Fallacie psicologiche
Tra le fallacie psicologiche, ossia quelle che fanno leva sull'emotività e sul sentimento, la più sfruttata è l'appello anacenotico (o captatio benevolentiae), cioè una proposizione rivolta ad accattivarsi il consenso del pubblico; è un argomento grossolano ma complesso, poiché può integrare appello all'autorità, accusa ad hominem, domanda tendenziosa, falsa umiltà, elogio ipponatteo, ricorso alla maggioranza e quant'altro, onde screditare l'antagonista:
"Oh, che straordinaria scoperta! Mi inchino dinnanzi a così eccelse meningi! Sicuramente, avrete considerato che la gente sia tanto intelligente da non credere nelle solite fantasie che vanno controcorrente, date in pasto all'opinione pubblica dal solito ateo dichiarato...".
Una variante di questa tecnica è lo "scrutinio di validità", che fa capo alla tesi "legale" falsus in uno, falsus in omnibus: vale a dire, cercare un appiglio su un dato anche insignificante, per porlo in luce come qualcosa di erroneo od impreciso, così da poter dire che tutto il resto sia egualmente falso. Questa strategia è frequentemente utilizzata in casi estremi.
A proposito della tecnica d'inversione e paradosso, in un famosissimo passo della Lettera ai Romani paolina osserviamo l'accorpamento di quasi tutte le tecniche sofistiche più efficaci defluite dai due temi precedenti, secondo una metodologia che associa l'irridenza e l'inversione di prospettiva (fra parentesi i passaggi consequenziali inficiati; in corsivo i punti-chiave):
"(1) Se la gloria di dio è stata accresciuta dalle mie menzogne, (1a) forse per questo anch'io devo essere definito peccatore? (2) Perché mai non dovremmo fare il male (2a) affinché venga il bene, (3) come alcuni — la cui condanna è ben giusta — (3a) ci calunniano, dicendo che noi affermiamo ciò?".
Le altre fallacie psicologiche più importanti sono il ricorso alla maggioranza, al vittimismo, alla banalizzazione del problema, al circostanziamento (optabile come variante del "falsus in uno"), alla domanda tendenziosa (1), all'ingiuria (2) o allo scherno (3).
Per quanto riguarda la prima, il suo argomentare dovrebbe già essere implicito nella sua definizione (ad es., "la maggioranza crede in Dio: quindi, Dio esiste"). La seconda, invece, si può esprimere genericamente nel seguente modo:
"Non vedete in che modo, come il nostro Signore Gesù aveva preannunziato, le forze del Male ci attaccano senza sosta, come ai gloriosi tempi dei martiri?".
La terza tende a discriminare il problema secondo un modulo "ragionativo" di tipo divisorio, senza calcolare eventuali "mezze misure".
La quarta ha molto spesso il seguente schema:
"Nel passo in questione abbiamo notato che non è stato riferito alcun riferimento bibliografico, e dove c'è, è impreciso o errato: questa è serietà?".
Le ultime due, più popolari e grossolane, sono pretesti volgari per sviare e distrarre l'attenzione dal tema in esame, con l'obiettivo di respingere l'intero argomentare, e corrono genericamente nel modo seguente:
1) Ha finalmente smesso di picchiare sua moglie?
1a) Lei parteggia per gli ebrei o per i nazisti?
2) I nazisti condannarono la teoria della relatività perché Einstein era un ebreo.
3) L'arcivescovo Wilberforce, per ridicolizzare la teoria dell'evoluzione, chiese a Huxley se egli ritenesse di discendere da una scimmia da parte di suo nonno o di sua nonna.
Onde riassumere più organicamente il metodo, riportiamo un esempio completo di queste tautologie fondamentali dalle parole del "maggior teologo del VII secolo", Massimo il Confessore, grande estimatore di Paolo e provetto "filosofo" di stampo aristotelico:
"Il gran piano di dio padre, è il segreto e ignoto mistero della dispensazione che il figlio unigenito rivelò adempiendo all'incarnazione, divenendo così messaggero del piano del Padre Eterno".
Non è dato a sapersi che modo i "padri" conoscessero che ci fosse un "mistero segreto e ignoto", dato che, per l'appunto, esso era un mistero "segreto e ignoto". |