Home . Assurdo . Il libro che avete letto male
Il "credente medio" ritiene che la prima prova dell'esistenza di Dio siano quei testi che ne parlano. In particolare, tutt'oggi uno di questi libri è il più diffuso sul pianeta: quello del "popolo ebraico".
Dal momento che i vangeli verranno esaminati estensivamente a parte, tratterò della Bibbia perché, essendo incentrata sul "popolo di Gesù" e sul suo presunto dio-padre, essa costituisce la "fonte" da cui i vangeli traggono "sicurezza" ed articoli di fede: non per nulla, per motivi che non occorre sottolineare, i cristiani sono sempre i primi a cercare una giustificazione alle molte incongruenze macroscopiche di questo libro, mentre in altre circostanze sono prontissimi a dire che Yahveh non sia il dio mandante di Gesù e che l'ebraismo non abbia nulla a che fare col cristianesimo (come già si diceva sin dal tempo del buon Tertulliano). In fondo, si tratta pur sempre del libro "sacro" dei "deicidi"...

Posponendo momentaneamente la "realtà storica" della Bibbia, parlerò piuttosto del suo lato "logico", di modo da illustrare la scarsissima plausibilità del dio di cui essa parla. Al fine di poter agevolare un'introduzione quantopiù indolore all'argomento, è necessario premettere che l'ebraismo è indiscutibilmente un misto di componenti eterogenee, che, essendo state distillate dalla pretesa d'unicità divina, hanno dato vita ad un modello apparentemente originale: questo dettaglio non va a squalifica dell'ebraicità, dato che nessuna civiltà al mondo può dire d'essere unica, originale e avulsa da contaminazioni con altri popoli, purché si abbia l'onestà d'ammetterlo.
Gli ebrei intesi come nazione a sé stante sono emersi molto tempo dopo il presunto periodo di Abramo: in precedenza facevano parte di un gruppo etnico chiamato 'hapiru, un coacervo eterogeneo di predoni e mercenari citati per la prima volta nel 2000 a. c. nella Lettera di Shulgi, nel Papiro di Brooklyn e di Leida, frequentemente nei documenti di Nuzi, Mari e nelle Lettere di Tell el-Amarna. Prima del 1000 a. c., però, non esiste alcuna menzione diretta agli ebrei.

Senza contare le edizioni "curate" dalla chiesa cattolica, le più antiche redazioni scritte della Bibbia sono anch'esse tarde, poiché risalgono tutt'al più a quasi mezzo millennio dopo il presunto tempo di David, mentre il documento fondamentale ricalca l'opera di Esdra: si tratta, dunque, di una compilazione successiva al tempo di Ciro, il quale accordò per l'appunto la ricostruzione del Templio e la ricompilazione della Torah, compito cui poi Esdra assolse sotto Artaserse II, avvalendosi d'una trentina di fonti (il Libro di Yasher, le Profezie di Ahiza, gli Atti di David, gli Atti di Mosé, i Libri dell'Eden etc.), delle quali poco o nulla sappiamo.
Ad aggravare il tutto, nel Libro dei Re leggiamo che Giosia ricavò la legge di Mosé da un testo ritrovato dal sacerdote Ilcia nella Casa del Signore: prima di quella "riscoperta", il testo biblico "originale" era scomparso per oltre 800 anni dal presunto tempo della morte di Mosé, suo altrettanto simbolico compilatore. Come se non bastasse, sin dopo la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito non esisterà un canone unico della Bibbia, che così com'è più o meno definitivamente nacque agli effetti cento anni dopo Esdra, differenze di versione a parte fra Settanta, Vulgata, ebraica, e via di seguito.

Non solo: tolto che persino la lingua ebraica d'origine pagana (la cosiddetta "quadrata ebraica" attuale fu introdotta appunto da Esdra in quel periodo), pure la struttura e la maggior parte dei temi biblici è di provenienza non certo aborigena.
Per citare solo alcuni esempi, il Genesi ha un parallelo sia strutturale che concettuale nell'Enuma Elish, l'epos di Marduk; il diluvio è già presente nella tavoletta XI del poema di Gilgamesh, che è anche l'antesignano di Sansone; il racconto di Caino e Abele ricalca la vicenda avestica di Manu e Yima, miscelata alla favola egiziana dei due fratelli ed al poema cananeo di Aqat e Daniel; Mosé dato alle acque è preceduto dalla storia akkadiana mitizzata di Sargon I il Grande (del 3400 a. c.!!!); David e Golia riecheggiano la storia egizia di Sinuhe, del II millennio; la creazione di Adamo è preceduta dall'epos sumera della Creazione di Adapa e le sequenze dei patriarchi dalle dinastie divine del Prisma di Weld-Blundell, entrambi risalenti a mille anni prima; buona parte delle leggi del Deuteronomio sono già riscontrate agli effetti nel Codice di Hammurabi, di Hatti, di Ebla e di Mari; parecchi Proverbi riecheggiano i detti del saggio egizio Amenope, ed in particolare il trentesimo si rifà all'epos sumerica di Etana, che è anche il modello secondario del Lucifero di Isaia, poi ripreso pure nel Bellerofonte greco; certuni Salmi sono assai simili dall'Inno ad Aton di Akhenaton ed al Ciclo di Baal; il Cantico dei Cantici riecheggia la Canzone di Tammuz ed Ishtar e la tavoletta X dell'onnipresente epos del re di Uruk; il Libro di Giobbe compendia il poemetto babilonese Ludlul Bel Nimeqi misto alla favola cananea di Keret... I paralleli e le anticipazioni sarebbero tantissimi.

Queste fonti erano ancora circolanti fino ad epoca abbastanza tarda soprattutto nei luoghi nei quali gli "ebrei" si trovarono via via deportati nel corso dei secoli; pertanto, i compilatori della Bibbia non videro di meglio che adattarle alle necessità etniche e ripresentarle come prodotto esclusivo della cultura ebraica. Tutta questa eterogeneità diede però origine ad una babelica confusione di fonti, che si riflette nella medesima struttura ermeneutica del documento e nelle aporie in cui incorsero i suoi redattori, come stiamo per vedere.
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