A parer mio, gli studi storici possono essere delle armi a doppio taglio, qualora si fermassero solamente alla documentazione letteraria; difatti, molto spesso gli storici (soprattutto quelli di stampo clericale) non riescono a districarsi da una mole di dati che, pur essendo comunque finiti in senso quantitativo, possono essere giustapposti a seconda del senso da ottenere, offrendo in tal modo l'illusione dell'infinitezza e del realismo. Qualora lo storico prescindese dal supporto dell'antropologo, dell'epigrafista, del linguista e soprattutto dell'archeologo, le sue conclusioni avranno un valore molto relativo ed incanalato sul prestabilito.
Certamente, chi dice che sia possibile convalidare un mito asserendo che sia storia partendo da "prove documentarie", propugna qualcosa di preoccupante; dall'altro canto, quegli studiosi (o presunti tali) che pensano sia impossible provare o confutare qualcosa fuorchè con "il giusto metodo", dicono qualcosa di risibile. Non credo siano le "prove" documentarie, a corroborare un mito: la persistenza di queste prove nei secoli è stata data dalla persistenza del preconcetto di Dio, dall'ostruzione violenta secolare e soprattutto dalla loro natura, che è criptica. In questo caso, dovremmo guardare piuttosto al buonsenso, che ci palesa l'evidenza dell'inesistenza di dèi e affini, piuttosto che alle "prove documentarie".
Queste ultime possono essere infinitesime, anche perchè si crede sempre di poterne scoprire altre: ma fino a quel momento, saranno sempre le stesse fonti. Gli "studiosi" si accaniscono su di esse, spaccano il capello, "interpretano" e "vidimano", applicano metodi e pindarismi, e poi tornano a corroborare la prospettiva prestabilita, dopo aver fatto finta d'aver dubitato. Avranno applicato un metodo di preconcetto, perché in fondo, che si tratti di fonti vecchie o di documenti "da scoprire", saranno sempre la "solita roba".
L'ennesimo "nuovo documento" che sosterrà la divinità di Gesù, non farà certo scalpore: sarà usato soltanto per rassicurare i creduli e i loro mentori. Ne farà, invece, un documento che ci confermerà ad esempio che si sia trattato di un partigiano, di un parente degli Erodiani, del figlio bastardo di un imperatore o quant'altro che si discosta dalla visione inveterata: sempre nel caso in cui i "dotti" non lo considererano un documento "poco serio" proprio per questo motivo.
Quando si tratta di argomenti del genere, la serietà di una ricerca non è data dal "rigore metodologico"; è ridicolo già il solo pensare il contrario. Possiamo applicare un metodo nella comparazione delle fonti, qualora ciò ci portasse a scoprire qualcosa dietro le righe; ma non possiamo applicare un metodo a ciò che, per stessa definizione degli Ispirati, trascende la nostra comprensione.
La storia non è un problema di dati, ma del modo in cui li si usa, di là del fatto che siamo costretti ad usare quelli che possediamo, non ad inventarcene altri per soddisfare ipotesi di bottega. Vediamola pure, questa metodologia, come spiega il documento L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa, edito dalla Biblica Commissione Pontificia nel 1993:
"Benché ogni lettura della Bibbia sia necessariamente selettiva, sono da evitare le letture tendenziose, cioè quelle che, invece d'essere docili al testo, non fanno che utilizzarlo per i loro fini limitati, come nel caso dell'attualizzazione fatta da alcune sétte, per esempio i Testimoni di Geova. L'attualizzazione perde ogni validità se si basa su principii teorici che sono in disaccordo con gli orientamenti fondamentali della Bibbia, come, ad esempio, il razionalismo opposto alla fede o materialismo ateo. Va evidentemente condannata anche ogni attualizzazione orientata in senso contrario alla giustizia e alla carità evangelica; ad esempio quelle che vorrebbero basare sui testi biblici la segregazione razziale, l'antisemitismo o il sessismo, sia esso maschile o femminile. Un'attenzione particolare è necessaria, secondo lo spirito del Concilio Vaticano II [Nostra Ætate 4], per evitare assolutamente d'attualizzare alcuni testi del Nuovo Testamento in un senso che potrebbe provocare o rafforzare atteggiamenti ostili nei riguardi degli ebrei. Gli eventi tragici del passato devono, al contrario, spingere a ricordare senza posa che, secondo il Nuovo Testamento, gli ebrei restano «amati» da Dio, «perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili»".
Quindi, sebbene la lettura della Scrittura sia già selettiva, ovvero passibile d'interpretazione e "specialistica", è necessario evitare delle attualizzazioni che si discostino dal senso del testo (che è già interpretato...)!
Mi pare di ricordare, però, che la Bibbia non sia certo scevra da implicazioni razziali, sessiste, xenofobiche: ma è chiaro che ciò non toglie sia comunque un "libro sacro", qualora "giustamente interpretato".
Invero, l'unico motivo per cui i "profani" o gli "studiosi improvvisati" potrebbero astenersi dall'incunearsi in labirinti d'oscenità quali i dedali delle superstizioni teoriche, è semplicemente il disgusto e il senso di perversione della realtà che esse suscitano con la loro dedizione all'Improbabile; ma dall'altro lato è anche vero che, nell'impossibilità di conoscere finalmente qualche "studioso accreditato" che non susciti sgomento e revulsione, spesso tocchi ai comuni mortali sobbarcarsi al compito di ritrovare una strada diritta in una selva di elucubrazioni tortuose, se non altro a vantaggio loro e di coloro ai quali essi tengono.
In fondo, il disgusto e l'élitarismo sono proprio un'altra arma su cui simili espedienti di contollo contano, allo scopo d'allontanare i curiosi: non c'è dubbio, però, che per curare un male occorra conoscerlo ben a fondo, anche a costi proibitivi per i "comuni mortali". |