Home . Fondamenti . Spiriti, cosmologia ed errori dimensionali
Coloro i quali propugnano l'immaterialità di Dio e simili, equivocano volutamente terminologia secondo i più tipici artifici di polemica verbale: la differenza è sottile, dacché per definizione immateriale significa non-tangibile, e non certo non-materiale, poiché quest'ultima definizione indica "l'opposto del materiale", cioè il Nulla).
Questo genere di equivoci sono degli "errori dimensionali", e nascono dal tentativo di rapportare le cose a misura d'uomo. Vediamone alcuni esempi.

Con le recenti scoperte scientifiche nel campo della fisica delle particelle, gli apologeti hanno tentato d'appropriarsi delle moderne terminologie per definire ad esempio l"antimateria" — la cui "catturabilità" è tuttora ipotetica, seppur probabile — come estensione di immaterialità o di materia "diversa" da quella "normale", così da tentare di avallare il Divino tramite qualcosa di diverso dalla normalità: purtroppo, essendo presente nel medesimo sistema di riferimento della materia "normale", e possedendo dimensioni e vettori (massa, velocità etc.), l'antimateria sarebbe comunque Presenza, Essenza, per quanto la sua natura è casomai quella d'essere l'inverso (non l'opposto, che è ciò che non esiste, il Nulla) della materia "normale" (viceversa, non interagirebbe con quest'ultima, poiché non avrebbe la qualità d'omogeneità per farlo). Pertanto, pur nel caso in cui si accertasse cosa sia l'antimateria, ciò non implicherebbe un impeachment per la validità della scienza, se non agli occhi di chi si appropria delle conoscenze scientifiche per rivestirle di garantismo divino.
Su questa falsariga, in certi casi si giunge a mescere fantasia scientificheggiante con l'ipotetico teologico, parlando di universi paralleli nei quali esisterebbe un "tipo di materia" diversa da quella del "nostro" universo: che esistano ennesimi universi o soltanto il "nostro", pur a differenza di composizione risulterebbero comunque assimilabili per il mero fatto d'essere esistenti. Postulato che l'unica cosa diversa da ciò che esiste sia ciò che non esiste, a noi compete questo sistema di riferimento, non ipotetici altri.

Passiamo quindi a definire il canone pratico di differenza tra verificabile — o verosimile — ed improbabile. Nei primi mesi del 2004 si diffuse la notizia del ritrovamento di quello che sembrava un "cucciolo" di drago, conservato in un barattolo di formaldeide sin dagli inizi del '900 fra gli scaffali di un'autorimessa, quasi per ricambiare la cortesia all'aneddoto del drago invisibile nel garage di Sagan. Commentando al ritrovamento, su parecchie testate cattoliche si inneggiava condizionalmente alla rivincita nei confronti dello scetticismo e del tecnicismo, come fece un redattore de L'Avvenire:

"Vero drago o scherzo dei tedeschi ai rivali inglesi, per ricoprirli di ridicolo? Se il drago fosse venuto fuori a un talk-show o alla convention di una setta religiosa, non avremmo dubbi: finto. Ma questo che spunta da un garage ci piacerebbe fosse vero, se non altro per vedere l'imbarazzo di quanti ritengono che nulla di misterioso ci sia al mondo, tutto sia stato detto e fatto, la natura non possa riservarci sorpresa alcuna ma solo la tecnica, con l'uomo come artefice, possa stupirci. Certo, se fosse vero i parenti potrebbero venire a reclamare il reperto facendo fuoco e fiamme. In tal caso, gli innumerevoli sedicenti salvatori dell'umanità dai più svariati pericoli (quali salvatori da quali pericoli? Via, guardatevi attorno...) avrebbero la possibilità di misurarsi con una minaccia degna di loro. Ma sì, caro draghetto, dove sono mamma e papà?" (martedì 27 gennaio).

Questi sono esempi emblematici del metodo di appropriazione indiretta cui ci ha abituato la Chiesa. La "ragionevolezza" non consiste nel dire per partito preso che i draghi non esistono poiché "non ne abbiamo mai visto uno", bensì nell'accertamento dell'evento in termini razionali per quel che riguarda la condizione d'esistenza dell'oggetto in questione, partendo non già da presupposti, bensì da certificabilità (1).
Se il drago esisterà, ciò non implicherà che sia automaticamente convalidata anche l'esistenza di Dio e tutto il resto, poiché non significherà di certo che si tratti di Satana in persona né che la scienza sia presuntuosa, dato che ci troveremmo sempre dinnanzi a un essere materiale, possibilmente sovrumano ma non certo sovrannaturale. Per dirla con Feynmann, "è scientifico dire solo quel che è più probabile e quel che lo è meno, non il dimostrare sempre ciò che è possibile e ciò che è impossibile".
Chiaramente, se dal verosimile passassimo all'improbabile, risulterebbe impossibile credere in qualcosa che sfugge non solo ai sensi, ma anche al controllo causale.
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