Home . Assurdo . Il libro che avete letto male
Potremmo continuare praticamente senza sosta, nell'enumerazione di tante altre stranezze ed amenità contenute nel "Libro dei Libri", ma non vorremmo annoiarvi oltremisura. Da tutto quanto sopra rassegnato, consegue che il dio ebraico non sfiguri dinnanzi alle medesime deità alle quali è stato spesso contrapposto, ma che possedevano ben più valide credenziali in termini di tradizione e diffusione: quelli di dèi come Baal, Saturno, Marduk, Tammuz, erano culti avulsi dalle pretese di tipo yahvitico che, inevitabilmente, data la necessità di conciliare il terrore con la blandizie, sfociano poi in un vasto spettro d'evidenze risibili e contraddittorie.

Il dio su cui sono incentrati libri del genere è uno smaccato paravento particolaristico: il rigorismo che trasuda da tutta l'opera, proprio alle culture fondate sulla legge del più forte e su componenti patriarcali, si spinge fino alle più gravi contraddizioni ed ha esclusivamente un fine di monito nei confronti degli ingenui, non certo di cronaca realistica. È oltremodo ovvio che tutti questi controsensi siano altresì frutto dei limiti idealizzativi di chi li ha concepiti, anche perché, naturalmente, riflettono le necessità dei loro tempi ed il bisogno di costituire una nazione unificata tramite il terrore e delle rigide imposizioni marziali: un dio che fa "il bene ed il male", come dice Isaia, è il riflesso di una volontà utilitarista, la cui evidenza sottintende la ricerca di motivazioni recondite al fine di giustificarla. Ecco che parlare di "interpretazioni" nei confronti di evidenze scomode, prende il sopravvento su quelle scritture che, obverso casu, debbono essere prese alla lettera, equivocando l'incapacità espressiva primitiva come un "enigma divino". In tal modo, si verifica che non solo l'Onnipotente promulga dei canoni comportamentali, ma lo fa in codice cifrato, forse per timore d'essere compreso; o piuttosto, è l'uomo che se li costruisce, al fine di regolare la sua società tramite il monito del sovrumano.

Dietro la maschera di un tal proteiforme Yahvéh, la Bibbia illustra ed osanna un unico e solo dio: il Potere, da conseguirsi con ogni mezzo, specie violento, per l'esaltazione (nel caso) di popoli diseredati. Brevi flash di terrore, sangue, minaccia, distruzione, sortiscono l'effetto d'imprimersi istantaneamente nella memoria, ed al contempo passare inosservati in mezzo ad un'accozzaglia di tediose prescrizioni, minimizzando le evidenze più preoccupanti e ridicole; in tal modo, diventa poco importante che Yahvéh sia null'altro che il remake seriore locale di una divinità secondaria, innalzata a rango primario da un popolo sconosciuto alla storia di cui, nella sua fantasia esegetica, crede d'essere stato protagonista: e, nonostante la sua intrinseca pochezza, la Bibbia rimane comunque l'ineffabile parola divina. La cosa più grave è che simili esempi, intesi realisticamente, vengono innestati alla base del codice comportamentale umano, in quanto il precetto divino è ognora un esempio che l'uomo segue inconsciamente o meno, per assurdo o corretto che sia, senza curarsi delle conseguenze: soltanto il preconcetto che stiamo leggendo la parola di dio, può sviarci a tal punto da non accorgerci della loro realtà e da ritenerli espressione di una mente divina, buona e giusta, pur a dispetto dell'evidenza contaria.

I cosiddetti scritti sacri conserveranno pure qualche precetto di buonsenso, ed è naturale che sia così: ma a parte il fatto che esso viene imposto col terrore, nel più tipico esempio di qualunque barbarismo, si tratta senza mezzi termini prevalentemente di miti e storia distorta convogliati in una straordinaria fucina d'orrori, una sterminata accozzaglia di balordaggini a catena, che solo la preconcetta riverenza nei confronti dell'opera di dio può mascherare ed anestetizzare, sorvolando sulle assurdità e soffermandosi su scarne estrapolazioni contestuali a carattere edificatorio.

È più placito dire, piuttosto, che siano le fiabe edificanti, quei passi in cui dio si mostra benevolo, a costituire delle obbligatorie isole di compensazione in un oceano d'assurdità, violenza e prevaricazione (sono degli episodi indispensabili: nessuno segue una divinità che predica soltanto punizioni e morte); ma non giustificano nulla, perché un dio dovrebbe essere immune da umana debolezza in qualsiasi proporzione, sia essa "occasionale" o sistematica. E quello offertoci dalla Bibbia non è meno assurdo e parziale di tanti altri.

Conveniamo che questi siano degli interrogativi abusati, espressi su un argomento infantilistico, che per convenzione non può essere definito, quale potrebbe mai essere quello dell'indagine della mente divina, sebbene i teologi abbiano già prontamente provveduto a chiarirlo da secoli con le loro "interpretazioni": per buona pace di certuni, opere palesemente escogitate dall'uomo, pregne di controsensi, imprecisioni, odio, violenza, personaggi storici e mitologici camuffati, ricostruite su fonti estorte a civiltà poi denigrate come la feccia dell'umanità, demeriterebbero persino l'archiviazione nella letteratura psichiatrica, men che mai riverenza incondizionata.
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