Home . Assurdo . L'altra faccia della stessa moneta
Il diavolo è un ottimista: crede di poter peggiorare gli uomini.
.. Karl Kraus.
Quella del demone è una maschera che varia da cultura a cultura, ma soltanto in quella di stampo cristiano essa assume delle connotazioni psicotiche.
La spettacolarità, la truculenza, il morboso, quei fenotipi presenti e graditi forse anche per un'umana necessità di meraviglioso che trascende lo chock aberrante, incidono nel nostro inconscio provocando l'insorgenza di certi fantasmi, la cui persistenza sbiadisce di pari passo con la percezione delle antinomie su cui è basato il concetto di diabolico, e riaffiora se abbiamo paura di rifiutarlo. Se esorcizziamo il pensiero di Dio, ci aspettiamo da un momento all'altro che il Demonio salti fuori a fare scempio di noi: abbassando la guardia, la stessa paura fomentata in noi dalla consapevolezza di vivere in un mondo di demoni, riaffiora, sicchè i "demoni" ci assalgono e torniamo ad implorare quella "medicina" che li teneva dentro di noi, ma "incatenati".
Alfine, se persistiamo nel rifiuto sistematico delle icone del "Bene", intendendole illusioni tanto quanto quelle ad esse opposte, diventiamo "demoni" noi stessi, perché "facciamo a meno di dio"; per tal motivo sia i noncredenti che i "cultisti del Male" sono comodamente catalogati nella medesima categoria.

Se separiamo il Benessere dalla maschera del dio umanoide, pur se avviluppata in una nebulosa cortina di vaghezza, ci viene incontro quella del demonio, dell'essere mostruoso, fatta inerire alle idee contrarie: gli induisti lo visualizzeranno nelle fattezze di un rakshasa, i buddhisti in quelle di Marah, i cristiani in quelle di Satana, ma nessuno di loro s'accorgerà che si tratta di maschere locali, di idee scaturite dal modo in cui si intende il male localmente, per quanto tutte unificate sotto il concetto di distorsione e perversione.

Semplicemente, il "satanismo" (che in fondo è cosa assai recente, come "culto" organizzato) si nutre delle pressioni pulsionali più radicali ed istintive della natura umana, laddove il cristianesimo tenta di imprigionarle e dirigerle verso un fine idealmente benefico, o quantomeno anodino; ma se i cristiani avevano inteso mitigare con un'operazione di "magia simpatica" la crudezza dei rituali pagani, riproponendoli comunque per necessità d'ottenere un seguito dai conversi e dai convertendi facendolo in chiave "simbolica", non capirono che tale mistificazione, probabilmente utile ai prodromi, a lungo andare avrebbe accentuato i problemi in maniera esponenziale, indipendentemente dal fatto che il nucleo centrale della loro fede è comunque intessuto sull'atrocità e l'ingiustizia, ora capovolti come weapon salve del cristiano nel più tipico esempio dell'arcaica empatia animistica.

Quindi, il "satanismo" è soltanto l'ennesimo strumento di persistenza del cristianesimo, che lo ha creato e che se ne serve al fine di perpetuarsi come egida del "benessere"; anzi, non è nemmeno necessario fomentarlo, poiché la discriminazione proficuamente attuata dopo Costantino, Teodosio e Giustiniano avrebbe mandato avanti il meccanismo per inerzia.
In tal modo accade che, nutrendosi entrambe della medesima ignoranza, la cura è causa e mozione della malattia stessa, ma senza la seconda essa non ha più alcuna ragione d'essere: la "ribellione" a un ordine fittizio e fallace diventa in tal modo strumento di perpetuazione d'esso stesso, nella più tipica forma mentis di una superstizione cannibale, la quale, come nel caso di Gesù medesimo, provoca le sue vittime, le elimina per interposto agente ed infine le santifica a proprio emblema di esaltazione e persistenza nei secoli dei secoli.
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