Tecniche e metodi
Il nuovo retore, di qualsiasi estrazione culturale sia, deve mettere in pratica quel che ha appreso, e può farlo tramite dei metodi altrettanto riconoscibili, imparati sin da tenera età in apposite "palestre" ed incentivati dalla furberia che deriva dal presentimento di malafede, insito in una credenza che dev'essere accettata senza porre alcun dubbio in mezzo. Ne rassegniamo alcuni, tutti tratti da esempi reali.
Un primo metodo è mettere in campo "l'intolleranza di chi non crede", e "vorrebbe inculcare le proprie convinzioni personali (sic) a chi crede" (ed evidentemente ha ragione già per il semplice fatto d'esprimere l'opinione della maggioranza!). Quindi, chi non crede "prevarica", volendo "imporre" il non-credere (!) a chi crede; che dal canto suo, però, non sente addosso alcuna imposizione nel credere nelle amenità che ha avuto inculcate sin da piccolo!
Un secondo metodo è quello che sintetizzo come "nodo gordiano": "Mi pare chiaro che chi è saldo nei principii evangelici, non possa affatto errare". Si tratta di una specie di proposizione chiusa, nella quale la premessa è già implicita nella conclusione, al punto da sembrare plausibile e di senso compiuto, qualora discissa dalla disamina della natura dell'oggetto cui si riferisce (v. il problema degli "errori di interpretazione").
Segue il cambio d'argomento, o dummy target (anche detto "red herring"), che viene messo in campo invariabilmente quando certi punti d'obiezione non possono essere sconfessati; la tattica segue un procedimento evasivo, tramite cambi di discorso che possono essere sia drastici che (se l'orante è accorto) apparentemente progressivi, spesso focalizzandoci su una frase di un discorso, che viene dirottato dal suo argomento tramite essa. Molto spesso è una tattica pregna di astrazioni selettive.
Segue immediatamente la strategia della domanda incalzante (spesso appaiata all'obiezione ed all'interruzione sistematica), tramite la quale ci si ripromette di mettere in imbarazzo e sfiancare l'avversario, apportandogli dati su dati, spesso — ed anzi, di norma — non pertinenti e progressivamente slegati dal nesso originario della discussione.
Questa è una vera e propria strategia, più che una tecnica d'eloquio, ma che può essere fatta figurare comunque nella lista, dato che, per la sua elasticità (o meglio, pochezza intrinseca), può includere qualsiasi tecnica "dialettica".
Come strategia "sottile", segue l'anfibolìa (cioè un doppio senso fra le due parti del discorso, di modo da camuffare un'asserzione che, senza ambiguità, avrebbe potuto risultare tale da essere intesa apertamente offensiva): "Se quei sacerdoti hanno peccato, non erano uomini di dio, ma atei della peggior specie: come lei!".
Un'altra metodologia è il processo d'inversione, con esaltazione concomitante, associata a vittimismo: "Il non-credente non tollera la chiesa, perché essa ha l'effetto di una frana rovinosa su di lui". Vale a dire, l'ateo non tollera la Chiesa perché essa, per la sua gloria abbagliante, è intollerabile — chiaramente — per l'anima "atra" di chi non crede nelle sue amenità!
Si tratta di una semplice strategia tendente all'esaltazione della chiesa, "invincibile" e sufficiente nei confronti dei miscredenti, ma che, a quanto pare, ha comunque la necessità di difendersi dai loro attacchi. Possiamo vederla all'opera, insieme a parecchi altri espedienti già rassegnati (che il lettore non faticherà a riconoscere), ad es. in questa pagina, tratta dal siticciuolo jesus-is-lord.
La tecnica più usata, che si appaia alla teoria dell'ateo "voluto da dio" (per dimostrare la sua presenza e tolleranza...), è la seguente: "Chi osteggia Dio, ci crede più di chi lo ama; se volesse, Dio potrebbe schiacciare tutti gli atei di questo mondo con un solo soffio, ma è una grazia che costoro non meritano". Un corollario è il seguente: "Sicuramente è così, perché non si mobilitano tante persone né si compierebbero tanti sforzi, qualora Dio non esistesse". Sono frasi che non necessitano alcun commento, se non per porre un accento sulla disperazione che tentano di celare dietro un sottile velo di sicumera claudicante.
Questi capisaldi discorsivi possono essere enunziati con vari stati d'animo (anch'essi minuziosamente impartiti: v. ad es. Liguori): più frequentemente, come esordio si parte con l'approccio "amichevole", lo scherzo, la familiarizzazione, la solennità; nella trattazione e nella chiusura vengono usati l'irridenza, l'allusione, la sufficienza, l'appello al sentimento, l'ammonizione, l'insistenza.
Chiaramente, a seconda del temperamento dell'orante, si può pre-impostare l'esordio ed il discorso in vari modi; di norma, gli atteggiamenti d'impostazione più comuni prevedono esordio pacato, domanda tendenziosa/incalzante, attesa, esposizione, ribaltamento della posizione (da pacato a irridente-soverchiante).
Questo per quanto riguarda le strategie più popolari; ma quelle che potrebbero essere escogitate sono infinitesime, poiché la mente di chi è in malafede è sempre in frenetica attività, per poter cadere sempre in piedi. I credenti attuano con prontezza mnemonica queste tattiche, principalmente per il semplice motivo che traggono sicurezza dal fatto d'esprimere "l'opinione dei Più", per difendere del "bene". La maliziosa infantilità delle idee cui aderiscono, contribuiscono a sgombrar il loro cervello dal dubbio ed al contempo a renderlo "ingegnoso" nelle trovate utili per tappare apparentemente le falle logiche del loro credo. La palestra d'inganno malizioso e l'imbevimento mentale nell'ideologia in cui credono, è ben speculabile in questo tipo di costruzioni.
In psichiatria, tutti questi tipi di "ragionamento" sono catalogati in quella specie di distorsioni cognitive note come astrazioni selettive, spesso associate alle fabulazioni, agli eccessi di generalizzazione e alle inferenze arbitrarie (che costituiscono la regola); qualora messi in relazione al proposito per cui vengono messi in opera, essi rivelano il vero sottofondo di malafede congenita, tipica di chi presentisce che quanto difeso sia lungi dall'essere veritiero, o perlomeno inficiato da errori prospettici e gnoseologici estremamente gravi. Ma il fine giustifica i mezzi, poiché occorre diffondere il cristo con o senza ipocrisie. |