Aprite gli occhi: non state sognando. Tutto quanto ho illustrato sinora, non è frutto di una mostruosa allucinazione collettiva: dall'alba dei tempi, cose del genere si tramandano come verità assoluta, spingendoci a pensare che siano nozioni "innate", tali da celare "qualcosa di vero".
L'uomo trova impossibile ammettere che tutte queste fandonie siano state inventate dall'uomo stesso; anzi, tende a negare l'evidenza soprattutto perchè ammetterla significherebbe ammettere d'essere un credulone. Ci accorgiamo che si tratta di cretinate soltanto quando le osserviamo sia nel globale che nel dettaglio, anzichè sorbircele a fotogrammi sparsi, mistificati dalle nebbie fideistiche di chi le predica.
Con quale faccia tosta potremmo continuare a dire che la religione non abbia delle gravi responsabilità, già a partire dalla formazione della mentalità del cittadino? Imprechiamo, lodiamo, agiamo, preghiamo in nome di divinità del genere; intitoliamo persone, strade, intere città a personaggi "santi"; manteniamo sacerdoti ed edifici di culto col danaro dei "profani"; portiamo addosso simboli religiosi e facciamo guerre in loro "onore"!
Inconsciamente o meno, la religione è alla base del comportamento umano: diventa qualcosa di "trascurabile" semplicemente quando si tratta d'evitare di prendere atto del fatto che si tratta di favole nocive. Ciò accade anche perché non sempre è facile tracciare seduta stante le basi formative di una data credenza (anche perché si ritiene che quella di Dio sia un'idea "innata"): senza contare il fatto che l'argomento sia antitetico ai piaceri, all'immediatezza delle pulsioni, alle necessità di un'esistenza da cogliere il più interamente possibile prima della Fine. Così, se ne delega il culto a speciali classi di "uomini", che, perlomeno sulla carta, rinunziano a tali "vizi".
"Perché mai noi stessi avremmo dovuto creare queste favole?", si chiede l'uomo. I motivi sono tanti, e quello d'utilizzarle come strumento di controllo per gli istinti umani, non è fra i primi: è meglio, è piuttosto un effetto. Principalmente, la causa della creazione delle religioni è da ricercarsi nella necessità di dare un senso alla nostra esistenza e di trovare "risposte" alle nostre domande: quando non riusciamo a trovarle, ricorriamo all'Ignoto, all'Inspiegabile, all'Oscuro, e lo personifichiamo per cercare di "alleviare" la nostra ignoranza. In teoria, le paure dovrebbero servire a limitarci, farci sentire la nostra umanità, darci un termine di paragone: si pensa che, senza qualcos'altro di "superiore" sopra di noi, ci crederemmo onnipotenti. Per questo motivo i "dotti" ridacchiano, pensando che queste cose siano un "indispensabile" strumento di moderazione interno, al punto che noi stessi dobbiamo illuderci d'essere visitati, premiati o puniti da divinità et similia.
In che modo mai potremmo non vergognarci di fronte all'universo? Abbiamo messo la società nelle mani di persone che si pavoneggiano delle loro cariche e dei loro titoloni, credendo veridici dei racconti sconclusionati, facendosi scudo della "libertà d'opinione" e dell'appoggio della maggioranza della massa beota, impaurita dal monito vendicativo di un dio iracondo; abbiamo inventato questo spauracchio sovrannaturale per cercare di moderare gli effetti delle illusioni che causano azioni nocive, e paradossalmente, anziché spiegare il perché di quegli effetti, abbiamo opposto ad esse un'altra illusione di carattere ammonitivo, un dio "permissivo" che però ti farà del male "a fin di bene", se non seguirai i suoi precetti per conseguire la "retta via"?
Cosa ancora più grave, complici i pregiudizi atavici e la disinformazione pilotata da religiosi e governanti senza scrupoli, la maggioranza degli uomini continua a non capire quale sia la conseguenza di tutto ciò; per questo motivo ritengo che sia d'importanza vincolante per il progresso che la gente venga informata sul motivo per cui Dio non esiste, e su cosa si fondi piuttosto l'idea contraria, prima ancora di parlare delle implicazioni economiche, sociali e politiche del radicamento delle religioni.
Fra tante cause di malessere che assillano l'umanità, la religione è la più efficiente: più della fame, perché è stata ed è la causa principale che provoca la fame; più della guerra, perché è stata ed è la causa principale che provoca le guerre; più dell'ignoranza, perché è stata ed è la causa principale che provoca l'ignoranza. Essa è soltanto una droga temporanea ad uso anestetico locale, fatta per il consumo di molti a vantaggio di pochi, e senza alcuna nota per le controindicazioni.
Non dovremmo più cercare di dimostrare che Dio sia essenzialmente una proiezione umana, bensì iniziare ad archiviarlo, senza che vi sia implicito alcun bisogno di distruggerne la nozione. Questo perché, in fondo, dietro la sua maschera di controllo, esso racchiude idee, tradizioni e funzioni prettamente umane (ed anche questo è un altro motivo per cui essa perdura): più che altro occorrerebbe far capire che la maschera sia tanto inutile quanto fallimentare, senza con ciò distruggere la società che è stata collegata ad essa.
Non c'è nulla di male nell'invocare uno "sparring partner" per aiuto, perdòno o scaricamento di tensioni, dolori e patemi, specialmente se l'invocarelo è un atto automatizzato, poiché sin da piccoli siamo stati abituati a farlo: ma potremmo ancora continuare a farlo, qualora fossimo coscienti d'aver invocato un'illusione "utile"?
Invochiamo un'idea; crediamo che la nostra stessa volontà spinga quest'essere onnipotente a soccorrerci, creandoci sopra delle vicende, delle trame, delle intere mitologie, immaginando divinità creatrici che dovrebbero piegarsi al nostro volere se ne saremo "degni": e ci sentiamo sperduti quando siamo costretti ad ammettere l'evidenza del fatto che non esiste nulla di tutto ciò.
Il sovrannaturale è una questione forse sin troppo locale, al punto da essere simile alle quattro mura di una stanza isolata dal resto di tutto ciò che esiste al di fuori: occorre liberarsene definitivamente, se non vogliamo rimanere ridicoli credendo d'essere seri. |