Se da un lato la rielaborazione di fonti precedenti costituiva un'operazione quasi indispensabile, dall'altro canto gli esegeti non avevano né volevano avere altre fonti da poter comparare eccetto la Bibbia, poiché tutto il passato letterario era stato quasi completamente fagocitato dagli autodafé e dalla scrupolosa incuria in cui i chierici, unici detentori del sapere, tenevano quelle poche sorgenti sconvenienti che si erano salvate dalla furia distruttiva delle guerre di fede.
Sillogismi di basso spessore come quello creazionistico richiesero incondizionata genuflessione verso le Sacre Scritture: ma l'evidenza della loro pochezza porterà i cristiani ad emendare molto di frequente le loro infallibili dottrine sia nella sorgente che nelle interpretazioni, mettendo in bocca all'Onnipotente parole che egli non avrebbe mai profferito.
Fustigando i suoi ignoranti correligionari, nel De Genesi ad litteram Agostino sottolineava proprio l'impasse del procedere secondo un'interpretazione letterale delle scritture:
"Spesso un miscredente sa qualcosa sulla Terra, sul cielo, e le altre parti del mondo, sull'orbita delle stelle ed anche la loro distanza e grandezza; e queste cose le sa con certezza per ragione ed esperienza. Pertanto, è offensivo per costui sentire come un cristiano, asserendo che tutto è contemplato nelle scritture, dica cose assurde a riguardo di queste cose. Dobbiamo fare il possibile per evitare una situazione così imbarazzante, che la gente vede come ignoranza nel cristiano e cosa di cui ridere. Se [i non-credenti] trovano un cristiano che sbaglia in un campo che essi ben conoscono, e lo vedono mantenere le sue stolte opinioni sui nostri libri, come possono credere in essi a riguardo della resurrezione e dell'aldilà quando pensano che le loro pagine sono piene di falsità su cose che hanno appurato alla luce dell'esperienza e della ragione?
Stolti citatori di sacre scritture apportano indicibile sconquasso fra i loro pari molto più coscienziosi, quando sono colti in una delle loro malvage, false opinioni, e sono chiamati a controbattere coloro i quali non sono, invece, legati all'autorità dei nostri scritti. Per cui, al fine di difendere ad oltranza le loro false [ed ovviamente stolte] asserzioni, si appelleranno alle scritture come prova e addirittura ne citeranno dei passi che credono supportino le prime, senza capire che non conoscono né ciò che dicono né ciò su cui tentano di fare le loro attestazioni".
Tramite questa confessione negativa, il dotto numidico attestava che i cristiani ignorassero volontariamente la realtà dei fatti: al contempo, però, egli stesso non si esimeva dal cadere in quelle stesse leggerezze per cui ammoniva i destinatarii dei suoi precetti. Così nel De Civitate:
"Certuni sono traviati da documenti altamente mendaci, nei quali si professa che la storia sia vecchia di millenni anziché i seimila anni che calcoliamo noi dalle scritture. Ce ne sono altri ancora, i quali credono che esistano altri mondi oltre questo".
E predicava, nel Sermone XXXVII: "Ero già vescovo di Ippona quando giunsi in Etiopia insieme ad altri servi di cristo [...] e vidi uomini e donne senza testa e con grandi occhi nel petto; e, nelle regioni meridionali, gente con un solo occhio". Sempre nell'opus maxima, Agostino diceva d'aver preso atto con stupore che
"Il pavone pare favorito dell'Onnipotente, dato che la sua carne non si corrompe e trionfa sulla morte come nemmeno quella di Platone può; a Cartagine ne ho mangiato uno, la cui carne si conservava intatta per un anno intero, salvo il rimanere solo un po' secca [...] In Cappadocia ci sono giumente che vengono ingravidate dal vento, e i cui puledri vivono solo tre anni [...] Le rane nascono dalla terra, non da genitori sessuati [...] Quanto alla favola degli antipodi, ovvero uomini che vivono nella parte opposta della Terra quando il Sole sorge mentre da noi tramonta, come se ci fossero uomini che camminano coi piedi opposti ai nostri, è del tutto priva di senso".
Nel De Doctrina Christiana, il "conciliante" Agostino scopre finalmente le carte, riprendendo i suoi predecessori plagiarii su tutta la linea:
"Non solo non dobbiamo temere ciò che hanno detto i filosofi antichi [soprattutto i platonici], quando i loro detti sono veri e congeniali alla nostra fede, ma dobbiamo appropriarcene, come se costoro fossero i loro ingiusti possessori"!
(1) Tehom è la traduzione ebraicizzata di Tiamat, il demone-drago del "Caos" primordiale della religione babilonese, che gli ebrei conobbero durante la prigionia a Babilonia.
(2) "Gli gnostici non credono che nella sua unica volontà, per suo piacere, Dio creò il tutto dal nulla [...] poiché l'uomo non può creare nulla dal nulla, bensì soltanto da ciò che è materia, dio, che è superiore all'uomo, chiamò ad esistenza la sostanza delle cose da lui fatte, che prima non esistevano".
(3) "Stiamo parlando di dio: c'è meraviglia che non capiate di cosa stiamo parlando? Poiché se lo comprendeste, egli non sarebbe dio. Facciamo pia confessione d'ignoranza, anziché presuntuosa vanteria di conoscenza. Capire dio con la mente è benedizione, ma è impossibile comprenderlo del tutto" (117.3). |