrebbero iniziarsi a configurare dei sintomi non certo dissimili da quelli che dovrebbero preannunziare la fine del mondo. Sovrappopolazione implica competizione accentuata e favoritismi, che a loro volta sottintendono sfruttamento indiscriminato di risorse (ambientalismo...), che a sua volta implica contrasto sociale, criminalità, distruzione dell'ambiente, sfruttamento umano e via di seguito, a catena.

È assai facile, per chi ha fatto voto di castità, istigare i "comuni mortali" a sfornare figli senza pensarci due volte. Sia chiaro, non si sta certo dicendo di non procreare affatto: le pulsioni naturali non possono essere tarpate, ma è altrettanto ovvio che fomentarle arrechi altrattanto danno, specie se si pretende che la sessualità debba essere indirizzata esclusivamente alla procreazione. In tal senso, l'uomo si ridurrebbe egualmente alla stregua di animali, certamente più docili e obbedienti.
Siamo però certi che se ciascuna famiglia limitasse il numero dei nuovi nati in base al rapporto di benessere nazionale intrinseco, le cose potrebbero stabilizzarsi: beninteso, qualora la Chiesa Cattolica non fosse contraria al controllo persino nel caso in cui si trattasse di un massimo di due figli. Ad esempio, ultimamente persino il governo delle cattolicissime (e poverissime) Filippine, per far fronte ai problemi causati dalla sovrappopolazione, ha pensato finalmente di varare una legge sulla limitazione delle nascite, incontrando l'opposizione clericale, che l'ha definita una "violazione della libertà religiosa".
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