Home . Assurdo . Gli "Avvocati di Dio" e le loro tecniche
Occorre promuovere il cristo con o senza ipocrisie.
.. Paolo di Tarso
Chiunque volesse capire in che modo il cristianesimo tenta di perdurare nei secoli, deve essere a parte degli strumenti con cui esso viene propagandato.

Dopochè il diritto di vita e di morte esercitato sui suoi sudditi è stato destituito grazie all'avvento della Società di Diritto, la Chiesa ha dovuto privilegiare dei mezzi molto meno efficaci per mantenersi a galla e rintuzzare le critiche.
L'Apologetica (l'"arte di difendere Dio") parte dal presupposto che l'onnipotente ed invisibile Creatore abbia qualcosa di più importante da fare, piuttosto che curarsi delle "insignificanti offese" rivoltegli costantemente da alcune minoranze umane; per cui, certi altri uomini (che evidentemente non sono nullità, rispetto agli altri) sentono la necessità di salvaguardare il buon nome del Creatore, ingegnandosi a difendere la teologia, la "sua legge" e la stessa istituzione che avrebbe ricevuto da Dio in persona il compito di tutelarle, farle applicare e perpetuarle.

In genere, queste tecniche dialettiche sono state inventate quasi tutte dai grandi oratori attici e dai sofisti: loro principale caratteristica è che si tratta di proposizioni dotate di un senso logico soltanto apparente, carenza supplita tramite il tono della voce, l'auto-convinzione e la mimica.

Fallacie logiche

Iniziando con le fallacie e gli artifici a carattere "logico", la prima mozione argomentativa non può che essere l'ammonizione, di cui la cosiddetta admonitio ad baculum ("ammonizione della bastonatura") è l'espressione più frequente e diretta. Essa appartiene alla categoria dialettica che fa leva sulle emozioni e sui timori:

"Conviene che vi conformiate al volere di dio, poiché, in caso contrario, non si sa cosa potrebbe accadervi".

A questa espressione, spesso camuffata sotto vari artifici e periodi più complessi e sottili, fa seguito l'accusa ad hominem (sovente appaiata alla "colpevolezza per associazione"), ossia quando l'argomento da "confutare" è talmente inattaccabile, che conviene far leva su ben noti espedienti di riflesso (ad es., la "morale") per attaccare, invece, il pensatore:

"Non credo (o "non crediamo") che la teoria darwinista possa essere valida e scevra da preconcetti, di là della sua fondamentale teoricità: in fondo, Darwin era un ateo".

Se poi, nel caso specifico, puntualizziamo che Darwin non fosse affatto ateo, bensì un deista o un agnostico, l'apologista utilizza la tecnica opposta, ossia "l'inversione per assurdo", spesso accoppiata all'invettiva "tu quoque" (nella quale si accusa l'interlocutore d'aver propugnato, ipoteticamente o meno, proprio quel che adesso sta negando):

"In che modo potete, voi atei, rifarvi al pensiero di un individuo che, in fondo, ateo non fu? Non vedete che, in tal modo, seguite idee probabilmente (n. b.) travisate, e magari inficiate da errori di fondo, qualora non si trattasse di rendere omaggio a chi, in fondo, credeva in dio?".

Possiamo ritrovare una variante di questa funzione nella cosiddetta "confessione di pietà", o "professione d'umiltà":

"Gli atei non dubitano che dio non esiste: solo gli sciocchi non hanno dubbi".

Tale variante si radica su una mozione naturale, ossia la ricerca infinita, che si accoppia con la continuazione di specie: per cui, si fa temere all'uomo che, una volta finiti i "dubbi", egli non avrà alcuno scopo di vita. Chiaramente, l'uditorio non andrà a ragionare semmai pure chi non dubita che dio esiste sia uno sciocco!

Questa tecnica si accompagna molto spesso al "ricorso all'autorità", che rientra a più buon diritto nelle fallacie psicologiche (per le quali vedremo più ampiamente poco più avanti):

"Pure Voltaire ha detto che chi non dubita è uno sciocco!".

"Einstein era un credente: volete forse dire di saperne più del padre della Relatività?".

Nel caso specifico, Voltaire era un deista (avverso agli atei), mentre Einstein non era certo un credente che poneva fede in un dio istituzionalizzato.

Una variante di questo metodo allude all'autorità come elemento auto-convalidante, come nel caso di coloro i quali si rifanno ai "testi sacri":

"Come potete dubitare del fatto che il Sole ruoti attorno alla Terra? La Bibbia, parola immutabile e perfetta di Dio, dice così!"

L'estrapolazione dal contesto — e la sua variante più discreta, la "pericope" — è un altro dei metodi "dialettici" più usati dall'apologetica di basso livello. Sovente accoppiata alla "petizione di principio", che di norma può trascendere nella fallacia "non sequitur" (anche detta "giustificazione non pertinente") ed altri esempi di ragionamento circolare, tale fallacia sta alla base della cosiddetta "dimostrazione teleologica", di cui il seguente esempio fornisce una variante:

"Sappiamo che dio esiste perché possiamo vedere l'ordine perfetto della sua creazione, che dimostra l'intelligenza sovrannaturale del suo progettista".

Come ben visibile, la premessa dà per scontato che esista un "creatore" dell'universo, ovvero che Dio esista, laddove l'apologeta dovrebbe per primacosa fornire prove a sostegno, e vidimare da dove abbia ricavato che debba per forza esistere una causa.
Questa fu una metodologia molto sfruttata da Tommaso d'Aquino, il fondatore della "filosofia" cristiana (vedi la sua famosa frase, "sembra che l'esistenza di dio sia auto-evidente", o "sembra che l'esistenza di dio sia innata"). Un riflesso di questa ed altre argomentazioni inficiate da impasse consequenziali, è la confessio ad ignorantiam, il cui fine è quello di allentare il certame e porlo su binari di apparente status quo e permissivismo:

"Che dio esista o meno, siete liberi di pensare il contrario: noi, invece, siamo più contenti a vivere in dio e con dio. Anche questa è libertà (sottinteso: "garantita da Dio"), no?".

Noi rispondiamo "no": nella fregola di questo tentativo di "accontentare" il cosiddetto "satana" (ossia colui il quale attacca i "Giusti"), non ci si accorge momentaneamente che in tal modo si fa vedere "dio" per quel che esso fondamentalmente è, ovvero un "equalizzatore" sociale.
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