Home . Fondamenti . Una morale a convenienza
È estremamente curioso che, per poter far sì che esista una "morale", l'uomo debba appoggiarsi ad un Garante sovrumano invisibile; ancora più specioso è postulare un codice etico sulla scorta di un credo la cui immoralità e follia è già insita nientemeno che nella morte di quello stesso dio per salvare l'uomo. Afferma che l'essere umano sia incapace di un comportamento retto, qualora privato di esseri superiori che lo garantiscono, non contribuisce a responsabilizzare l'uomo: tutt'altro.

Difatti, si parla continuamente di morale, eppure si assiste alla sistematica trasgressione dei suoi capisaldi addirittura proprio da parte di chi la predica; evidentemente, l'illusione su cui è basata tale morale fa sì che essa sia semplicemente un palliativo eventualistico.
Chi appartiene alla Chiesa potrebbe anche essere cosciente di questa realtà, qualora non intervenissero il pregiudizio di classe e la tradizione dell'inganno "per giusta causa": grande è la forza dell'inganno, diceva Giovanni Crisostomo (poi santificato), "purché non sia a cattivo fine...".

La storia della Chiesa (sia essa cattolica o di qualsiasi altra confessione) riflette quella della società in cui essa si radica, ed è fatta di sangue, collusione, sopruso, arroganza, rapina, al punto che siamo costretti a constatare quotidianamente l'arroganza, la malafede, la provocazione, la corruzione che vegeta dietro le quinte della "morale" cristiana, inclusa l'anacronistica istituzione da cui dovrebbe promanare: la Chiesa tuona contro omosessuali, libertini, criminali, truffatori, evasori fiscali e quant'altro, ma quotidianamente sentiamo parlare di presuli gay, pedofili, giocatori d'azzardo, collusi con la malavita, predatori d'opere d'arte e altri beni. In questi casi, i benpensanti giustificano le "pecore nere" asserendo che sono "uomini come noi", e che, onde evitare tutto ciò, si dovrebbe tornare alla "vera essenza" del cristianesimo e all'osservanza delle leggi.

Ma è la sessualità a costituire senz'altro il bersaglio più immediato delle riprensioni moralistiche: le principali pene per peccati secolari prescritte nella Bibbia ricadono a carico del sesso, dato che esso è collegato all'istinto animale, alla libido, a tabù interfamiliari, che implicano parimenti una forte carica di estraniazione dal "sacrale". La paura d'essere stigmatizzati per via di inclinazioni sessuali, è la prima mozione di vergogna per cui molte persone tendono ad evitare contrasti con la Chiesa. Dice Tommaso d'Aquino, fu necessario inventare l'etica sessuale

"affinché l'uomo non fosse troppo libero di pensare, in primo luogo perché attraverso il piacere sessuale non soltanto si corrompe la persona, ma anche la natura; poi, perché il piacere sessuale, nella sua forza, blocca la ragione".

Qualora finalizzata al piacere e non alla procreazione, la copula viene ritenuta un'invenzione demoniaca che, pur essendo naturale, "corrompe la natura" (!): persino la "morale" insita nelle pratiche d'avvilimento psicofisico cui si sottoponevano gli "asceti", era giustificata dall'idea per cui occorresse mortificare il corpo, fonte di piaceri (ovverosia, di sensazioni fallaci ed egoistiche), per glorificare Dio, vale a dire il suo stesso fattore.
Il fatto che delle persone astenutesi dal praticare normalmente il sesso debbano imporre delle censure sessuali a chi lo pratica normalmente, sarebbe un po' come dire, con quel famoso aneddoto di Lec, che degli eskimesi decidano come devono comportarsi gli abitanti del Congo durante la calura: salvo sentir parlare di preti insofferenti del celibato fare sesso di nascosto, spesso in maniera pervertita.
Secondo la chiesa, gli scandali sessuali sono dovuti al "modernismo", e per evitare che i preti cadano nel peccato, si dovrebbe tornare alla "tradizione"; che di sicuro non è evangelica, dato che il celibato fu istituito dopo Gregorio Magno in primo luogo per offrire una figura di predicatore più austera e distante, e poi per evitare l'ereditarietà dei beni ecclesiali; i tempi moderni hanno semplicemente offerto l'occasione per manifestare più apertamente il disagio di un divieto che dava già i suoi frutti sin dalle origini.
Ad esempio, secoli fa, commentando la pena di morte prescritta dalla Bibbia per i sodomiti, il dotto cardinal Pier Damiani, noto avvocato del celibato, così scriveva:

"Mi domando come può questa legge essere osservata, se è disprezzata proprio da coloro i quali l'hanno fatta? Infatti, ciascuno quanto più è saggio, tanto peggio sbaglia; inevitabilmente si merita la pena colui che, se avesse voluto, avrebbe potuto saggiamente evitare il peccato".

L'omosessualità non è qualcosa di "modernistico", bensì un fenomeno legato alla specie: potremmo dire tutt'al più che essa sia fisiologicamente sbagliata dal punto di vista riproduttivo, non certo perché la proibirebbe un Dio altrimenti "liberale". Due omosessuali che si sposano potrebbero risultare amorali nella misura in cui si dovrebbe cercare una morale nel Dio che ha permesso l'omossessualità persino tra le fila dei suoi stessi ministri.
Può accadere dunque che molto spesso la perfetta ideologia del "dio incarnato" non prevalga proprio su coloro i quali dovrebbero fornirne esempio: così, non resta che richiamare alla "ragione" i pastori. "Senza dubbio" scriveva Damiani "i colpevoli di questa rovina spesso rinsaviscono grazie alla generosità della misericordia divina, si pentono completamente, sopportano devotamente il peso della penitenza, per quanto gravoso; e davvero rabbrividiscono al pensiero di perdere il grado ecclesiastico". Non c'è da dubitarne.
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