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Attenti a criticare la chiesa di dio: molti ci hanno già provato, e hanno mangiato tutti la polvere. .. Desmond Tutu. |
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La pochezza delle persecuzioni non impedì agli agiografi di costruirsi i loro eroi. Le modalità di supplizio con cui gli esegeti presentavano queste "vittime", superano le più selvagge allucinazioni del miglior Bosch: in verità, la facilità con cui riuscivano nell'intento non deve meravigliare, dacché le morbose descrizioni di queste torture ricalcano le tecniche con le quali, nei secoli successivi, i cristiani tormenteranno chiunque avesse rifiutato la "lieta novella".
La macabra fantasia non aveva limiti: certuni sono fatti passare sotto il giudizio di una decina di inquisitori, che, tolti i personaggi completamente ignoti alla storia, si avvicendarono nell'arco di un decennio, talché lo stesso "martire" subiva per anni lo spellamento, l'abbruciamento, il piombo fuso, l'accecamento, la mutilazione, l'impalamento, l'estirpazione delle unghie, della lingua, dei denti o quant'altro. Spesso accadeva che il misero morisse e resuscitasse per intervento divino, semplicemente per riprendere daccapo il supplizio nei modi più svariati ed ingegnosi, finché la lama del boia metteva fine ai tormenti. Certi altri, addirittura, erano trovati ancora vivi nelle pance delle belve che li avevano divorati, a voler prestar credito alle fantasie di Eusebio!
Che dire, ad esempio, del maggiore dei cosiddetti proto-martiri, Ignazio d'Antiochia, maestro del "testimone" Policarpo? Ci viene chiesto di credere che, al tempo in cui Roma si trovava in guerra contro i pàrti, Traiano avesse approntato l'arena giusto per la sua esecuzione, e, anziché farlo fuori ad Antiochia, lo fece scortare per tutto l'impero fino a Roma, concedendogli nel tragitto il tempo di visitare un sacco di amici e di scrivere ben quindici lettere (delle quali parecchie oggi sono accertate come false) indirizzate a Maria Vergine ed a vescovi non ancora nati al suo tempo! E che aggiungere, poi, sul favoloso martirio di Sisto II, patrono dei cuochi (fu arrostito alla graticola), il quale, nonostante l'atroce supplizio, era ancora capace di dileggiare il boia dicendogli: "Girami dall'altra parte: da questa sono già cotto"!
Bazzecole, al confronto con vicende come quella di santa Cristina, la cui veridicità storica è già dimostrata dal fatto che i genitori, pagani, le avrebbero dato un nome cristiano: anzi, proprio per essersi rifiutata di bruciare incenso agli dèi, la giovane sarebbe stata rinchiusa in una torre dal padre, che la espose ad ogni tipo di sevizie. Fustigata, straziata con uncini, fratturata, Cristina getta pezzi della propria carne in faccia al padre, che per tutta risposta la cosparge d'olio, la arrostisce a fuoco lento su una ruota ed infine la butta a mare con una macina al collo. Gli angeli la salvano dall'annegamento, ma solo per riportarla dal padre (!), che la rimette al giudice Elio: questi la soffrigge su una sedia arroventata, passandola poi al collega Giuliano, il quale la getta in una fornace ardente, la inghirlanda con serpenti velenosi, le taglia i seni e la lingua, che la stoica Cristina raccatta e gli tira in un occhio, accecandolo. Cosa che non impedì comunque a Giuliano di prendere bene la mira, uccidendola con tre banalissime frecce!
Taciamo pietosamente, poi, sul fatto che la prima vittima delle persecuzioni neroniane (semmai ve ne fu alcuna fuori delle fantasticherie di Tertulliano e colleghi) sarebbe stato un tal san Paolino, definito "governatore di Toscana": il che sarebbe come dire che Bismark sia stato un cacique della Nuova Zelanda vissuto al tempo di Marco Polo!
Per non esser tacciati d'irridenza sistematicamente iterata, soprassediamo anche sul fatto che Pietro, presunto capostipite della stirpe papalina, non fu mai martirizzato, perlomeno non a Roma: certo è che nell'Urbe sarebbero state trovate le sue reliquie, ma tolti ossa di donna (forse i resti della matrona Priscilla, allora leader storica della "chiesa" di Roma), d'animali ed oggetti di repertorio medievale, non è chiaro quale fra i tre scheletri sinora scoperti sia quello del principe degli apostoli. |
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