Home . Mitostoria . Il dio ignoto . Prologo
Nel corso dei secoli, più di uno studioso (laico o meno, "accreditato" o meno) ha nutrito seri dubbi sia sulla struttura fisica che su quella storica e ideologica della vicenda evangelica; il più delle volte, la Comunità dei Giusti si è scagliata con estrema violenza contro di loro, facendoli passare di colpo per studiosi poco credibili o peggio, al punto che parecchi hanno persino perso il loro impiego o hanno dovuto cambiare paese. Per tutta risposta, gli epigoni di Pietro si sono premuniti, costringendo i teologi a giurare al pontefice di non andare mai contro la linea dossologica stabilita in alto loco: un motivo dovrà pur esserci.
Indipendentemente da ricatti e minacce, sussiste comunque una certa soggezione nel fare una critica nei confronti del cristianesimo semplicemente perchè l'argomento stato reso complesso da una convergenza di fonti e ideologie che, nel corso di oltre due millenni, hanno intrecciato un vero e proprio nodo gordiano intorno alla già di per sé assurda vicenda dei vangeli.
In effetti, tra il cristianesimo che avrebbe dovuto scaturire da questi ultimi e le elaborazioni che ne fecero i suoi "ministri" a partire da Paolo di Tarso, la differenza è abissale. È stata innalzata un'abnorme infrastruttura cultuale sulla vita di un personaggio che, stando agli stessi vangeli, mai si sognò di prescrivere alcunché oltre il pater noster; possiamo dire che l'eucaristia, la trinità, la partenogenesi, il battesimo, l'estrema unzione, le varie festività e tanto altro, siano frutto esclusivo delle "interpretazioni ermeneutiche" dei "saggi di Dio".
A siffatte condizioni, non c'è da stupirsi che la gente abbia bevuto queste ed altre favole amene, ad es. quella narrata da Clemente Alessandrino (Stromata 3.7.59), il quale ci scrive che Gesù mangiasse sì del cibo, ma non lo defecava come qualsiasi "vile mortale".

Per certuni, già il solo dubitare è improponibile: la Bibbia e i vangeli sono l'indubitabile parola di Dio, e se sussistono errori e problemi di credibilità, questi sono da imputarsi all'errore di uomini. Errori che, evidentemente, Dio stesso non aveva previsto.
Persone che per tutta la loro vita hanno conformato la loro forma mentis a qualcosa di fossilizzato nella loro personalità, non possono rinunciarvi ed adottare un nuovo corso, qualsiasi siano le prove apportate: pertanto, debbono continuare a crederci ed a tramandare la credenza nei secoli dei secoli.
Costoro non capiscono, però, che essi stessi ripongono fiducia in qualcosa che ha avuto un suo inizio drastico, separando la continuità generazionale del cosiddetto paganesimo e iniziando un "nuovo" corso, con la violenza, l'inganno, la prevaricazione. A tutt'oggi è ancora possibile osservare gli effetti di questa mentalità.

L'8 giugno 2004, diverse testate riportarono la notizia di un "procedimento di valutazione" a carico del teologo Chino Biscontin, altrimenti noto come un eminente esperto. Il procedimento era stato avallato proprio da un informatore privato, il quale, pur elogiando il prelato, era rimasto talmente choccato dalle pagine del suo libro, da invitare la sua diocesi ad indagare sul caso.
"Dal canto suo, don Chino [docente di teologia a Pordenone, dove vive, e a Padova, nonché direttore della rivista Servizio della Parola e dirigente delle biblioteca e del museo della Diocesi], che ha scritto Le ultime ore di Gesù [...] in soli cinque giorni, «di getto — racconta — ma non per questo in maniera superficiale», ha rifiutato di incontrarsi con l'orafo. «Gli avevo dato un appuntamento, pronto al confronto — ha spiegato — ma ancor prima di vederci è andato dal vescovo, ha scritto lettere e mi ha aggredito al telefono. Comunque, io non ho problemi a ripetere quanto per altro ho scritto chiaramente nell'introduzione. Non nego l'incarnazione e ogni giorno ripeto 'Dio da Dio, luce da luce'. Questo, però, non è un libro di teologia, che mira a motivare la fede, bensì un testo di ricostruzione storico-critica degli avvenimenti, scritto in concomitanza con l'uscita del film di Gibson, per spiegare quanto accadde" (da Il Gazzettino Online).

Ma il problema dei vangeli non è solo a carattere di "refuso": dietro essi traspira una realtà estremamente diversa da quella che i credenti sono abituati a sentire o a credere di leggere, e che, qualora costoro leggessero quelle pagine fuori del preconcetto divino, sicuramente risalterebbe in tutta la sua vivida ovvietà.
Dove sono le evidenze fisiche extra-documentarie sull'esistenza di questo "dio incarnato"? Gli esegeti sono soliti appoggiarsi alla repertistica archeologica, quasi fosse prova biunivoca della storicità di Gesù o persino di Dio: più sono i reperti, più certa è la genuinità di un'ideologia, di un personaggio, di una vicenda. Essi pensano che, per aver prodotto questa gran mole di dati, i credenti debbano per forza di cose aver sperimentato fatti reali: nulla di più sbagliato. Questo atteggiamento "ragionieristico" e quantitativo, è tipico di nozioni basilarmente aeriformi, prive di fondamenti reali. Il culto, la letteratura e la repertistica induista non provano certo che Krsna sia stato davvero un dio incarnato, indipendentemente dal fatto che ci venga molto facile definire "mitici" gli dèi delle altre culture.

La cosiddetta "archeologia biblica" è stata usata variamente come strumento di convinzione delle masse, indipendentemente dal livello d'attendibilità degli studi. In realtà, sulla maggior parte dei personaggi e delle vicende della stessa Bibbia pende a tutt'ora una pesantissima spada di Damocle, talché i documenti incrociati (cioè, esterni alla Bibbia stessa) che li convaliderebbero sono veramente esigui: senza contare certe reliquie e tutti quei casi in cui, dopo studi più approfonditi, la certezza del primo ritrovamento s'è tramutata in una delusione (subito nascosta così com'era stata strombazzata in principio), in molte circostanze si rischia d'incorrere in problematiche abbastanza controverse.
Ad esempio, quando si trovarono a Deir Alla i famosi ostraka di "Balaam bar-Peor", tutti gridarono al miracolo, perché questi cocci, sinora unici, dimostravano la storicità del famoso personaggio biblico: in verità, ciò che i propagandisti non puntualizzano è che il personaggio di tale documento fosse originario di un luogo ben diverso da quello che gli si attribuisce nella Bibbia, che si riferiva a degli dèi pagàni e che molto probabilmente fosse una sorta di icona culturale, non certo un personaggio storico persino per quei miscredenti che lo citavano! Anzi, potremmo dire addirittura che questo nom de plume fosse una storpiatura del ben più famoso dio libertino Baal Peor, dato che il "mago" biblico cercò di convincere i moabiti ad istigare i nemici alla fornicazione.
Poniamo che in Mesopotamia si trovasse un'iscrizione che parla anch'essa di "Balaam bar Peor": questo implicherebbe tutt'al più che si sia trattato di un personaggio unico, storico, ma certo che fosse un vero "mago" o che la vicenda della Bibbia (asini parlanti compresi) sia credibile. Stesso dicasi per tanti altri personaggi: senza contare le fonti mitiche, sappiamo che Abramo, Saul, David e tanti altri fossero già menzionati in testi di popoli vicini degli ebrei secoli prima che questi ultimi sorgessero come nazione. Pare ovvio che qualcuno dovette aver copiato da qualcun altro.

In fondo, pur il fatto che qualcosa sia storico, o che quanto precedentemente ignoto sia stato riscoperto, dimostra forse l'esistenza di Dio e relativa progenie? Certamente no; tutt'al più potrà contribuire a rassicurare i creduli allo stesso modo in cui creduli erano coloro i quali approntarono i "reperti", ma non proprio a dimostrare ciò che sarebbe assurdo.
Con tutto ciò non voglio certo dire che Gesù sia essenzialmente un mito, bensì che nella sua creazione concorsero una parte storica ed una mitica, che è di molto prevalente rispetto alla prima.
Parte 1 . Parte 2 . 
Copyight 2008/2009 Biagio Catalano - All rights reserved _ Best viewed on Mozilla Firefox at 1280 x 1024