Il dio che riscontriamo nel Genesi da Adamo a Noé, nel Libro di Giobbe e certe altre parti intermissive della Bibbia, rivela caratteristiche strettamente stanziali, e si chiama prevalentemente El; che era la divinitŕ suprema dei cananei, un popolo che al tempo in cui gli ebrei si trovavano ancora in uno stadio di profonda primitivitŕ, possedeva giŕ una cultura molto avanzata ed era certamente in contatto con l'area mesopotamica (con la quale condivide lo stesso radicale proto-semitico che designa il termine "dio", ossia "el", "ilu"). Non a caso, appunto dall'alfabeto di Ugarit, centro di culto del sommo dio cananeo al pari di Ebla, deriva quello ebraico e qualsiasi altro del mondo moderno: le prime avvisaglie della lingua ebraica non sono distinguibili dai dialetti di Canaan e da forme arcaiche di aramaico, risultando piů vicine alle lingue dei deserti dell'Arabia nord-occidentale.
Buona parte del Pentateuco riecheggia, invece, la presenza di un dio chiamato Yahvéh, che riflette una cultura ancora barbara ed incerta, di passaggio dal calcolitico all'etŕ del ferro: o, per meglio dire, il ritorno ad uno stadio di barbarie.
In questo senso, si parla a tutt'oggi di due differenti redazioni: quella Elohimica, la prima, e la Yahvětica, alle quali si uně, in tempi assai recenti, una terza variante, la Sacerdotale. La confusione č scusata, ma non certo la discendenza divina; difatti, il passaggio al dio unico s'avverte molto tempo dopo la parentesi akhenatoniana, intorno all'ottavo secolo, al contempo che si registra l'evoluzione dei corrispettivi finitimi di Yahvéh (cioč Quoash ancora a Edom, Moloch a Moab, Dagon in Filistea, Chemosh ad Ammon).
Certo č che, se il modello del dio di tipo elohěmico rispecchia piů prettamente la mitologia cananea e sumera, quello della seconda redazione dimostra notevoli affinitŕ con divinitŕ indeuropee come Indra e Apollo: molto probabilmente, esistevano delle radici in comune fra terminologie semiticizzate ed indeuropee, poi trafilate e miscelate col tramite di qualche civiltŕ commerciale che agě da mediatore, ad esempio quella cicladica e siro-fenicia, dato che nel Ciclo di Baal si cita frequentemente sia Creta che l'egizia Memphis, su cui presiede il dio Khotar-wa-khasis, lo Ptah di Canaan. Dall'altro lato, č notorio che il radicale glottologico yaw fosse noto anche in ambiente indeuropeo, visto che esisteva fin da tremila anni prima di cristo nella Valle dell'Indo, con cui commerciavano i sumeri: questa radice costituisce per l'appunto la base di diversi appositivi di Indra, il perfetto equivalente induista del Yahvéh Sabaoth ebraico.
Diffuso dal Negev a Edom, Yahvéh era di certo la divinitŕ etnica degli 'hapiru, non un dio pantheonico come lo fu El, che nei testi cananei troviamo giŕ menzionato addirittura come padre di Yahvéh; sembra, peraltro, che questo dio sia assimilabile a Baal Zephon, adorato sotto il nome di Seth dagli hyksos, alla cui compagine avevano aderito gli 'hapiru durante l'intermezzo egizio di Avaris.
Se le fonti esterne convalidano una discendenza cananea, la stessa Bibbia ci dice che Yahvéh fosse un dio locale e secondario, sottoposto alle decisioni degli elohěm, ossia il concilio degli dči presieduto da El, chiamato Adat El ("Concilio di Dio"!!!) dai cananei, e che piů tardi verrŕ fatto passare esclusivamente per un plurale majestatis. Ma proprio la Bibbia ci fa capire che Yahvéh fosse un dio sottomesso, secondario, derivato, che aveva ricevuto incarico da El, che č quindi suo superiore e distinto da lui:
"Quando Elyon stabilě le nazioni, divise l'umanitŕ in base al numero di dči [...] e Yahvéh fu dato a Giacobbe" (Deut. 32.8-9).
Fra parentesi, Elyon, ossia El-elyon, ovvero Elianu, "l'Altissimo", era anche il dio dei gebusei, e costituiva null'altro che l'ennesima variante locale del cananeo El; cosa che sicuramente gli estensori sapevano, dato che, nella versione originale ebraica del passo di cui sopra, Yahvéh č sostituito dal piů comodo "Signore"...
Nella Bibbia ritroviamo parecchie di queste solari reminiscenze: quando Abacuc ci parla della "Peste" e della "Febbre" che "incedono dinnanzi al Signore", questi termini sono stati tradotti di larga mano dagli originali Reshef e Deber, nomi di due divinitŕ cananee appunto della pestilenza e della febbre, che accompagnavano il dio Baal nello scontro contro il serpente Yamm e le sue schiere, antesignani di Satana e compagni.
Possiamo definire impropria pure la tesi per cui Yahvéh sia stato esclusivamente circoscritto all'area geografica "stabilmente" occupata dagli ebrei. Testi della Siria, della Persia e del Sinai del I millennio lo menzionano; altari dell'etŕ del ferro a lui dedicati nella variante di Yehouah sono stati scoperti ad Arad e Bersheeba; parecchie iscrizioni lo citano a Teman e Samaria, di cui č dichiarato dio patrono insieme alla consorte (si, il dio aveva una moglie, fuori da Israele...) Ashera, giŕ a suo tempo paredra di El nel pantheon cananeo, e lo stesso dicasi per gli ostraka ed i papiri di Elefantina: templi ebraici a lui dedicati sorsero ad Araq-el-Amir, in Cirenaica, e Leontopoli. Un dio chiamato Yeho fu adorato nel Mediterraneo orientale fino ad epoca ellenistica; Filone da Byblos ed Eusebio da Cesarea lo chiamano Yeo e Ieuw, noto in Siria settentrionale. Dal 1300 a. c. Yahvéh č menzionato come Yehouah in iscrizioni egizie a proposito di popolazioni stanziate a Edom (donde lo fa provenire Abacuc); elementi di nomi personali (inclusi alcuni di sovrani) da documenti di Ebla ed Ugarit lo riallacciano alla radice Yeho come forma di diminutivo per indicare una sorta di fastidioso "piccolo El".
Il Yahvéh biblico č dunque un dio d'origine politeista, noto in un vasto raggio territoriale, e divenuto somma divinitŕ locale ebraica in un periodo storico quasi contemporaneo allo Zeus greco: e, come accade per i suoi corrispettivi extra-giudaici, č sottoposto ai medesimi problemi di credibilitŕ. |