Home . Assurdo . L'altra faccia della stessa moneta
Il diavolo è un ottimista: crede di poter peggiorare gli uomini.
.. Karl Kraus.
Non ho mai capito per quale motivo i cristiani ce l'abbiano così tanto col diavolo, anziché farlo santo fra i santi, dato che ha contribuito come nessun'altra cosa alla diffusione della Chiesa.
Risulta estremamente sintomatico d'ossessione e perversione, l'interesse quasi morboso per il Male nella società odierna, sia da parte dei comuni mortali che degli addetti ai lavori, ovvero "studiosi" laici o meno: è un'ossessione parzialmente "giustificabile", dato che il Male personificato ha radici assai antiche, direi feticistico-genetiche tanto quanto il simbolo del Bene.

Il dualismo morale è indispensabile, per l'esistenza di credenze come il cristianesimo: senza il Male, Satana, l'Orco, la Morte, che Gesù è chiamato a sconfiggere "alla fine dei tempi", si perde il significato precipuo della dottrina cristiana, cioè quello della salvezza.
Certo, "scoprire" l'esistenza del demonio non fu cosa facile: molto più facile è crederci per combatterlo. Nelle religioni antiche, il Male poteva anche essere personificato, ma, per ovvi limiti della psiche di massa, non aveva ancora raggiunto quelle forme che saranno proprie al mondo cristiano, che riprese le nozioni dall'ebraismo soltanto come forma; difatti, pur avendo mutuato pressoché tutto in primo luogo da egizi, caldei, cananei e persiani, gli ebrei possedevano una differente nozione di "demoniaco" (Lev. 17.7, 2 Cron. 9.15), intesa secondo i canoni delle loro antiche fonti. Nella teologia biblica, è Yahvéh medesimo che invia calamità: non esisteva neppure un "capo delle schiere infernali", come il Nergal babilonese (cui lo stesso Yahvéh in sostanza somiglia assai), ma già ancora in tradizioni popolari e deutero-bibliche essi variavano di nome (Baalzebub, Azazel etc., mai Satana).

Non c'è da meravigliarsi del fatto che Yahvéh fosse quel che, agli effetti, dalla Bibbia stessa traspare, ossia un nume geloso, ambiguo e sanguinario, dato che il composto El-Shaddai, col quale egli stesso si presenta spesso e volentieri, significa anche "dio-demone" (da una radice affine a serim, una sorta di demoni arcaici simili a fauni cui apparteneva Azazel, che gode di sacrifici "gemellati" con Yahvéh, ad es. nello Yom Kippur), oltreché "dio potente" o "delle alture" (o, meglio ancora, "menzognero", qualità in cui Yahvéh rifulge); in questo senso, potrebbe essere parecchio comprensibile perché mai il dio invii angeli di morte o di menzogna, che si accompagni ad arcaiche divinità cananee della pestilenza e del terrore, o che non sia "chiaro" se sia stato Yahvéh o Satana, ad aver istigato David a censire il popolo.

Nel caso specifico, gli ebrei non intendevano Satana nei termini in cui il cristianesimo lo effigerà: per loro, Satana era un concetto politico, perché incarnava qualsiasi accanito persecutore del "popolo eletto" (un "satana", minuscolo).
L'excursus attraverso il quale questo personaggio venne a formarsi in seno all'ideologia yahvitica, è estremamente complesso e sintomatico di quelle che, agli effetti, sono le trasformazioni delle religioni in base ai tempi e alle contingenze. Dal Genesi fino ai libri "davidici", non riscontriamo alcun accenno a questa figura: lo stesso serpente dell'Eden è stato identificato nel demone Samael soltanto nella letteratura post-talmudica, pregna di riferimenti a nozionistica mediorientale che nella Bibbia sono soltanto accennati (probabilmente perché purgati).
Satana inizia ad apparire in libri intermedii, frutto di reminiscenze pagane, ove assolve al compito di testificatore della volontà di Dio, come accade in Giobbe; in una seconda fase, le nozioni attingenti alla teodicea cananea lo vedono in veste di serpente, avversario di Yahvéh, che riprende i panni di Baal; infine, con Zaccaria (ovvero dopo l'esilio), assumerà delle connotazioni più personificate che mescoleranno Set, Ahriman, Ištar e Tiamat in un pot-pourri estremamente difficoltoso da sciogliere.

Le immagini che la cultura cristiana ci offre sulla personificazione del Male sono principalmente un'adulterazione del paganesimo greco-romano, unificato alle icone dell'escatologia cananea confluita nella salmistica ebraica; sono cosa assai recente, cui neppure Paolo aveva pensato.
Dopo il Concilio di Toledo (V secolo), Pan e il Livyathan furono accorpati in un tutt'uno e consociati alle schiere demoniache che appestavano l'immaginario collettivo dei popoli mesopotamici e indo-iranici, sebbene in queste due culture avessero delle caratteristiche abbastanza diverse, poiché si trattava sempre di modelli etici estraniati da pretese di terrorismo psicologico, quantunque i persiani avessero già iniziato a parlarne nei termini di un'etica conformativa.
Praticamente, i cristiani demonizzarono divinità naturali come Pan ed emblemi della mistica primitiva cananea in concetti sublimati e dotati di attributi numinosi singolari, per poter rispondere a una pressante necessità d'astrazione e meglio assolvere al compito di deterrente "incorporeo", che riprenderà il concetto con quello di "possessione", anch'esso mutuato dai greci, che con i loro daimoneV intendevano degli "spiriti residenti", alla maniera socratica, e soprattutto qualsiasi causa invisibile che provocava un'azione apparentemente priva di movente palese.

Tutta quella cultologia esplicitamente cruenta che non poté essere inserita nel cristianesimo, divenne "satanismo": ma agli effetti si trattava semplicemente delle medesime ideologie e cultualità del cristianesimo, ora sovraccaricate di significati deteriori ed invertiti. Al sacrificio dell'animale, o alla simulazione della crocefissione "istigata da Satana", a loro volta derivate dall'accorpamento di primitivi rituali espiatorii di tipo dionisiaco (sparagmos, saturnicius princeps), corrispondeva l'effettiva uccisione dell'essere umano in onore del "demonio"; all'agnello sacrificato il capro onorato del sacrificio; all'eucaristia il sangue e la carne veri della vittima; al culto dei morti la dissacrazione delle tombe; alla sottomissione incondizionata verso dio, il "titanismo" del "ribelle"; alle apparizioni divine quelle demoniache; e così via.
L'inversione deteriore sarebbe stata già implicita nel fatto che il secondo tipo di culto è inteso come negativo, per il mero fatto che si occupa dell'adorazione del Male.
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