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Riassumendo, la religione esiste e persiste per via di fattori semplici e fondamentali.
In primo luogo, essa è il ricettacolo della "scienza" che, occupandosi dell'Essere Supremo, è messa al di sopra di qualsiasi altra forma di conoscenza o teorismo umano; ciò si verificherà sin quando non converrà asserire che esistono cose più importanti, qualora si identificasse la religione piuttosto quale causa delle miserie umane.
In secondo luogo, essa è connessa alle funzioni naturali di specie (vita, morte, procreazione, lavoro), a cui ricordo l'uomo costruisce il proprio idolo; in special modo, la morte è la causa principale per cui l'uomo crea le sue divinità e i suoi ultramundia, nel tentativo d'eternarsi.
Come terzo punto, Dio è un equalizzatore sociale. Il potere è soltanto l'obiettivo secondario delle religioni: quello primario è "l'ordine" sociale. L'idea chiamata "Dio"fornisce un piano sovrastrutturale d'irragiungibilità ed al contempo un Limite, accordato con una scenografia nella quale noi, consapevoli del Limite medesimo, riusciamo ad agire con "libertà" di modo da estrinsecare la nostra particolarità personalistica.
Infine, Dio è un alias scevro da particolarismi personalistici: incarnando le ennesime ipotetiche personalità umane che confluiscono in una società, esso si pone al di sopra delle "bassezze" umane.
Pur se "potrebbe", dio non mangia, non ha una consorte isterica, non arriva mai in ritardo, non lavora, non ha un ascendente come qualsiasi essere che nasce e muore... è una maschera che supera il Limite della determinazione, così da eternarci ed onnipotentificarci: incapaci di capire che, già definendolo "indefinibile" e "totaliter aliter", lo abbiamo già definito comunque.
Concludendo, non dovete chiedervi se la religione, per quanto falsa, "aiuti" l'essere umano in molteplici casi, ma bensì: "È giusto che una falsità continui a persistere, pur dopo che l'abbiamo riconosciuta come tale?". |
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