Non è l'abito né l'inclinazione né la dedizione a un argomento specifico, che fa "l'esperto" onesto. Per quanto riguarda i dati storici e di natura variamente documentaria, penso che per un tipo di "studioso" del genere sia possibile dimostrare tutto e il contrario di tutto, disponendoli in modo acconcio tramite opportune funzioni dialettiche supportate dal placet della referenza di studioso, se non fosse che la dimostrazione storica non sia questione di mole di dati, bensì d'etica ragionativa: e questo non solo perché, in certi casi, la storia, come disse quel tale, è "un'opinione sulla quale tutti concordano".
Per quel che concerne le dimostrazioni logiche, penso non sia necessario un dottorato in qualsivoglia disciplina, per constatare un'evidenza lampante quale è l'inesistenza di Dio, ovvia a qualsiasi uomo dotato di buonsenso scevro da artifici sofistici.
Esistono, però, attestati attribuiti a persone che hanno sentito la missione di dimostrare il contrario: è l'attestato dell'apologeta di professione, che fa dell'amoralità e della verbosità un attrezzo di palestra del convincimento. C'è anche una sorta di auto-compiacimento, in questi personaggi; è il compiacimento di un individuo fondamentalmente debole, che tenta continuamente di convincere in primo luogo sé stesso nel predicare il "vero" agli altri. Non importa che il suo sforzo sia logico e razionale: nel cristianesimo, la "razionalità" è un termine oltremodo poliedrico, dacché la Chiesa asserisce che la ragione non possa "spiegare tutto" (men che mai l'insondabilità di Dio: che i dotti però ben comprendono!), pretendendo però che il cristianesimo stesso sia la "più razionale delle religioni". Affermazione che, oltre ad essere provocatoria, è estremamente controproducente.
Cosa distingue, allora, il "serio studioso"? Il suo bagaglio culturale, l'accademia da cui è uscito ed in cui insegna, la pacatezza nelle conclusioni, o forse la "disciplina"? È un serio studioso un individuo che propugna una tesi quale l'esistenza di Dio o la validità di scritti riferentisi a realtà meramente assurde? Possiamo forse aspettarci obiettività da parte di tutti quegli studiosi, laici o meno, nei loro referti e nelle loro conclusioni, qualora saranno stati incapaci di scindere la professionalità dalla credenza? |