Diceva Bertrand Russel: "L'Italia, la primavera e il primo amore dovrebbero essere sufficienti a rendere felice anche la persona più lugubre". Il condizionale salva la frase, alla quale potrei aggiungere: "Ed anche quella più credula".

Se devo essere sincero, di questi ultimi tempi qualsiasi cosa riguardi la chiesa mi riesce oltremodo nauseante: quando c'era Wojtyla, almeno c'erano più allegria e più spunti per il contenzioso! Di questi tempi, invece, ogni qual volta mi capita di leggere od ascoltare qualcosa nel quale c'è la parola "chiesa", mi viene immediatamente l'orticaria: non credo sia la "normale reazione" di qualsiasi buon "materialista ateo" (leggasi, "indemoniato"), bensì un conato spontaneo nel presagire che quanto starò per approfondire sarà sicuramente l'ennesima sacrosanta boiata. Per cui, talora mi chiedo chi me lo faccia fare: ma dal momento che in questo bel paese dell'allegria nessuno sa far altro che panegirici e salamelecchi, alfine mi rassegno a portare la mia croce, per quanto conscio del fatto che possibilmente servirà a ben poco.

La chiesa ci ha assuefatti alla nausea a questo tipo di trovate, al punto che mi chiederei in che modo il credente possa accoglierne una al giorno col medesimo stupore della precedente; ma si sa, il credente pensa in modo diverso. Non bastava la Sindone. Non bastavano i quaranta prepuzi di Gesù sparsi per tutto il globo (uno più genuino dell'altro, chiaro...). Non bastavano le anacronistiche giarrettiere della Madonna (non l'omonima cantante: quella più "importante"...). Oggi abbiamo finalmente le prove del ritrovamento della "vera" Veronica!

Mi scusino i lettori per questa mia introduzione così irriverentemente ironica, ma non posso non adeguarmi al valore intrinseco della cosa. Entriamo dunque senza indugio in medias res.

Orbene, questa reliquia consiste di un ritaglio di tessuto della grandezza di un fazzoletto: il tessuto è una trama di bisso, sulla quale è impresso il volto di un individuo di sesso maschile che mostra le stereotipe fattezze di Gesù "di Nazareth". Nonostante la somiglianza con il typos pittorico in voga dal IX secolo all'epoca di Giotto, si ritiene che questo volto non sia stato creato dalla mano dell'uomo; dunque, è opera di un qualche miracolo.

La "reliquia" è stata "riscoperta" da un vaticanista tedesco, poco tempo fa, in un paesino dell'Abruzzo, Manopello; difatti, questa preziosissima testimonianza di Gesù era scomparsa da Roma al tempo del famigerato Urbano VIII, non si sa come nè ad opera di chi. O meglio, sicuramente da parte di qualcuno che appartiene alla comunità del centro abruzzese; difatti, la "storia" ci dice che la "reliquia" fu portata a Manopello nel XVII secolo da un pellegrino, anonimo ma "d'aspetto religioso e venerando", che scomparve nel nulla dopo averla affidata ad un medico e astrologo del luogo. Penso sia ovvio chiudere il cerchio.

Bene: poco tempo prima, una suora "esperta iconologa" (un attestato sicuramente equivalente a quello di fisica delle subparticelle), anche questa d'origine tedesca, dopo molte "ricerche e indagini" aveva "assodato" che il volto impresso su questo fazzoletto si "sovrapponga alla perfezione" con il volto della Sindone; la sua "analisi" è stata poi "corroborata" da padre Pfeiffer (altro tedesco), attualmente autore degli "studi" più "autorevoli" in merito. Troppe coincidenze, diranno i lettori: infatti, dirò piuttosto che si tratta dell'ennesima tipica inferenza arbitraria, virgolette incluse.

In primo luogo, tutti questi "esperti" sono concordi nell'affermare che sia la Sindone che la Veronica provengano da Gerusalemme: ossia, il centro di fabbricazione di reliquie più rinomato di tutta l'antichità. In secundis, asseriscono che la Veronica sia stata posta sul cadavere di Gesù, a sua volta ricoperto dalla Sindone: ecco spiegata la "perfetta sovrapposizione"!

Se devo essere onesto, a me non pare proprio che sussista la più pallida similitudine tra i due "reperti", dacchè il lenzuolo è molto più vicino ad un Cimabue "della prima maniera"... Due stili molto diversi, invero. Peraltro, il dipinto della Sindone mostra un uomo con gli occhi chiusi e la barba molto lunga, al contrario di quello del fazzoletto, che peraltro è privo di sangue; cosa molto strana, nonostante debba essere stato a più diretto contatto con il "sacro volto".

Per Pfeiffer, non c'è comunque alcun dubbio che si tratti di un ritratto "inspiegabile"; la stessa tela, così come egli la descrive, pare sfornata dal telaio di qualche angelo:

Per esempio la stoffa appare molto antica, con una superficie ruvida, ma da un momento all'altro la stessa stoffa appare come una tessitura finissima e delicatissima e totalmente trasparente, perfino splendente. Nella stessa maniera il volto umano che si può scorgere su questa stoffa appare una volta con un intensissimo colorito e delineato con molta precisione nel disegno dei capelli e degli altri dettagli — ci si trova davanti una immagine che appare compatta in una tonalità scura di un'ocra a tratti verdeggiante — e poi si è sorpresi di vedere invece un tessuto bianco, quasi un soffio tanto è esile" (ibidem). Inoltre, "se si pone il Velo contro la luce, quando essa passa direttamente da dietro attraverso il tessuto, l’immagine sparisce come se i fili l'avessero assorbita"

O, somma virtute de li patri antichi! Come rimanere insensibili dinnanzi a siffatte "divine proprietà"? Bisognerebbe proprio essere dei "materialisti"! C'è da andare in brodo di giuggiole, al leggere certe poesie; tratte da un'opera che, guarda caso, sta spopolando nelle librerie. Ennesimo spreco di sacra carta, che avrebbe potuto essere destinato ad usi più facilmente intuibili.

Che dire? Posso solo aggiungere che è inutile diffondersi in disamine serie e particolareggiate su cose del genere; la loro intrinseca risibilità travalica da qualsiasi scontata miscredenza. Trovo dunque molto triste che in un Italia oggi governata dalle sinistre, si faccia più attenzione all'atteso battage pubblicitario seguìto alla "riscoperta" di quest'altra sacra baggianata, anzichè alle preoccupanti dichiarazioni cattolicheggianti di un Rutelli.
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