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Al pari di tutto quanto lo circonda, l'essere umano è costituito da particelle elementari: praticamente, si tratta di fotoni, quanti basilari d'energia, a loro volta costituiti da "qualcos'altro" di molto più piccolo. Però, per quanto piccolo possa risultare tale "mattoncino", chiaramente non potrà essere infinitamente divisibile: a un determinato limite, dovremo fermarci. Non si potrà più andare oltre. La materia è finita: dire che essa sia infinitamente divisibile non concorda né con la legge di conservazione dell'energia, né con il principio entropico, né, alfine, con l'esistenza della massa, che garantisce alla Materia la "qualità" d'essere Presenza (solo ciò che non ha massa è omnitemporalmente ubiquo; e ciò che non ha massa è solo e soltanto il Niente).
La vetusta differenza tra "materia senziente" ed "insensibile" consiste soltanto in una diversa "qualità" dell'aggregazione dei componenti fondamentali, comuni a qualsiasi aggregato incluso nell'insieme chiuso chiamato "universo". L'essere umano stesso è un aggregato di atomi che si configurano secondo schemi complessi, originando molecole che a loro volta si aggregano in tessuti organici: per sostenere questa "macchina", il corpo umano trae "carburante" da altri composti, sia naturali che sintetici. In parole povere, scomponiamo nuovamente degli atomi che vanno a "rinverdire" i processi chimici delle molecole del corpo.

L'universo è composto dai medesimi "mattoni"; per quanto potessimo disperderci nelle macro-categorie, in fondo esse saranno comunque e sempre l'espressione aggregata di qualcosa che è comune a qualsiasi altra "entità" inclusa in questo dato sistema di riferimento, pur a disparità di modalità d'aggregazione e di estensione dell'oggetto incluso. Va da sé che tutto ciò sia stato inconcepibile per chi, alle origini, ha avuto e continua ad avere la presunzione di presentarci un "dio" capace di creare il Tutto dal Nulla et similia.

La Materia è un limite determinativo, la cui esistenza esclude l'attività di un essere superiore: una stella può svanire in un batter d'occhio dentro una buca nera dopo eoni di fatua esistenza; un fotone viaggia a una tot velocità, non ad infinite; un neutrino non può essere arrestato da nessuno schermo fisico. Un mondo costituito soltanto da materia e nulla più, collide con concetti come l'aldilà, l'anima, le manifestazioni sovrannaturali, l'immateriale, il numinoso, il miracoloso; ma se da un lato il materialismo tende a voler circuire nel razionalizzabile certe concezioni, dall'altro canto esse continuano a sfuggire dalla cavezza a causa della selettività con cui si verificano.
Ad esempio, se possiamo definire allucinazione collettiva e isteria di massa il caso di Fatima, la percentuale di probabilità d'indovinare la diagnosi rimane sempre comodamente circoscritta nel "vago certificato" del credente, sempre pronto a definire sacrosanta pure un'allucinazione che si palesa secondo le medesime metodologie classiche del passato, dall'esperienza di Damasco paolina alle apparizioni degli dèi omerici nei sogni degli eroi, senza che il credente comprenda per quale motivo un essere sovrumano debba palesarsi nei sogni, negli stati alterati della mente, in circostanze di pericolo etcetera.
Abbiamo, in tal modo, l'occorrenza di una serie casistica eterogenea, il cui minimo comune denominatore è costituito dall'intrusione nel piano di realtà umano da parte di "entità superumane". La spiegazione fornita dagli "esperti" al modo in cui si innescano simili processi, è attesa: ricerca del proibito, adesione al culto del Male, azioni compiute da operatori malevoli, e via di seguito. La spiegazione razionale verte, invece, su altre realtà che riguardano le capacità della mente e la soggezione verso le tradizioni: anche in questo caso non si tratta di "razionalizzare" per partito preso, bensì di cercare le cause onde spiegarle e classificarle.

Si tende a equivocare come "sovrannaturale" o "immateriale" quanto sfugge alla nostra avvertenza macroscopica, pur qualora in certe condizioni fosse visibile a causa della predisposizione della mente di chi lo percepisce; parliamo di "prodigi" semplicemente accodandoci a un'ininterrotta tradizione atavica nella quale tutto ciò che, per ignoranza, era ancora inspiegabile, assumeva i crismi del trascendente. Con questo genere di equivoci si soleva indicare delle entità che, pur esistendo e interagendo con ciò che è concreto, non sono concrete, come del fumo, una proiezione di immagini, un suono, un pensiero: Dio, i fantasmi, i demoni e quant'altro del genere, fanno parte di tale campionario.
La convinzione popolare risponde che l'errore umano consista nel volere a tutti i costi "prove materiali" di "fenomeni che non sono di natura materiale", classica inferenza arbitraria attinente a prediche di stampo liguoriano, che sorvolano sul fatto che se i nostri sensi materiali percepiscono certi effetti, ciò vuol dire che essi non sono poi tanto sovrannaturali: gli occhi e il tatto reagiscono alla materia del corpo dell'essere "sovrannaturale", l'olfatto all'odore di zolfo o di gigli, l'udito a cori angelici o lamenti demoniaci, l'immagine si "veicola" con la luce, il suono e l'odore con l'aria. Se questi "esseri" non fossero materia, non sarebbero omogenei a tutto quanto è incluso in un dato sistema di riferimento composto da quella materia, né potrebbero interagire con esso.
A tutto ciò, il credente non si accorge nemmeno di negare al razionalista la possibilità di cogliere Dio con quegli stessi sensi tramite i quali essi dicono d'esser capaci di farlo. Concordo alfine con l'esorcista Amorth, quando asserisce che l'ottava delle sette virtù cardinali sia l'ignoranza!

(1) Dopo qualche mese di grande propaganda e laute interviste, lo "scopritore" del "drago" in bottiglia ammise d'aver perpetrato la frode.
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